9 Maggio a Cinnisi

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9 maggio, una giornata dedicata alle “vittime del terrorismo”, in omaggio all’assassinio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, nello stesso giorno della morte di Peppino Impastato. L’Associazione Impastato ha scritto, a suo tempo, una lettera al Presidente della Repubblica, invitandolo a rimandare la norma in Parlamento, e di farla integrare con l’aggiunta di “vittime della mafia”, perché anche i delitti mafiosi sono tipici esempi di terrorismo: in tal senso il giorno dell’omicidio di Moro e di Impastato avrebbe trovato una perfetta sintesi di significato, ma sinora nessuna risposta.  Si è cercato di creare connessione tra i due fatti, di inventarsi che Badalamenti era stato chiamato da qualche esponente politico per cercare, attraverso qualche mafioso in carcere, che fosse a contatto con  brigatisti in carcere,  di mediare con i terroristi e che avrebbe deciso di uccidere Peppino ,  perchè sapeva della decisione di uccidere Moro , così che l’omicidio di Peppino sarebbe passato in silenzio, sommerso dall’importanza data al primo.  Queste fantasie, ( in siciliano “minchiate”),  sono state accreditate anche da fonti vicinissime a Peppino, le stesse che hanno detto che la morte del padre di Peppino sarebbe stata decisa ed eseguita dai mafiosi di Cinisi per avere mano libera nell’eliminazione del figlio: e così un semplice incidente automobilistico è diventato un delitto. Si potrebbe continuare di questo passo su tutta una serie di altri “depistaggi” di cui Peppino è stato vittima, e che non sono solo quelli fatti al momento della sua morte, quando è stato spacciato per un terrorista.

In mattinata un gruppo di sindaci, che non erano cento, come annunciato in precedenza, ma una trentina, si è recato al casolare in cui sono state trovate le tracce di sangue e che, dopo decenni di abbandono, dovrebbe diventare un luogo della memoria. Il proprietario, il farmacista Venuti, si è forse montato la testa per questo posto che confina con la ferrovia, è vincolato e non vale niente, ed ha chiesto non si sa quale cifra, al punto che la Regione ha deciso di procedere all’esproprio. Non si sa quanto verrà offerto, così come non si conoscono le intenzioni di utilizzo e di strutturazione:  ci si augura che il posto rimanga così com’è, perché altrimenti perderebbe interamente le sue storiche caratteristiche di luogo in cui è avvenuto il delitto. Dopo di ciò i sindaci si sono recati, seguiti da una grande massa di studenti, presso la casa di don Tano ed hanno scoperto un manifesto in cui c’era scritta una bella poesia di Umberto Santino, intitolata “Neppure un passo”,  in polemica con il titolo del film “I cento passi”, ma, paradossalmente, sul marciapiede è stata posta la prima di cento mattonelle che dovrebbero arrivare alla casa di Peppino, secondo un progetto chiamato “I cento pensieri di Peppino”, quasi che, chi scriverà questi pensieri, li avrà ispirati da Peppino, forse dall’alto dei cieli. E’ qui il problema di fondo che divide molti dei compagni di Peppino da suo fratello: la pretesa di sapere cosa Peppino avrebbe fatto, cosa avrebbe scelto o cosa avrebbe detto, ovvero il sentirsi depositari unici della memoria di Peppino che, così, a seconda delle circostanze, diventa un non violento, uno che rispetta le forze dell’ordine, un ateo sì, ma dotato di religiosità, uno che crede nelle istituzioni, nelle quali cerca di entrare con la scelta elettorale, un esempio di legalità.  Quindi no ai cento passi, si alle cento mattonelle. Sono delle incongruenti  cose che è difficile capire. La poesia di Santino, citata da chi scrive, proprio il giorno prima, nel corso del forum sull’identità di Peppino,  così recita: “I cento passi – che non hai mai percorso – perché non occorreva – neppure un passo – per ritrovare dentro di te – il sangue dei padri – la voce antica – che raccontava – guerre familiari – atrocità palesi – e complicità segrete – che bisognava chiudere gli occhi per non vederle. – Ora vogliono importi – un’icona che non ti appartiene – e consolare il tuo isolamento – con parole che nascondono – distanze incolmabili –tra storie diverse. – L’amore che non hai avuto – ci obbliga a risponderti: – le guerre non sono finite – e il silenzio dei vili –  continua a inquinare il pianeta – ma la tua figura distrutta – si ricompone lungo un binario – che corre per il mondo, – misura del desiderio, – orizzonte del sogno.” Peppino ridotto a un’icona che non gli appartiene. Ecco il punto. Il  progetto è comunque ad ampio respiro ed è stato finanziato con 250.000 (!) euro da Fondazione per il Sud, assieme al Museo della ndrangheta di Reggio Calabria, e prevede la creazione di “pietre dell’inciampo” (!)  con idee, frasi, immagini forniti dagli studenti , con “totem multimediali” (!) , vicini alle parrocchie (!)  che conterranno  informazioni sulle iniziative socio-culturali dei luoghi e un “portale online” (!)  che dovrebbe costituire un sito per ispirare, promuovere e realizzare la lotta alle mafie.  I sindaci se ne sono poi andati, perché al corteo del pomeriggio ne sono stati visti pochissimi.  Intanto sull’altro fronte, cioè su quello del Forum Antimafia, nella stessa casa del boss, che il Forum ha battezzato, unilateralmente ”Casa 9 maggio”, si è parlava dei problemi dei No-Tav in Val di Susa, dai cui paesi  è intervenuta una folta delegazione, e di una serie di drammatiche realtà in lotta per la perdita o  per la difesa del posto di lavoro. Anche qua, si sono contemporaneamente intraviste due concezioni diverse di concepire la lotta alla mafia come problema sociale di scontro col potere o come momento istituzionale e commemorativo.

Nel pomeriggio, dalla sede di Radio Aut, a Terrasini,  è partito il  corteo, con un numero di partecipanti che ogni anno ormai si può dire costante, circa quattomila, provenienti da tutta Italia, ma, nonostante le strombazzate dichiarazioni di apertura al territorio, i cinisari, come al solito, erano pochissimi: è giusto, comunque,  rilevare che ce n’erano tanti alla veglia di preghiera con don Ciotti. Corteo festoso in qualche parte, incazzato in qualche altra, con una serie di striscioni di realtà in lotta e con lo slogan ossessivamente  ripetuto: “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai”. Durante il corteo si è  presentato Leoluca Orlando, al quale è stato fatto qualche fischio: qualcuno ha gridato “Fuori i democristiani dal corteo,”  dimenticandoi che Orlando non è più democristiano da più di vent’anni e che la sua candidatura ha spaccato e demolito i partiti di potere in Sicilia. Molti fischi invece a Ferrandelli, giovane rampante che contenderà ad Orlando la poltrona di sindaco al ballottaggio e che, di Orlando è stato un pupillo. E tuttavia su qualche giornale locale , credo il Corriere di Lecce, abbiamo letto che Orlando sarebbe stato fischiato e Ferrandelli accolto con applausi. Misteri dell’informazione. Il corteo si è concluso con un intervento, dal balcone della casa “Nove Maggio” , di Felicetta Vitale, moglie di Giovanni Impastato e presidentessa di Casa Memoria” e con  la lettura di un documento finale sui lavori del Forum fatta da Salvo Vitale. Il sindaco ha chiuso tutto con un frettoloso saluto. Questa volta nessuna polemica. I due gruppi che hanno dato vita alle iniziative per il nove maggio nel nome di Peppino e che hanno portato avanti due diversi programmi, senza incontrarsi e senza scontrarsi, hanno trovato un momento di sintesi che, si spera, potrebbe preludere a qualche altro lavoro comune. Un momento di ricordo e un lungo applauso è stato fatto a Guido Orlando, un compagno di Peppino, recentemente scomparso. In serata, mentre i ragazzi del Forum consumavano un pezzo di sfincione preparato nella casa “Nove maggio”, con un’iniziativa chiamata “Addio Pizza”, i Modena City Ramblers, che non erano tutti e sette, ma solo tre, hanno chiuso, con un concerto in piazza  le manifestazioni annuali.

(Salvo Vitale)

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