A 16 anni, in fondo al mare

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Era un migrante. Di lui non sappiamo nulla, neanche il nome. La sua morte è passata quasi inosservata, oscurata dall’indifferenza e da qualche altra morte “eccellente” che ha catturato i titoli e le aperture dei giornali. Il cadavere, ancora non identificato, è stato trovato ieri mattina in mare tra gli scogli antistanti la spiaggia di Capo Bruzzano, nel territorio di Africo, in Calabria. Il ragazzino che secondo gli inquirenti aveva 16 anni, è stato trovato alle 10:55 adagiato sul fondale, a 15 metri dalla riva. Faceva parte di un gruppo di circa 54 immigrati sbarcati nella zona.

Secondo Fortress Europe, l’osservatorio sulle vittime della fossa comune quale è il Mar Mediterraneo, dal 1988 almeno 17.856 giovani sono morti tentando di raggiungere l’Europa. Dall’inizio del 2011 ben 2.049 persone hanno perso la vita nelle acque del nostro mare, diventate 2.050 con la morte di questo ragazzino innocente.

Per l’agenzia ANSA è  morto semplicemente un  “clandestino”. La solita etichetta che viene sventolata ai più deboli che non hanno la capacità di rispondere e di affermare la propria dignità. L’agenzia italiana, come molte altre, hanno il vizio di andare oltre. Senza neanche conoscere la sua storia personale si è permessa di classificare una persona debole, come è un minorenne. Principalmente, si è dimenticata che il suo dovere è difendere i più deboli come ricorda la Carta di Roma. Errori grossolani e penne troppo superficiali possono suscitare allarmismi, distorsioni della verità e distogliere lo sguardo dall’umanità e dall’importanza di una persona in carne ed ossa, qualunque essa sia. Era un minorenne, quasi un bambino. Faceva parte di quella categoria troppo delicata per difendersi da solo e, prima di scrivere su di loro bisogna pensarci mille volte.

Per non creare falsa informazione e distinguere in modo chiaro il richiedente asilo, rifugiato, richiedente protezione umanitaria, vittima di tratta, migrante regolare e irregolare, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nel 2008, invitava a osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni e in particolare ad adottare termini giuridicamente appropriati. La Carta si fonda sul riferimento al criterio enunciato nell’Articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine: il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati. Essa cerca di sollecitare i giornalisti ad “adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri” e per evitare “la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”.

Poco prima del ritrovamento del giovane sedicenne, a Milano, un clochard di 43 anni è stato trovato morto davanti all’ingresso della Provincia. L’uomo, un immigrato indiano ufficialmente residente a Bologna ma di fatto senza una dimora fissa, è andato via senza lasciare il suo testamento e senza disturbare.

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