A Messina un laboratorio per i beni comuni

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Il laboratorio nasce per dare delle risposte o meglio per attuare un’azione politica che l’amministrazione Accorinti aveva già inserito come punto qualificante della campagna elettorale. E cioè la partecipazione democratica dei cittadini nelle scelte di governo dell’Ente locale; la trasparenza della gestione dell’amministrazione urbana; il recepimento delle istanze sociali di riutilizzo del patrimonio materiale e immateriale del comune di Messina; la regolamentazione delle istituzioni partecipative e degli usi civici dello Statuto Comunale di Messina. In altri termini, anche i semplici  cittadini e gli abitanti della Città potranno concorrere alle decisioni che la Giunta Comunale dovrà prendere in materia di Beni Comuni.

Dall’isola pedonale, già istituita, alle piste ciclabili di futura realizzazione; dall’orto sociale da realizzare su un terreno di Mili Marina sequestrato alla mafia, e per il quale in sinergia con la 1° Circoscrizione, l’Amministrazione ha già trasmesso la richiesta d’interesse all’ANBSC ( Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata); dalla programmazione e realizzazione dell’abbellimento tramite il Dipartimento dell’Arredo Urbano della Via dei Mille sino alla progettazione e riqualificazione dell’immobile degli ex Mercati Generali per farne un centro di ricovero per i senza tetto. Dopo ciò bisogna riconoscere che rispetto alle precedenti amministrazioni, al netto dei rilievi e appunti che possono essere anche giustamente mossi all’Amministrazione Comunale, un nuovo modo di amministrare la Città, anzi il normale modo d’amministrare una Città, lo stiamo incominciando a vedere. Niente di speciale o particolare rispetto alle altre Città e l’amministrazione d’ordinaria carenza con la quale si svolge la raccolta dei rifiuti, le buche del manto stradale o il passaggio dei TIR in città, sono ancora ben presenti nella nostra mente tanto da farci dire che la strada per il cambiamento è ancora molto lunga. Ciò non toglie che quel poco di cui stiamo discutendo risalta come un piccolo sasso nero su uno sfondo di neve bianca se pensiamo ai decenni d’immobilismo politico, culturale, civile, e amministrativo che hanno caratterizzato le precedenti amministrazioni.

Sullo stesso solco si muove il Laboratorio e la Delibera di Giunta n° 47 del 30.01.2014 che lo istituisce, già dal titolo, Laboratorio Messina per i beni comuni e le istituzioni partecipate, ci si propone di accendere i riflettori e tentare di suggerire la giusta strada per risolvere temi e vicende che hanno interessato l’intera città. Dalla storia che ha visto occupare l’ex Teatro in Fiera e la Casa del Portuale da ragazzi poco più che ventenni a quella dell’”occupazione” della ex scuola di Catarratti o di quella dell’ex scuola di Paradiso da parte di famiglie disagiate che, oggetto di sfratto esecutivo. hanno avuto bisogno di trovare un ricovero.

Già a settembre del 2013 la Giunta Accorinti aveva deciso d’intraprendere la strada del Laboratorio, ma la fretta d’agire non aveva fatto considerare che per raggiungere l’ambito obiettivo d’ampliare la partecipazione popolare nelle scelte che l’amministrazione cittadina deve fare sui beni collettivi e comuni, si sarebbero dovute modificare le norme dello Statuto Comunale, coinvolgere il Consiglio Comunale, interessare più Assessorati e soprattutto modificare la pressi e le disposizioni sugli Usi Civici.

Su questa strada la delibera n° 47, cosa più unica che rara, ha addirittura tre proponenti. Il Sindaco Renato Accorinti, l’Assessore al Patrimonio Guido Signorino e l’Assessore ai beni Comuni Daniele Ialacqua. Il parere in linea tecnica è ovviamente quello del Segretario Generale Le Donne, anche se ci si aspettava che firmasse l’atto amministrativo non nella sua qualità di Segretario ma in quella di Direttore Generale. L’obiezione non è peregrina se si considera che l’approvazione e il parere in linea tecnica deve essere dato da un Dirigente dell’Amministrazione Comunale e non dal suo Segretario, ma essendo le due figure coincidenti nello stesso soggetto, poco male. Ovviamente è espressamente previsto che nessun onere economico o spesa può essere richiesta alle casse comunali.

Se queste sono le motivazioni e le ispirazioni politiche che hanno spinto l’amministrazione Accorinti, il laboratorio rappresenta il mezzo con il quale attuarle. Previsto come organo consultivo, esso si compone di tre parti a loro volta distinte e separate il tavolo tecnico, il forum e l nucleo di coordinamento.

Il tavolo tecnico i cui componenti sono nominati dal sindaco, è composto da tecnici e professionisti in ambito giuridico, economico, filosofico e politologico a cui è demandato il compito di recepire e tradurre le istanze provenienti dal contesto sociale.

Il forum aperto alla partecipazione degli abitanti della Città che ne facciano richiesta è da intendersi come organo propositivo, consultivo e di espressione delle istanze della città, ma non basta perché è anche organo di indirizzo generale e di verifica delle iniziative partecipative; ed ancora organo di regolamentazione del patrimonio comunale. In questo contesto il cittadino abitante di Messina sia  come singolo sia in forma associato o organizzata è chiamato a manifestare direttamente la sua idea per la città. È infine previsto un nucleo di coordinamento coordinato dall’assessore con delega all’autogestione dei beni comuni, Daniele Ialacqua.

Dopo le motivazioni politiche, la delibera affronta gli obiettivi del laboratorio che sono: A) La definizione di specifiche proposte rivolte alla Giunta e al Consiglio comunale nel rispetto dello Statuto Comunale ed al fine di determinare e attuare politiche di indirizzo a livello locale attraverso la c.d.  Democrazia Partecipativa. B ) La mappatura e pubblicizzazione di tutto il patrimonio immobiliare agricolo ecc… del Comune di Messina compresi i diritti d’uso civico e in raccordo con i suggerimenti espressi dalla Commissione Consiliare competente per il patrimonio del Comune. C) La proposta di una ridefinizione e regolamentazione degli usi civici del Comune di Messina con particolare riguardo al cosiddetto patrimonio comunale in disuso con il fine, ovvio, di restituire alla città parti del proprio patrimonio abbandonate o attualmente in cattivo stato di conservazione. D) la definizione di una proposta d’adottarsi dalla Giunta Comunale ed inerente ipotesi progettuali e di parti del patrimonio immobiliare di enti e privati (ed enti ecclesiali, enti demaniali, etc) da riutilizzarsi e riprogettarsi a titolo non oneroso e a tempo determinato.

È ovvio che tutto il lavoro e il frutto di questo esperimento politico del laboratorio dovrà poi ricollegarsi e ricondurre nell’alveo della macchina organizzativa del Comune ed è per questo che si prevede che le proposte, le istanze e i suggerimenti, debbano poi essere restituiti alle strutture amministrative centrali o decentrate a secondo delle competenze, ed al fine di consentirne sia l’effettiva realizzazione e sia l’inserimento in un’agenda locale di operatività amministrativa.

L’intento è quello di attivare nuove istituzioni partecipative, predisporre una tutela partecipata e condivisa dei beni comuni ( e quindi non più soggetti passivi di decisioni calate dall’alto ) intesi come beni materiali e immateriali della collettività e della società che sono posti a garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini e degli abitanti della città di Messina. (Si pensi al diritto alla casa o alla esigenza di spazi aggregativi sociali e culturali) 

In definitiva sperimentare nuove forme istituzionali di partecipazione popolare che siano il frutto espresso della comunità territoriale. Si tratta quindi di un cantiere “istituzionale” in cui possono trovare spazio nuovi processi lavorativi di base, proposte dal basso e forme di sintesi per la promozione, la gestione e la valorizzazione dei beni comuni direttamente connessi all’esplicazione dei diritti degli individui in quanto tali ed in quanto cittadini e cittadine.

La visione che nasce dalla delibera più che utopistica, come si potrebbe pensare a una prima lettura, si fonda su una prospettiva culturale diversa. Non più Giunta e Consiglio Comunali opposti ma cooperanti per un bene comune più alto come è quello della Città, non più Accorintiani e non Accorintiani, non più destra o sinistra, ma tutti uniti in un ideale percorso democratico condiviso che pone al centro i Beni Patrimoniali del Comune di Messina. Non si tratta di dividere il pane con il “nemico” o d’inneggiare ad una fantomatica età Peace & Love, ma molto più prosaicamente e semplicemente trovare delle regole comuni di convivenza che ci consentano di vivere meglio la nostra città, con l’obiettivo di superare il concetto di individuo ed approdare a quello di “individuo sociale”, non da solo ma in mezzo agli altri. Nell’ottica che quello che fa bene ad un altro non è detto che debba necessariamente fare male a te.

Ecco che principi irrinunciabili, in questa prospettiva, sono la trasparenza dell’attività amministrativa e la partecipazione dei cittadini all’attività amministrativa e al processo decisionale alla base dei provvedimenti amministrativi. Detto ciò, non vorrei che si pensasse che la delibera non ha fondamenti giuridici o meglio che le belle parole e i buoni propositi oggetto della delibera non abbiano dei riferimenti legali che ne legittimano nel merito il fondamento. A tal fine si riportano, sia pure per brevità, alcuni principi costituzionali e norme dello Statuto Comunale a cui la delibera si ispira e che fanno parte degli allegati al provvedimento amministrativo.

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme nei limiti della costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorre al progresso materiale e spirituale della società. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Già dalla lettura di questi semplici principi costituzionali ne deriva che “la partecipazione della cittadinanza attiva, ossia dei messinesi, si configura come un diritto da tutelare e al tempo stesso una forma di dovere civico per tutti cittadini e delle cittadine sia come individui che nelle formazioni sociali dove si svolge la loro personalità”.

Se quindi i principi costituzionali sono alla base del laboratorio, anche le norme costituzionali inerenti la proprietà privata e i limiti ad essa imposti, discendono dalla Costituzione e dalla tutela di un bene maggiore che è quello collettivo. In questo senso, già abbiamo nell’articolo 43 la tutela dell’utilità generale rispetto quella particolare e si prevede la possibilità di espropriazioni a favore dello Stato, di enti pubblici, di comunità di lavoratori e di utenti o l’articolo 44… al fine di stabilire più equi rapporti sociali la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata.

Da tutto questo discende che la gestione partecipata del patrimonio pubblico del Comune risulta tutelato come un diritto fondamentale della cittadinanza, mentre agli organi di rappresentanza democratica, Giunta e Consiglio, è affidata la cura del territorio comunale anche con riferimento alla pubblica utilità che possano avere i beni e i patrimoni degli altri enti pubblici o privati che insistono su tale territorio (si pensi alla casa del portuale commissariata, di proprietà regionale ed abbandonata da anni… e la stessa cosa può essere detta per l’ex teatro in fiera o per gli immobili che hanno perso la loro destinazione d’uso di scuole comunali).

Detto ciò è verificata l’esistenza di un importante e consistente corpo normativo alla base della delibera istitutiva del laboratorio dei beni comuni, passaggio ulteriore e necessario è quello di aggiornare lo Statuto Comunale al fine di esplicitare prassi e procedure già presenti ma che non sono state mai applicate. Prevedere forme di partecipazione dei cittadini che non si fermino alla semplice petizione popolare, coinvolgere il Consiglio Comunale e le Circoscrizioni Territoriali in un percorso di collaborazione fattiva per l’utilizzo proficuo del territorio comunale, dei suoi beni materiali e immateriali, in un’ottica d’utilità generale che superi i personalismi, i particolarismi, e tutti gli “ismi” che in questi anni hanno soffocato il noi a favore dell’io.

Pietro Giunta

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