A processo per il disastro di Giampilieri

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Rinviati a giudizio. Si terrà un processo che – forse – darà giustizia alle persone che si sono viste strappare come carne viva dal proprio corpo i loro cari. Una colata di fango e detriti ha portato via 37 persone a Giampilieri nel 2009. I familiari adesso aspettano un giudizio che nulla potrà dare loro in termini di conforto. 

Ma lo aspettano comunque con ansia. Intanto si aggrappano a ricordi, piccole cose, oggetti. Come una macchina rimasta sommersa nel fango ma che il proprietario ha voluto portare con sé fino a Pordenone, dove vive. In quel giorno, quando arrivò a Giampilieri per cercare i suoi familiari e la sua casa, intimò a chi guidava una ruspa per liberare le strade – ormai irriconoscibili – di non toccare la sua auto. Quella Panda era tutto quello che gli era rimasto a Giampilieri. 

Giovanni Arnone, dirigente dell’assessorato Territorio e ambiente della Regione, l’unico degli imputati di questo processo in aula per ascoltare il dispositivo del giudice, si aggira nei pressi dei familiari delle vittime di Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga e Molino: il passo flemme, lo sguardo spaesato, osserva i soffitti del Tribunale di Messina con l’aria del visitatore e ascolta i discorsi che si fanno. 

Le parole sono cariche di rabbia e rassegnazione. Entra un cancelliere e tutti i parenti si alzano in piedi, si protendono verso il tavolo del giudice per non perdersi neanche una parola. E’ come fuoco che viene a contatto con il ghiaccio, provocando sbuffi di fumo: il giudice dell’udienza preliminare, Salvatore Mastroeni, parla di «elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio» e rinvia a giudizio 15 persone per disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

Legge Mastroeni in aula: «Vengono contestate condotte che hanno cagionato il disastro ambientale», composte di «omissioni, ritardi, errori e interpretazioni riduttive del pericolo» che invece era «concreto, vista la precedente frana del 2007» che per miracolo non aveva provocato vittime. 

I destinatari del provvedimento di rinvio a giudizio sono l’ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, il sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio, l’ex dirigente della Protezione civile regionale Salvatore Cocina, Gaspare Sinatra (ex commissario straordinario del Comune di Messina), l’autore di uno studio geologico sulle zone Antonino Savoca; Alberto Pistorio, Giuseppe Rago e Francesco Grasso, redattori del piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico; Giovanni Arnone e Tiziana Flora Lucchesi, dirigenti della Regione siciliana; i progettisti Francesco Triolo, Salvatore Di Blasi, Giovanni Garufi; Salvatore Cotone, geologo; Giovanni Randazzo, autore della nota geologica a supporto dei lavori di ripristino della funzionalità idraulica dei torrenti Racinazzi, Divieto e Saponara. 

Il gup ha anche chiesto che la Procura di Messina compia nuove indagini per accertare ulteriori responsabilità, ad esempio sui fondi destinati fra il 2007 e il 2009 per la messa in sicurezza dell’area: 1,2 milioni di euro per il costone di Giampilieri e 603mila euro stanziati nel 2004 dal Ministero dell’ambiente per creare una via di fuga a Scaletta. Perché che la situazione era grave se n’erano accorti tutti, anche nelle istituzioni e nella protezione civile. 

 

In seguito l’audio della lettura delle motivazioni del GIP: http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/eventi-brevi/podcast.html

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