Acqua e Amam, la storia raccontata da Luigi Beninati

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Il responsabile politiche economiche e finanziarie di LabDem di Messina, Luigi Beninati, non ci sta a passare per colui a cui, nella qualità di Assessore della Giunta Provvedenti e rappresentante della vecchiapolitica, può essere imputato l’attuale disastro economico del Comune di Messina, delle partecipate e in particolar modo dell’AMAM.   

E dopo un’apparente mano tesa al dialogo costruttivo. “Siamo rammaricati per la piega che si è inteso dare alla critica della direzione del Lab Dem Messina in relazione alle prime notizie apprese sul Conto Consuntivo 2014 del Comune di Messina. Non era intenzione nostra aprire una gara a chi è o era più bravo nel gestire la città.

Ci interessa invece indicare quella che secondo noi è la strada maestra più utile e conveniente per fare uscire Messina e il Comune dallo stato di grave crisi economica in cui versano. Situazione di crisi che pare debba invece affliggere i messinesi chissà per quanto tempo ancora, in considerazione delle azioni politico-amministrative intraprese dall’esecutivo Accorinti e che giudichiamo sbagliate.”

L’affondo. “Chiarita la questione di fondo non possiamo non chiedere al vicesindaco di Messina Guido Signorino di controllare meglio gli atti relativi alla costituzione dell’AMAM o di farsi relazionare compiutamente la questione dell’eredità di una parte dei residui, che risale ai primi anni ‘90.

Solo per dovere di chiarezza e per amore di verità è bene ricordare che fu la Giunta Providenti a iniziare a sollecitare i pagamenti delle utenze idriche. Nel 1994 a Messina quasi nessuno pagava l’acqua. Decidemmo quindi di creare l’azienda AMAM e di trasferire le attività e i crediti ancora vantati dal Comune alla nuova società, che già da anni avrebbe dovuto riscuotere anche quanto dovuto allo stesso Ente.

Per iniziare a operare, la società però doveva essere patrimonializzata e pertanto si decise di trasferire oltre al personale comunale, anche una somma di una certa rilevanza (20/25miliardi di lire) per consentire l’avvio delle attività, il pagamento degli stipendi e la strutturazione dell’Azienda partecipata.

Ma poiché la stessa doveva non soltanto curare l’erogazione dell’acqua, il pagamento delle forniture, l’interventistica e la schedatura di tutti gli utenti, ma anche il recupero delle innumerevoli morosità, pregresse ritenemmo che quella somma potesse essere successivamente restituita al Comune, almeno in parte.

In attesa dell’assestamento dell’AMAM, che così non ricorse all’indebitamento bancario, e di un successivo confronto su quanto si sarebbe potuto effettivamente riscuotere per gli anni precedenti, non trasferimmo la somma concessa a titolo definitivo ma mantenemmo aperto un credito (un residuo attivo) nei confronti della nascente AMAM.

La Stoccata alle altre amministrazioni politiche. “Successivamente, le amministrazioni che da lì a poco ci subentrarono decisero di soprassedere, lasciando all’AMAM la possibilità di continuare a fare investimenti anziché iniziare a ripianare quanto avuto dal Comune in fase di avvio.

Si realizzò la palazzina AMAM a Giostra, si investì in nuovi mezzi e strumenti ed è per questo che la partita non è mai stata chiusa. I vari presidenti succedutisi negli anni hanno sostanzialmente considerato la somma originaria come “fondo di dotazione”.

Posso quindi affermare in tutta coscienza che anche in quel caso operammo secondo logica e senza drogare alcun che. Ovviamente, non posso rispondere sui motivi che indussero le amministrazioni successive a non operare le necessarie rettifiche contabili.

E la punzecchiatura finale con l’invito a risolvere il problema. “Rinvio pertanto al vicesindaco Signorino la questione, con la speranza che almeno questa volta si chiuda il sospeso contabile. Infine, mi preme sottolineare che gli avanzi dell’epoca erano tutti realizzati senza ricorrere alle anticipazioni di cassa e che i Bilanci esitati tra il 1994 e il 1998 erano tutti sottoposti al visto di legittimità dei CORECO regionali, poi inopinatamente soppressi. “

PG

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