Aggressione ad Angela Caponnetto. Parla il marito

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“I giornalisti non possono mettere piede a Isola Capo Rizzuto. E’ una cosa assurda che io non possa mettere piede su un territorio italiano. L’Italia è casa mia”.

Con queste parole Angela Caponnetto, giornalista di Rai News, commenta l’aggressione subita giorno  16 maggio a Isola Capo Rizzuto, Crotone. Minacce di morte, intimidazioni e inseguimenti in automobile. Questo ciò che hanno subito la giornalista e la propria troupe impegnati nella realizzazione di un servizio sulle infiltrazioni mafiose al CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) del comune crotonese. Una riprova di come l’informazione possa spaventare quanto l’azione delle forze dell’ordine, ma anche l’ennesima dimostrazione di quanto possa essere pericoloso voler raccontare la verità. Quella autentica, quella con la V maiuscola. Come maiuscola è la D di questa Donna che, per quella verità, è disposta a mettere in pericolo la propria stessa vita.

Un detto dice: ‘dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna’. In questo caso, è opportuno modificare leggermente il testo, e spostare l’attenzione su chi vive indirettamente ciò che per molti è solo un contorno. Angela è una donna. Angela è una moglie. E cosa prova un marito mentre la propria moglie è in missione per conto della verità? Quali le paure, le preoccupazioni di un uomo che poco conosce di quel mondo che tanto affascina e tanto spaventa?

Noi de ilcarrettinodelleidee lo abbiamo chiesto proprio a lui. A questo marito, architetto e designer, che conosce la realtà crotonese per un passato vissuto tra quei vicoli in cui “si sapeva che non si poteva entrare”, come lui stesso ricorda. “Non credo esista una zona più estranea al controllo dello Stato. Io mi ricordo che la polizia e i carabinieri nemmeno entravano.  Sono delle situazioni che le nostre istituzioni accettano tacitamente e che fanno comodo a queste cosche di illegalità”.

“Quando Angela mi disse che voleva andare nella zona di Capo Rizzuto per me è stato come se mi dicesse che andava ad esplorare il cratere dell’Etna”.

“In quei giorni non capivo bene cosa accadesse, ricevevo notizie solo telefonicamente, ma ero preoccupato dal fatto che volesse entrare nella zona con le telecamere”.

La voce trema un po’, testimone di un’angoscia ancora viva. Uno spavento non completamente appassito. Una paura che accompagna un uomo ogni qual volta la propria donna, la propria compagna di vita, esce di casa con lo scopo di raccontare ciò che DEVE essere conosciuto.

E in questi casi la paura si accompagna all’orgoglio: “Io sono molto orgoglioso di Angela – continua  – Mi coinvolge, mi ha portato a Lampedusa, mi ha fatto assistere a uno sbarco. Mi ha sempre detto: ‘se non li vedi quando arrivano, se non gli porti un bicchiere d’acqua, non puoi capire’. Lei stessa cambiò radicalmente quando si imbarcò la prima volta e assistette a un intervento di soccorso. Tornò a casa molto turbata. Cambiata. E non ha più potuto abbandonare”. La stessa voce che poco prima tradiva una paura ancora presente, si carica di un’energia testimone di un orgoglio che si mescola alla fierezza.

Chiediamo a chi ormai per noi è ‘marito’, cosa si sentirebbe di dire apertamente a una moglie che ogni giorno porta su di sé il peso, tanto faticoso quanto amato, della verità. La risposta non si fa attendere:

“Grazie Angela. Per la tua generosità e per la tua bontà”.

GS Trischitta 

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