Al via l’anno Giudiaziario del Tribunale Eclesiastico Interdiocesano Siculo

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card.-Francesco-Montenegro
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E’ stato inaugurato, l’otto gennaio 2018, l’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Siculo, il cui Vicario Giudiziale è Mons. Antonino Legname. Nella prestigiosa aula magna della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, a Palermo, nella splendida cornice di Corso Vittorio Emanuele, è stato accolto Mons. Corrado Lorefice, Moderatore del TEIS, che ha dato il via ai lavori. Mons. Legname ha svolto poi una relazione sull’attività del TEIS concernente l’anno 2018, segnalando che sono state introdotte 206 cause, delle quali quarantatré a Messina, Diocesi che viene dopo Palermo per numero di libelli avviati.

E’ stato fatto presente come, in una società “liquida”, i giovani che si promettono sull’altare “amore eterno”, sanno invece di potersi separare e divorziare con grande facilità, tanto che il capo di esclusione dell’indissolubilità è molto diffuso. Più triste ancora appare l’esclusione e il rinvio indeterminato della procreazione, in una generazione educata più ai diritti che ai doveri, e che spesso manifesta difficoltà anche a gioire dell’amore di un bimbo. L’immaturità diffusa, che si manifesta con difetto di discrezione di giudizio o con un’incapacità ad assolvere gli oneri coniugali, è spesso supportata dai genitori degli sposi, gravati da oneri non adatti alla loro età avanzata e porta alla rottura di rapporti che non possono definirsi matrimoniali.

A Messina, il Vicario Giudiziale, Mons. Antonio Sofia, si adopera da anni per la cura di molte anime di fedeli, accostatisi al Sacramento matrimoniale in modo improprio, senza il debito discernimento. Da poco, è in funzione una Commissione di tre giudici, esperti in materia, che ascolta le persone con difficoltà a rapportarsi alla Comunità cristiana per avere alle spalle un matrimonio fallito. Anche per quanto riguarda le spese, da sostenere per una causa matrimoniale, spesso si diffondono voci non veritiere: gli avvocati e le parti, firmano un “contrattino” predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana, che prevede cifre precise e non certo esose, ma di semplice rispetto per il lavoro svolto. Alcuni fedeli, a determinate condizioni, possono accedere al Patrocinio gratuito o semigratuito, con riduzione delle spese (nel 2018 in trentanove ne hanno beneficiato) mentre undici sono state le cause introdotte con Patrono stabile. La durata delle cause ormai è molto ridotta e alcune di queste possono essere trattate con la formula del Processo breve, ma a determinate, precise condizioni.

Sostanzialmente, la Chiesa dovrebbe predisporre innanzitutto una maggiore formazione nei corsi dei fidanzati, invogliando alla celebrazione del matrimonio cattolico solo le persone che abbiano ben chiaro quali sono i doveri, importanti e permanenti, che vanno ad assumere. Le famiglie dovrebbero impartire un’educazione ai giovani più centrata sugli impegni e che consideri i doveri come interfaccia dei diritti. La scuola dovrebbe crescere e educare gli alunni a uno studio approfondito dei valori umani.

I casi sottoposti al vaglio del Tribunale sono i più vari e strani: dall’uomo che dormiva con tre cani, scoperto dalla donna dopo le nozze, dal patrimonio sperperato in crociera e durante la luna di miele, dalla classica suocera con le chiavi di casa del figlio mammone, dal caso di donne che si sposano con gravidanza in corso di uomo che non è il futuro marito e tanto altro!

Sarebbe quindi preferibile una indagine prematrimoniale più approfondita, altrimenti la stessa Chiesa dovrebbe accettare il dire di Groucho Marx: “Il matrimonio è un Istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere tutta la vita in Istituto?”

Avvocato Paola Dora Magaudda

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