Alberto degli Abati, il Santo che aiutò Messina

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dipinto di Sant'Alberto del Barbalonga Museo Regionale
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Nel 2007 è passato inosservato a Messina un importante anniversario di un Santo che ha legato indissolubilmente il suo nome alla Città. Proprio il 7 Agosto ricorreva il 700° anniversario della morte di S. Alberto degli Abati, uno dei più importanti Patroni di Messina. Alberto fu un grande Santo Carmelitano che ha vissuto gran parte della sua vita nella nostra Città ed è collegato al famoso miracolo del Vascelluzzo. Nato a Erice nel 1245, appena giovinetto entrò come novizio nel Convento dei Carmelitani di Trapani. Si distinse fin dall’inizio per le sue eccelse virtù ed ebbe il dono della sapienza dalla Vergine Maria, che si dice gli apparve con il Bambino Gesù. In seguito fu trasferito a Messina presso la Chiesa del Carmine al Pozzoleone, sull’area dell’attuale Teatro Vittorio Emanuele, dove ricevette l’ordinazione sacerdotale. In riva allo Stretto operò, mentre visse e dopo la sua vita terrena, numerosi prodigi. Il 26 marzo 1296 Federico II d’Aragona fu coronato Re di Sicilia nel Duomo di Palermo. Passati quattro anni, quando Roberto, Duca di Calabria, e Giacomo, fratello di Federico, volendo soggiogare tutta la Sicilia, assediano Messina bloccando il porto con le loro navi, impedendo il rifornimento dei viveri. Disperato Federico sta per distruggere la Città incendiandola affinché non cadesse nelle mani degli assedianti, quando il pensiero di Dio lo illumina e decide di supplicarlo per mezzo del frate Carmelitano Alberto, il quale il giorno dopo celebra la S. Messa, in cui partecipa oltre il popolo anche lo stesso re.

Alberto rivolge al Signore una fervida preghiera finita la quale si udì in tutta la Città un tuono dal cui fragore uscì una voce: “Iddio ha esaudito le tue preghiere”.  Alla fine arrivano un gruppo di soldati che invitano il monarca a seguirlo al porto dove tre navi passano innanzi al nemico indisturbate e sbarcano nel porto gran quantità di grano per poi riprendere il mare. I messinesi si rinfrancano, Federico vince la guerra, la Sicilia e Messina sono salve. Federico e tutta la Città piena di gratitudine va a ringraziare frate Alberto elevando al cielo i suoi meriti, ma questo si schermisce dicendo: “Solo a Dio e alla sua gran Madre sono da rendersi grazie per lo scampato pericolo”. Il frate della Vergine del Monte Carmelo ha salvato Messina. Il miracolo da allora viene ricordato ogni anno nella solennità del Corpus Domini portando in processione il celebre Vascelluzzo ove alla base è raffigurato S. Alberto. Ma tanti altri furono i miracoli che il Santo compì, così tanti da meritare il titolo di Taumaturgo. Fu un vero esempio per i confratelli per l’austerità e la bontà che lo contraddistinguevano. Modello di purezza e famosissimo per le sue virtù e per i prodigi terreni, tanto che il Superiore Generale lo nominò nel 1287 Provinciale dell’Ordine in Sicilia. A Messina presentendo vicina la morta volle prepararvi, come conveniva ad un vero servo del Signore, ritirandosi in un eremo presso il torrente S. Michele ove immerso nella preghiera annunziò ai confratelli la sua vicina morte. Attorno al suo misero giaciglio erano raccolti in preghiera numerosi confratelli. Era l’ora del vespro del 7 Agosto 1307 nell’imminenza del suo passaggio all’eternità Alberto ebbe la forza di mettersi in ginocchio, poi con gli occhi rivolti al cielo cominciò a recitare il salmo: “Dio per il tuo nome salvami, per la tua potenza liberami”. Giunto alle parole: “mi affido alle tue mani” si addormentò dolcemente nel Signore. L’annuncio fu dato dal mesto suono di una campana che da sola diede i suoi funebri annunzi. In seguito mentre in Cattedrale il clero, presieduto dall’Arcivescovo Guidotto de Tabiatis, si apprestava per compiere le meste esequie miracolosamente apparvero due angeli al fianco del feretro che intonavano la messa “Os justi” e così i funerali si cambiavano in un trionfo. In processione il sacro corpo che traspirava odore soavissimo venne portato alla Chiesa del Carmine e composto in un dignitosa tomba.

Acclamato dal popolo messinese e, dietro ambasciata del Senato, il Papa stesso lo dichiarava Patrono di Messina dopo la Beata Vergine della Sacra Lettera. Alberto fu il primo Carmelitano ed essere elevato agli onori degli altari oltre a divenire in seguito Patrono della Provincia Carmelitana di Sicilia e della Città di Trapani, ove si conserva dentro una grande statua argentea la reliquia del cranio. Oggi purtroppo i messinesi hanno dimenticato il loro grande Taumaturgo, forse anche perché il terremoto ha distrutto gran parte dei suoi dipinti e dei suoi simulacri, ma fino agli anni cinquanta la statua lignea ed alcune sue reliquie, che ancora si conservano nel Santuario del Carmine, venivano portate in processione per le vie della Città. La rinascita di Messina passa anche dalla riscoperta dei suoi grandi e numerosi Santi dimenticati.

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