Anaffettività sociale

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Per gentile concessione del quotidiano on line MESSINAOGGI.IT
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Nel  mese di giugno 2013, le persone che in Italia hanno perso la vita a seguito di un malore e conseguente annegamento, sono state tre … il contesto in cui queste tre vite hanno cessato di esistere è quel luogo che per antonomasia viene associato all’estate …  la spiaggia. Le vittime sono una signora 78enne che muore sulla spiaggia di Formia,  un ragazzo marocchino di 19 anni che annega nelle spiagge di Vibo Valentia Marina,  un connazionale 32enne che annega anch’esso nel Villaggio Paradiso a Messina.

Questi tre eventi, oltre ad avere in comune la morte di tre persone, condividono il vergognoso clima di indifferenza venutosi a creare in spiaggia,  mentre  i corpi senza vita di queste tre sfortunate persone giacevano in terra. 

Dopo un primo momento di concitazione, seguito dalla tragica constatazione di morte avvenuta, si è passati ad un momento caratterizzato da disgustosa curiosità, sostenuta da macabri e mal celati reportage fotografici,  probabilmente da esibire a tavola agli amici … è un’ottima idea!!!  Un plauso a coloro che hanno scelto di riprendere questo evento portandosi a casa un souvenir singolare … non c’è che dire, una scelta rivoltante … il piacere di riprendere o fotografare questi eventi può avere soltanto due tipi di spiegazione … entrambi di carattere utilitaristico. La prima  … l’immagine è  un efficace supporto all’articolatissimo racconto che ne deriverà circa l’evento, da parte di colui che la foto l’ha scatta;  secondariamente, ma non in ordine di importanza, è il  poter  dire  … “io c’ero” …  in questo così come in qualsiasi altro fatto verificatosi in città! …  il problema sta nelle persone,  che usano e oltraggiano eventi tragici … per dare un significato ad un solo giorno … un giorno da leoni … rispetto al vuoto culturale di cui sono quotidianamente prigionieri, all’assenza di affettività nei confronti del prossimo e della società.

L’indifferenza emotiva della gente è a dir poco imbarazzante. C’è chi riprende a giocare a calcio, che sghignazza in acqua, chi amoreggia sotto il sole, chi vocifera sotto l’ombrellone con lo sguardo vigile e attento a non perdere i minimi movimenti  messi in atto dalle Forze dell’Ordine , che si trovano addirittura costretti a dover richiamare i bagnanti posti in prossimità del cadavere , a tenere un comportamento più decoroso  …  la mancanza di riguardo mostrata in queste occasioni, è vergognosa, tanto da spingere i sindaci , a scusarsi pubblicamente  …  

La nostra società civile, non solo non si scandalizza più di niente, ma è diventata sfacciatamente  indifferente  anche dinanzi alla morte . Questa mia ipotesi è sostenuta dal fatto che la disperata sorte di queste persone , non ha affatto scalfito la voglia dei più , di proseguire la rilassante scampagnata in spiaggia …  ma sorge spontaneo chiedersi … non sarebbe stato più rispettoso nei confronti di una PERSONA che ha perso la VITA ,  scegliere di continuare , come se nulla fosse accaduto,   in un altro luogo?

Mi chiedo se questa mancanza di umanità , di empatia, di compassione, sia dovuta a quel processo di anestetizzazione prodotto dalla iper-esposizione agli eventi tragici della realtà quotidiana. L’aspetto sconvolgente   è che dopo aver soddisfatto la voyeuristica e morbosa curiosità, tutto continua appunto , cose se nulla fosse accaduto, anzi i luoghi dell’orrore e della morte, diventano posti da visitare e business da cavalcare. Pensate alla villetta degli orrori di Avetrana, dove perse la vita la piccola Sara Scazzi, o ancora l’isola del Giglio, che ha fatto da scenario alla tragedia della nave Concordia. Questi luoghi vengono  letteralmente invasi dall’incomprensibile turismo macabro, divenuto oramai una pratica quasi rituale.

I motivi che inducono gli uomini a seguire tendenze così bizzarre, al limite col patologico accompagnando il tutto da uno spiccato sentimento di indifferenza …  mi fa pensare che il nostro senso di collettività, sta proprio toccando il fondo.  

Nicoletta Rosi

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1 commento

  1. Quando in epoche antiche eravamo più “umani” di oggi la morte era una cosa normale.
    Non so definire il limite che separa la decadenza della tanatofobia inculcata dalla religione alla autentica anaffettività.

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