Ancora sequestri di armi in Calabria

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Foto d'archivio non riferibile ai fatti in oggetto
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Cinquefrondi (Reggio Calabria) 7 aprile 2014 – Alle prime luci dell’alba di oggi è scattata un’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taurianova, finalizzata all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di sei persone risultate responsabili in concorso di un traffico di armi e di sostanze stupefacenti.

L’operazione, nella cui fase esecutiva sono stati impegnati circa cinquanta militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori, giunge all’esito di una complessa e delicata attività d’indagine, nel corso della quale era già stato eseguito l’arresto in flagranza di CREA Ettore classe 1972 ed il fermo di indiziato di delitto di LADINI Giuseppe classe 1978, operati rispettivamente il 1° ed il 25 marzo uu.ss..

Nell’ambito del traffico di armi oggetto di indagine, il CREA era stato infatti trovato illegalmente in possesso di un fucile mitragliatore cal. 5,56.

Inoltre, a seguito di una perquisizione eseguita presso un casolare risultato nella disponibilità del LADINI, erano state recuperate numerose altre armi — alcune delle quali anche con matricola abrasa — e munizioni di vario calibro tutte riconducibili allo stesso, il cui rinvenimento aveva poi determinato il fermo dello stesso LADINI, chiaramente intenzionato a darsi alla fuga e rendersi irreperibile.

L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova sotto la direzione della DDA di Reggio Calabria, ha infatti permesso di accertare come attorno alla figura del LADINI ed alla sua abitazione — dove peraltro lo stesso era detenuto agli arresti domiciliari — gravitava una rete di soggetti dediti all’acquisto, alla cessione ed alla movimentazione di armi e stupefacenti.

Gli indagati, la maggior parte dei quali gravati da numerosi precedenti penali e di polizia di vario genere, anche riconducibili proprio alle armi, si avvalevano infatti del casolare prospiciente all’abitazione del LADINI per custodire tutte le armi, le munizioni e lo stupefacente oggetto del traffico, utilizzando poi la stessa abitazione quale luogo ritenuto sicuro per condurre trattative e contrattazioni illecite di ogni natura

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