Approdo di Tremestieri: ennesimo cimitero di speranze

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La costruzione dell’approdo di Tremestieri avrebbe dovuto rappresentare la soluzione definitiva all’attraversamento dello Stretto da parte dei mezzi pesanti. Esasperati dai continui incidenti, troppi purtroppo mortali, dal danneggiamento del manto stradale delle principali arterie cittadine, dall’inquinamento acustico ed ambientale causato dai gas di scarico in piena zona residenziale, anche il più scettico dei cittadini nel 2006 salutò con sollievo l’inaugurazione del nuovo scivolo. E se ipotizzassimo che le amministrazioni succedutesi alla guida di Messina fossero in grado di ragionare in termini di programmazione e prospettiva, non potremmo far altro che constatare la vocazione commerciale e di centro dei servizi della zona sud della città. Purtroppo la parola pianificazione non ha mai fatto parte del vocabolario del buon amministratore messinese, con il risultato di aver mortificato una importante porzione del territorio comunale in termini di estensione geografica e di popolosità.

La nascita di centri commerciali ed il boom residenziale hanno causato serie sofferenze alla viabilità che, nonostante l’apertura dello svincolo di San Filippo, conta esclusivamente su due arterie stradali per il flusso che dalle periferie porta al centro della città. E viceversa. Il litorale jonico di Messina, poi, ha conosciuto negli ultimi anni fenomeni aggressivi di erosione costiera, che hanno costretto numerose famiglie ad abbandonare temporaneamente le proprie abitazioni e ad affrontare successivamente i danni causati dalle mareggiate.

Nel paese delle incompiute, anche l’approdo di Tremestieri, nato come “emergenziale” e mai completato, si erge ad ennesimo esempio di incompetenza della classe dirigente. Funzionante a singhiozzo, costretto alla chiusura a causa dei continui insabbiamenti causati dalle mareggiate che sferzano la costa di Galati, monopolizza l’attenzione soprattutto nel periodo invernale. E di “emergenziale” non ha soltanto la definizione che ha consentito una apertura a lavori parzialmente conclusi. Perché basta scostare lo sguardo dalle invasature per accorgersi come, negli ultimi nove anni, il tempo si sia fermato. Materiale di risulta, mezzi arrugginiti, i resti di alcune barriere New Jersey, lamiere accartocciate ed un container con il cartello dei lavori in bella vista. Un cantiere aperto. Fantasma. Abbandonato. Una discarica a cielo aperto, simile a quelle che è possibile scorgere in luoghi isolati della città. Magari salendo un po’ verso le colline che abbracciano lo Stretto. Semplicemente una vergogna. L’ennesima.

Tra pochi giorni tornerà a Messina l’imbarcazione di dragaggio che restituirà alla fruizione gli scivoli degli approdi di Tremestieri, liberando il centro città dal traffico dei mezzi pesanti. Sino alla prossima mareggiata. O sino a quando il porto non vedrà la luce. Dovremo aspettare altri nove anni per restituire dignità a Galati?

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