Atto Unico sopravvive cambiando casa

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La compagnia QA-QuasiAnonimaProduzioni sceglie di spostare la propria rassegna teatrale, Atto Unico. Scene di Vita. Vite di Scena, giunta al suo quarto anno consecutivo attualmente in corso, alla Sala Laudamo. Una scelta necessaria dovuta all’eccessivo aumento dei costi rispetto ai servizi offerti dal Teatro Savio, ne parliamo con Vincenzo Quadarella, cofondatore di QA assieme ad Auretta Sterrantino.

Come mai avete scelto di spostare la rassegna teatrale dal Teatro Savio alla Sala Laudamo con la stagione in corso?
Abbiamo colto l’occasione offertaci dal Teatro Vittorio Emanuele di spostarci alla Sala Laudamo perché la situazione al Teatro Savio era diventata insostenibile. I costi che ci ritrovavamo a sostenere erano troppo alti rispetto ai servizi offerti.

Ma non eravate a conoscenza dei prezzi da sostenere già a inizio stagione?
Certamente, ma le cose sono cambiate nel corso dei mesi. Ci siamo ritrovati, ad esempio, a pagare nei costi di affitto un impianto di riscaldamento più volte trovato rotto; delle giornate di contratto già pattuite ci sono state accreditate come costo in più perché abbiamo acceso l’impianto luci. Anche le stesse pulizie dei locali, per quanto previste nei costi iniziali, non venivano effettuate e più volte abbiamo dovuto provvedere noi stessi a dare al Teatro un aspetto dignitoso.

La vostra rassegna è giunta ormai al quarto anno consecutivo e sono stati diversi i luoghi in cui avete scelto di organizzarla. Quali sono gli spazi esistenti a Messina per mettere in scena uno spettacolo o, come fate voi, realizzare una rassegna teatrale?
Gli spazi fondamentalmente sono due: il Teatro Savio e il Teatro Annibale Maria di Francia e sono entrambi in mano alla Curia. I prezzi degli affitti, come già detto, sono entrambi molto elevati, a fronte dei servizi offerti e sostenerli, per un privato che sceglie di investire nella cultura e farne un lavoro, è impensabile. Esistono anche diversi spazi creati da compagnie come la nostra nei quali è possibile organizzare spettacoli, ma sono strutture non adatte alle nostre esigenze di natura pratica e artistica, basti pensare al numero di persone che abbiamo sul palco nei nostri spettacoli. E, infine, ci sono diversi spazi di proprietà del comune che potrebbero essere dati in gestione alle compagnie messinesi.

A tal proposito, che tipo di dialogo avete avuto con le Istituzioni?
All’inizio dell’amministrazione Accorinti abbiamo avuto diversi incontri con l’allora Assessore alla Cultura Tonino Perna e sembrava si potesse costruire un dialogo proficuo. Abbiamo chiesto scuole, palestre, anche spazi da poter ristrutturare a nostre spese e adibire alle nostre esigenze, ma tutte le nostre richieste sono cadute nel vuoto. Anche all’inizio di quest’anno siamo stati invitati a partecipare a una delle Commissioni Cultura e noi siamo stati felici di partecipare, ma quando siamo arrivati ci è stato chiesto di presentarci… Non sapevano neanche chi fossimo. Se io fossi membro di una Commissione Cultura avrei interesse, quanto meno, a conoscere le realtà presenti e attive della mia città. Loro non sapevano neanche dell’esistenza di molte compagnie come la nostra. Anche quella si è rivelata l’ennesima riunione inutile.

E quindi quali sono le possibilità che ha un privato cittadino di fare cultura?
Beh le possibilità sono quelle di aprirsi un teatro da sé, investendo su se stessi e sul proprio lavoro e contando unicamente sulle proprie forze, come hanno fatto diverse realtà locali. Oppure pagare cifre esorbitanti per servizi assolutamente non adeguati.

Voi adesso avete l’appoggio del Teatro Vittorio Emanuele.
Certamente, siamo felici e grati che il teatro della nostra città abbia messo a disposizione la Sala Laudamo per proseguire la nostra rassegna, come ha fatto negli anni precedenti con diverse altre compagnie. Ma è quello che dovrebbe fare ogni teatro pubblico, il Vittorio Emanuele è il nostro teatro, e se viene gestito bene può crescere e far crescere anche tutti gli altri teatri della città. Questo è importante che venga compreso.

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