La Rivolta contro Sanremo. Basta politicizzare tutto

Mai c’è stato un Sanremo così politicizzato

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Italian singer Mahmood celebrates on stage with (L-R) Italian singer and Sanremo Festival artistic director Claudio Baglioni, Italian actress Virginia Raffaele and Italian actor Claudio Bisio (R) after winning the 69th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 09 February 2019. The festival runs from 05 to 09 February. ANSA/ETTORE FERRARI
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Mai le motivazioni politiche si sono intrecciate al gusto musicale nel commentare il podio e la classifica di Sanremo. Mai i politici si erano azzardati a mettere bocca sul Festival. La vittoria del giovane Alessandro Mahmood, vincitore di Sanremo Giovani assieme ad Einar, ha scatenato i commenti social sia dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sia di orde inferocite di tuttologi musicali popolari scagliati contro il risultato finale, in una guerra con le giurie.

Io non sono un esperto musicale, e questo mio commento infatti non verterà sul giudizio musicale, ma su un giudizio etico della questione. Sono tutti tuttologi e tutti possono farsi Direttori di Sanremo, non posso dare io un giudizio su tutto ciò? Tutto è partito da un post Facebook di Matteo Salvini (come sempre), che esprime la sua perplessità sulla vittoria di Mahmood. Salvini preferiva Ultimo. Chiaramente, anche se non lo dice nel post, Mahmood non è gradito perché sarebbe un “Immigrato che è venuto a rubarci pure Sanremo”come poi hanno esplicitato i fans del Capitano. E perché la “Musica italiana deve essere degli italiani”.

Ma i tuttologi fans del Matteo nazionale non sanno che Mahmood è italiano al 100%, milanesissimo, nato a Milano da madre sarda. Evidentemente chiunque abbia un padre anche solo lontanamente collegabile all’Islam, nella loro mente deviata e contorta, è immigrato. Ma fin qui potrebbe starci, alla fine Salvini ha espresso un parere sulla musica senza esplicitare il vero motivo per cui non gli piace Mahmood. Gravissimo è invece l’intervento del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che ha pubblicato un post in cui manifesta la sua preferenza per la canzone di Simone Cristicchi, e accusa le giurie, quella degli Esperti e della Sala Stampa, di essere di parte, anzi di rappresentare le presunte Elite di Sinistra di questo Paese. A parte il fatto che tutto ciò non regge alla prova dei fatti, perché il Direttore di Rai Uno lo scelgono loro, il Consiglio di Amministrazione della Rai è tutto pentaleghista, con Salini amministratore delegato e Foa Presidente.

Quindi le scelte le fanno loro e semmai le elite sono loro. Anzi a voler essere complottisti al contrario e più dei 5 stelle, si potrebbe pensare che abbiano scelto le giurie apposta, proprio per poi scaricare sui giurati le responsabilità delle scelte e creare il caso politico. Ma sorvoliamo su quest’ipotesi. Si è scatenata da questo post tutta una serie di commenti social contro i cosiddetti radical chic sinistroidi che avrebbero manipolato il voto a loro piacimento per andare contro il Ministro dell’Interno e far vincere “l’immigrato”, per mandare un messaggio politico. Si è creato un clima da caccia alle streghe contro le giurie, ree di aver ribaltato il giudizio popolare espresso con il televoto. Ma le giurie hanno fatto soltanto ciò che era permesso loro dal regolamento, il loro voto valeva il 50% nella serata finale e l’altro 50% era costituito dal televoto. Si può anche non essere d’accordo sulla composizione del voto finale, ma non c’è nessuna manipolazione e nessun accordo. Il regolamento va rispettato. Si può decidere di cambiarlo per l’anno prossimo, ci può stare. Le cose sono sempre perfettibili. Loredana Berté ed Ultimo, che hanno boicottato la puntata di Domenica In dedicata a Sanremo sono degli arroganti di portata siderale. Hanno accettato di partecipare ad un Festival di cui conoscevano le regole, devono accettare anche il risultato che deriva da queste regole. In particolare Ultimo, che ha approfittato dell’indignazione popolare per farsi profeta di una sorta di populismo musicale. Avrà imparato da Salvini e Di Maio.

Ora, quando si parla di Musica, è giusto che ci siano gli esperti a parlare. Il pubblico che si improvvisa tuttologo non può giudicare una canzone con la competenza di una giuria di qualità. Non intendo dire che bisogna abolire il televoto.

E’ giusto che anche il pubblico possa dare il suo giudizio da ascoltatore. Ma le cose vanno bilanciate e questo sistema attuale, durante la serata finale e quella dei duetti, è abbastanza bilanciato, perché anzi da molto spazio al pubblico con il suo 50%. Si può dire che la giuria di qualità non esprimesse veri esperti di musica (a parte il polistrumentista Mauro Pagani), si può ritenere che i giornalisti non abbiano la titolarità di esprimere un giudizio tecnico. Ci può stare. Si può infatti migliorare la Giuria d’Onore, prevedendone la composizione di soli musicisti ed esperti. Si può anche pensare che il giudizio delle prime tre serate, dove le giurie contano per il 60% (Demoscopica e della Sala Stampa) possono essere ancora meglio bilanciate. Il Televoto però, senza la compensazione di un giudizio tecnico, non farebbe vincere la canzone migliore, ma darebbe la vittoria al cantante o al gruppo che più sta nelle simpatie popolari, che non è per forza la canzone musicalmente più completa. La compresenza di giuria e televoto permette una compensazione tra il valore qualitativo della canzone e l’aspetto emozionale. Quello usato attualmente è il sistema migliore, magari va soltanto aggiustato, migliorato, perfezionato.

Una cosa voglio dire comunque ai sostenitori del televoto in rivolta. Li vedo lamentarsi e ribellarsi per Sanremo, ma nessuno di loro si lamenta per l’arrivo della recessione economica, cosa ben più grave, nessuno si lamenta delle parole del Ministro Bussetti contro gli insegnanti meridionali, Nessuno si è lamentato per i 49 milioni sottratti alla collettività dalla Lega, che ripagherà con comode rate. Che per una volta alzino il sedere dalla sedia per protestare contro le vere ingiustizie commesse nei loro confronti, invece di pensare a Sanremo. Smettiamola di giocare ai complottisti e iniziamo a chiedere conto ai nostri governanti di ciò che fanno.

Ma soprattutto voglio dirla ai nostri politici. Basta politicizzare tutto, e soprattutto la Musica. Lasciateci liberi almeno a Sanremo.

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