Caso-Tso, l’opinione di Giuseppe Bucalo

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Continua l’inchiesta del Carrettino delle idee sul trattamento sanitario obbligatorio. Di seguito l’intervista a Giuseppe Bucalo, presidente dell’Associazione Penelope.

Presidente, ci dice come sta la paziente e ci racconta cosa è accaduto?

La paziente sta bene e domani sarà dimessa. La signora era qui in vacanza in un bed end breakfast e per delle incomprensioni con i gestori …sembra che lei fosse in camera, almeno per quanto dice lei, voleva stare un pochino in camera e questi la invitavano ad uscire…e lei si è rifiutata di uscire, allora questi hanno chiamato i carabinieri o i vigili urbani che hanno forzato la porta, l’hanno sedata e portata al Piemonte dove i medici hanno predisposto la certificazione per il TSO che è stata portata al sindaco per la firma, come la legge prevede.

Abbiamo notizia se avesse bevuto o era in uno stato alterato?

Da quanto dice la signora no, da quanto risulta dai certificati medici si. Le dice di no, ma per i medici risulta che avesse bevuto e che era in uno stato alterato. Se poi si era alterata dopo e in seguito all’intervento delle forze dell’ordine…queste cose sono molto complicate da capire. Se uno non interviene di persona è difficile capire dove c’è alterazione e dove invece c’è la reazione.

Un’altra domanda, ci sono stati due provvedimenti e i medici si sono coordinati, come hanno fatto?

Si ci sono due certificati medici, un medico che propone e un medico che poi convalida. In questo caso la signora prima è stata portata al pronto soccorso, dove il medico del 118 o dell’ospedale, ha fatto la proposta e poi lo psichiatra ha fatto la convalida. Quindi i due medici si sono coordinati e concordati.

Ed a questo punto che sorge un dubbio, frutto sicuramente della mia ignoranza, ma se la signora dopo l’intervento dei Carabinieri è stata sedata, come dice il Presidente, quale diagnosi di alterità psichica può aver fatto il primo medico proponente il TSO?

Cosa è successo dopo che il provvedimento è arrivato sulla scrivania di Accorinti?

Da quello che so dalle notizie di stampa e da personale del Comune, lui ha firmato ritenendo prioritario la tutela del paziente, affinché questa persona fosse sottoposta subito alle necessaire cure. La cosa è confermata da un barelliere che su internet postava: finalmente un TSO che facciamo subito senza aspettare lungaggini. Io ho fatto notare ad Accorinti e alla Giunta che la legge prevede 48 ore affinché il Sindaco in qualche modo verifichi prima di firmare perché comunque sono atti limitativi della libertà.

Ma è prassi che il Sindaco firmi o la firma è messa dagli Assessori delegati?

La legge prevede la figura del Sindaco ma dipende, nei piccoli paesi è il Sindaco che di solito firma, in altri è l’assessore delegato. Ma il caso più emblematico è quando la firma è già prestampata. In realtà i sindaci considerano il TSO come un atto dovuto e formale, in realtà un minimo di discrezionalità l’hanno. Ovviamente non dal punto di vista sanitario ma potrebbero assumere informazione e decidere con calma. Io penso che Accorinti non avesse ben chiaro tutta questa procedura e quindi ha preso solo il punto di vista sanitario del malato che si trova in emergenza e necessitante di cure.

Questa è la sua posizione sul Sindaco, invece con l’Assessore Mantineo qual è stato il problema?

Beh guardi, con l’assessore Mantineo, con il quale ci siamo chiariti, il problema è nato dal fatto che rispetto al Sindaco che ha considerato questo come un atto formale, con lui ci eravamo incontrati pochi giorni fa (n.d.a. in occasione del convegno organizzato dall’Associazione Penelope proprio per la campagna Liberamente presso la Chiesa di Santa Maria Alemanna) e su questi argomenti si era sottolineato il ruolo del Sindaco e il suo ruolo di tutela nei confronti del paziente. L’importanza della notifica e che la persona venisse a conoscenza dell’atto. Ed essendo l’Assessore in Giunta, come da notizie di stampa, avrebbe potuto fare notare queste cose prima della firma. Devo comunque precisare che dopo i chiarimenti che abbiamo avuto e dopo che siamo stati insieme a trovare la signora, l’assessore ha verificato da se che forse, dico forse – non possiamo parlare col senno di poi – questa cosa era evitabile e quindi io ora gli sto mandando delle proposte affinché il Comune si assuma gli impegni che può assumersi.

Oggi siete andati a trovare la signora, ma perché è dovuta rimanere in TSO tutti questi giorni?

He, he…secondo me c’è questa…non è una prassi. In realtà, la maggior parte dei Sindaci sia nel provvedimento che nella revoca dello stesso spesso si affidano alla competenza sanitaria in tutto. E in questo modo fanno perdere al cittadino uno degli elementi di tutela che potrebbe avere, i quali di fronte ai sanitari si trovano come di fronte ad un potere assoluto.

Ma mi scusi, se oggi davanti alla signora siete andati tutti e due, lei e l’Assessore, e se la sig.ra era sana di mente, non potevate insistere per farla dimettere immediatamente?

Ma ci deve essere la revoca…chiaramente è il medico del reparto che decide ed ha deciso che deve fare tutti e sette giorni. Nonostante questo però niente avrebbe vietato alla sig.ra di fare ricorso ed al Sindaco di revocare. Comunque oggi scade il TSO e domani è dimessa. Quindi la forzatura di un giorno prima era inutile, anche la sig.ra tranquillamente accettava l’idea d’uscire domani.

A prescindere delle risposte e dalle speranze che il Presidente dell’Associazione ripone sul concetto di ricorso, sulla notifica dell’atto al paziente e sulla convenzione con il Comune, la soluzione prospettata non ci ha convinto ed allora abbiamo deciso di sentire anche l’Assessore Mantineo e il Direttore del centro d’igiene mentale del Camelot, il Dott. Matteo Allone. Le loro voci in un prossimo articolo.

La prima puntata dell’inchiesta al link http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/la-redazione/item/1967-trattamento-sanitario-obbligatorio-un-pasticcio-irrisolto.html

Pietro Giunta

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