C’è un ma che dovrebbe farci riflettere

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Abbiamo deciso di pubblicare integralmente questa “lettera” inviataci da un nostro lettore della provincia di Salerno, senza alcun commento da parte nostra, i contenuti e la forma rispecchiano la nostra linea editoriale, e per ciò condividiamo i principi del nostro lettore.

Vi giro una lettera che ho inviato di recente a qualche politico.

 Egregio On.le De Magistris,

le scrivo perchè ultimamente mi è venuto un dubbio e vorrei un suo parere su una questione molto importante che, come al solito proprio perchè tale, è totalmente ignorata dai media, il dubbio mi è venuto da quando il ministero dell’ambiente (ha ancora un senso la sua presenza?) presieduto dalla Prestigiacomo ha rilasciato numerose autorizzazioni per trivellare migliaia e migliaia di ettari in mare e sulla terraferma alla ricerca del “dannato petrolio”, dico dannato perchè quasi tutti ormai riconoscono all’uso degli idrocarburi la colpa dell’effetto serra.

Purtroppo si sa, non ne potremo fare a meno ancora per un bel po’ e quindi si è sempre alla ricerca di nuovi giacimenti MA….

C’è un ma che dovrebbe farci riflettere e riguarda la sostenibilità ambientale della ricerca e dello sfruttamento di questa risorsa.

Mi chiedo, come si fa ad autorizzare per esempio la ricerca del petrolio nel basso adriatico ben sapendo che il petrolio di quell’area è di bassa qualità, è bituminoso, ha un alto grado di idrocarburi pesanti ed è ricco di zolfo?

Basti pensare che il prodotto di scarto più pericoloso di queste attività  è l’idrogeno solforato, dagli effetti letali sulla salute umana anche a bassissime dosi, ebbene se per l’O.M.S. il limite soglia per questa sostanza è di 0.005 parti per milione, nel nostro paese questa soglia si alza di ben 6000 volte portando il valore a 30 p.p.m., addirittura poi in mare aperto non esiste nessuna soglia!!!!

Le società che hanno ottenuto il via libera sono quasi tutte straniere: la Norther Petroleum, la Puma Petroleum, la Petroceltic oltre alla italiana Saras.

Hanno ottenuto il permesso di trivellare in buona parte del mare siciliano, nel basso adriatico, nel mare della Sardegna occidentale, oltre che in mezzo Abruzzo e in svariate parti d’Italia, praticamente è iniziato un nuovo sacco di tipo ambientale che interessa buona parte del paese. E siamo solo all’inizio!!

Sacco autorizzato da un ministero che anzichè preservare e tutelare le bellezze e l’ambiente del nostro paese si fa COMPLICE di uno scellerato disegno di becero sfruttamento, senza nessun tipo di reale e seria valutazione di impatto ambientale.

Eppure l’esperienza dello sfruttamento del petrolio in Basilicata dovrebbe insegnare qualcosa, l’impatto positivo sui dati occupazionali e sulla crescita del benessere della gente del posto è stato assai trascurabile, mentre non lo è stato affatto l’impatto ambientale con vari e talvota gravi episodi di inquinamento ambientale, che oltre a creare danni alla salute hanno causato anche serissimi danni alla agricoltura del posto che, ricordiamolo, era una delle poche fondi di reddito dei suoi abitanti.

MA DAVVERO QUESTI SIGNORI PENSANO CHE LA PENISOLA ITALIANA SIA UGUALE ALLA PENISOLA ARABICA E CHE SIA CIRCONDATA DA DESERTI?

O c’è forse un ambiente unico nel suo genere da preservare e la salute di 60 milioni di abitanti che dovrebbero essere messi al primo posto di un’ agenda di un ministro dell’ambiente che si rispetti?

Riprendiamoci il nostro paese e denunciamo all’opinione pubblica questo folle tentativo di distruggere definitivamente il  nostro futuro e quello dei nostri figli.

Sono stanco di vedere gente come l’attuale ministro Prestigiacomo che sta li a difendere interessi del tutto diversi da quelli di cui dovrebbe occuparsi.

Non dimentichiamo la pessima gestione riguardo alla emergenza delle navi dei veleni, a tal proposito segnalo un episodio su cui si è poco o per niente indagato, intorno alla metà di settembre cioè subito dopo il clamore della notizia del ritrovamento del relitto, la Prestigiacomo annunciò che una nave della Saipem sarebbe giunta nelle acque calabresi, essendo questa attrezzata per le operazioni di recupero del relitto nel quale si sospettava si trovassero i famigerati fusti radioattivi. Passarano delle settimane e questa nave della Saipem divenne un fantasma, il Ministero, la Procura e la Dda si rimpallarono la responsabilità di questo singolare episodio, fatto sta che dopo più di un mese arrivò la nave Oceano, di proprietà dell’armatore Attanasio, amico dell’avvocato Mills, il legale corrotto come noto dal nostro premier. Questa strana coincidenza è quanto meno singolare. Il resto, il ritrovamento della nave Catania è storia, la grossolana operazione di insabbiamento poteva avere successo solo nel nostro paese, in qualsiasi altro paese europeo la gente sarebbe gente in strada e avrebbe fatto una rivoluzione. E’ notizia recente dello strano episodio di una nave bulgara insabbiatasi lungo la costa di Castellaneta Marina nel golfo di Taranto dopo aver scaricato materiale ferroso nelle acciaierie Ilva, è stato richiesto da una associazione ambientalista un immediato accertamento dei livelli di radioattività della nave e del materiale scaricato, nonchè una immdiata verifica di eventuali vapori radioattivi emessi nell’atmosfera dell’impianto Ilva. La risposta è stata come al solito: il silenzio.

Ma questo delle navi dei veleni è il tema dei temi e andrebbe trattato a parte con ben altra partecipazione sia da parte dei politici onesti che da parte dei cittadini purtroppo disinformati, che ahimè non sanno di dormire su una bomba ad orologeria…

SFIDUCIATELA  E MANDATELA A CASA, NON PRIMA DI AVER FATTO CONOSCERE AL PAESE  I MOTIVI DI QUESTO INDISPENSABILE ATTO POLITICO.

Cordiali saluti.

G. A.

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