Che contributo danno gli anziani alla società ?

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…”si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”
Percepita come breve e oggi anche dolorosa .. la vita della maggior parte degli anziani è divenuta molto difficile …
Una delle assolute novità di quest’epoca, sono gli anziani per diversi motivi.
Prima di inoltrarci nel nostro discorso però , dovremmo fare un’operazione preliminare , chiarendo cosa si intende per “anziano”. Questo termine rimanda ad un’età anagrafica, ad un metro di misura , un conteggio di giorni, stagioni e anni della permanenza di ognuno di noi sulla terra. Le aspettative di vita sono certamente migliorate rispetto al passato , un tempo l’uomo viveva al massimo fino a 30 anni, oggi può ragionevolmente aspirare a 100 anni. Si può certamente affermare che l’attuale longevità dell’uomo, non ha avuto precedenti nella storia.
Le analisi demografiche e statistiche indicano che si fa ingresso nell’età della vecchiaia a 60 (o 65) anni e questo stesso limite di età compare anche nella letteratura .
La prima conseguenza della longevità di uomini e donne, unità alla scarsa procreazione delle coppie italiane è l’invecchiamento della popolazione. Se ne parla da almeno un 20ennio sulle conseguenze che comporterà a breve sulla società. I primi problemi riguarderanno la carenza di forza lavoro e la contemporanea ripercussione sul sistema delle pensioni che pare, sia divenuto oramai insostenibile. Questa insostenibilità ha già dato i primi segnali con la Riforma Fornero , che sancisce il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo . Non mi soffermerò sulle lacrime del Ministro che ha rivoluzionato il sistema pensionistico, o sulle esternazioni frutto di opinioni personali sui trentenni “bamboccioni”, o ancora , sui consigli elargiti ai giovani davanti al primo lavoro, sdoganando il termine choosy, dall’inglese “schizzinosi” , verosimilmente non basterebbe un articolo interamente dedicato a queste opinioni alquanto discutibili.
Quello che si vuole qui evidenziare sono le attuali emergenze che riguardano gli anziani.
La prima emergenza è la crisi mondiale che soffoca le fasce più deboli come i pensionati. È paradossale pensare che gli attuali pensionati da € 400 al mese, tra 30 anni , potrebbero essere ritenuti persino “fortunati”, poiché vissuti in un periodo in cui si credeva che dai 60-65 anni in poi, bisognava godersi il meritato riposo. Gli attuali “fortunati” però dal canto loro, non riferiscono una anzianità prospera, come l’avevano immaginata, tutt’altro. Denunciano la difficoltà di arrivare a fine mese e , leggendo i giornali, non è difficile credergli. Pensate agli anziani che si rendono protagonisti di furti nei supermercati, o quelli che fanno finta di nulla e nel frattempo raccolgono la frutta e verdura un po’ bacata buttata dai mercatali; quelli che rovistano nei cassonetti, che muoiono per difendere quel poco di pensione.
È un’Italia fuori controllo per molti aspetti .
Oltre a queste problematiche , ci sono delle modificazioni sociali più subdole, più complicate da affrontare e denunciate nel quinto Rapporto nazionale di Auser-Filo d’argento (2011) che sottolinea che gli anziani in Italia, sono sempre più soggetti al rischio di isolamento fisico e relazionale che, se associato ai redditi bassi , rappresentano due gravi emergenze sociali.
Oggi poi, per effetto dello spostamento dell’età in cui i figli decidono di convolare a nozze, non è infrequente che molti pensionati hanno figli ancora in casa, da mantenere. È di questi giorni la notizia di un pensionato che ha interrotto l’intervento del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a Napoli, minacciando di tagliarsi le vene, se non fosse riuscito a consegnare al ministro una lettera in cui chiedeva disperatamente aiuto per il figlio 25enne, diplomato, che non lavora e lui non sa piu’ come fare.
Non possono non essere ricordati i pensionati che aiutano economicamente i figli che perdono il lavoro o che si separano, o ancora, quelli che si rendono indispensabili nell’accudimento dei nipotini quando i genitori lavorano e da quest’ultimo punto di vista , si contraddistinguono nell’essere un welfare infallibile.
Nonostante il loro impegno , una parte importante di questi è sempre più sola, soprattutto nelle grandi città del Nord dove vivono una quotidianità difficile e faticosa, devono fare i conti con la disgregazione delle reti parentali e amicali e con i ridotti servizi socio-assistenziali garantiti dagli enti locali.
Eppure gli anziani, se messi nelle condizioni di farlo , rappresentano un valore aggiunto per la società e per le famiglie. L’azione sociale e la partecipazione sociale degli anziani, sia come apporto per la costruzione del legame sociale, sia per il contributo economico erogato ai figli in difficoltà, fungono indirettamente da collante per il mantenimento della stabilità di condizioni sociali difficili in cui versano molte famiglie. Quando questa opera di sostegno verrà meno, per effetto del ricambio generazionale e i giovani di oggi saranno gli anziani di domani , ma senza pensione , non è difficile ipotizzare una vecchiaia in cui la disperazione regnerà sovrana .
Se avessimo posto la seguente domanda – Che contributo danno gli anziani alla società ? al padre dell’antropologia economica, Karl Polanyi avrebbe certamente risposto che gli anziani hanno il compito di coltivare i fattori extra-mercato del sistema economico, quei fattori non-economici (in cui rientrano gli interessi politici e i rapporti di potere, ma anche le idee, la cultura) che influenzano e plasmano il sistema economico e di conseguenza la società, pensate dallo studioso ungherese in rapporto di interdipendenza.
A muovere le persone e nello specifico, gli anziani, non sono solo gli interessi economici (fattori d’utilità) ma anche fattori di altra natura, svincolate dalla reciprocità o da una remunerazione, attività disinteressate che hanno il ruolo di allocare delle risorse, compensando i fallimenti di mercato e i suoi esiti socialmente non desiderabili.
È proprio quello che fanno gli anziani, la loro partecipazione nella società si colloca all’interno della cosiddetta “ autoproduzione familiare”.
L’IRES , Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, sottolinea che in Italia la componente matura e anziana della popolazione (persone di 55 anni o più) assolve circa l’80% delle ore di aiuto gratuito destinato all’assistenza dei bambini, delle quali il 70% è a carico delle donne.
Il supporto dei nonni al reddito e al benessere familiare si realizza sia in termini di sostegno all’impiego, consentendo ai genitori e in particolare alla madri di lavorare, sia in termini di risparmio del costo di eventuali servizi alternativi di cura per l’infanzia, siano essi pubblici o di mercato.
Il prezioso contributo offerto disinteressatamente, consente a molte famiglie lasciate fuori dal sistema, di tirare avanti nell’attuale società fatta di poveri e di ricchi, di ingiustizie e disparità, di raccomandazioni e di clientelismo.
Il loro impegno, ahimè non è controbilanciato dall’attuale perdita di quegli aspetti positivi che caratterizzavano in passato, il ruolo dei nonni .
Per tale motivo è opportuno fare qualcosa per i nostri anziani, iniziando a recuperare quegli aspetti che superino le funzioni attuali di baby sitter, rivalorizzando gli elementi di compagnia, di autorevolezza, di protezione e di divertimento nel fare assieme, nel darsi agli altri così come, incondizionatamente ogni giorno fanno con noi.
Così facendo, si contribuisce al rinnovamento di un ruolo significativo all’interno di ogni contesto familiare, e si facilita contemporaneamente l’abbattimento di una delle tante deformazioni della nostra società, mi riferisco alla tendenza a disinteressarsi agli anziani, soggetti sempre più a rischio solitudine, isolamento e povertà.

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