Chi ha ereditato la tensione morale di Falcone e Borsellino?

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“Le stragi del ’92 hanno segnato le coscienze di magistrati, forze dell’ordine e di tutta la società civile”. Lo ribadisce con veemenza il neo procuratore capo  di Firenze, Giuseppe Creazzo, che come molti altri  magistrati è rimasto segnato  da quelle bombe che hanno sconvolto l’Italia Intera. Ereditare la tensione morale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino tuttavia significa per il magistrato lavorare ogni giorno con la consapevolezza che ogni giorno si può fare di più, perché la lotta alla mafia deve coinvolgere tutte le forze  sane della società: Dalla magistratura al cittadino.

Negli anni delle stragi il suo lavoro in magistratura era iniziato da qualche anno. Come l’hanno cambiata questi eventi umanamente e professionalmente?

Le stragi di Palermo hanno segnato uno spartiacque per tutti, ovviamente per quelli come me, ai primi anni in magistratura , sono state ancor di più particolarmente significative.  Ci  hanno sensibilizzato in maniera assolutamente decisiva facendo prendere coscienza che occorreva di tutto per sconfiggere il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni.  Le stragi sono state un catalizzatore dell’impegno e delle motivazioni ma non solo per gli addetti ai lavori ma in generale   per tutti i cittadini.

Dal periodo delle stragi la mafia si dice che la mafia ha cambiato pelle. Secondo lei che cosa che è cambiato nel modus operandi mafioso?

Le più accorte consorterie hanno probabilmente modificato l’analisi costi-benefici che aveva portato  – ritengo sbagliando  strategia – i corleonesi  a scegliere l’opzione stragista. Probabilmente la strategia di sommersione è stata perseguita con maggiore successo almeno fino al 2005- 2006 dalla ‘ndrangheta, che non a caso  è diventata l’organizzazione più potente proprio perché è riuscita a rimanere quasi invisibile rispetto  a Cosa Nostra che  – appunto  – aveva raggiunto  una visibilità assoluta agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale per le stragi compiute. Anche la ‘ndrangheta ha poi commesso -se così si può dire – alcuni errori strategici: delitti efferati e eclatanti  come la strage di Duisburg e l’omicidio Fortugno hanno portato finalmente l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale su questo cancro che ormai si è diffuso non solo in Calabria in ampie aree del paese  ed anche all’estero, come recenti processi hanno accertato.

Da poco si appena insediato a capo della procura di Firenze: un territorio che spesso è stato considerato immune dal fenomeno mafioso ma che le cronache hanno presentato  come  terreno appetibile delle ‘ndrine. Quale norme dovrebbero essere applicate per contrastare il fenomeno?

Le norme più efficaci sono sempre quelle relative al sequestro e  alla confisca dei beni che accanto alla repressione penale dei fenomeni delittuosi, sono gli strumenti più efficaci per scoraggiare gli investimenti, perché lo scopo delle mafie è  sempre quello di acquisire immense fortune illecitamente.  L’Italia ha la più moderna, avanzata ed efficace legislazione in materia, che molti paesi stanno studiando per applicarla eventualmente nei loro territori. Anche sul fronte europeo qualche passo in avanti si sta compiendo, seppur faticosamente, ma già così si stanno ottenendo importanti risultati.

E le norme sul riciclaggio?

Punire l’autoriciclaggio sarebbe importante in tutti quei casi in cui si assiste, direi impotentemente, al fenomeno del reimpiego di capitali illecitamente acquisiti senza che sia possibile applicare le norme vigenti. Tra l’altro la norma sull’auto-riciclaggio è una norma che l’Europa da tempo ci chiede di varare e penso che sia arrivato finalmente il momento di introdurla anche nel nostro ordinamento, sembra che la volontà politica in tal senso ormai ci sia.

A fine giugno è arrivata la scomunica del papa ai boss e quasi immediatamente è arrivata a Oppido Mamertina l’inchino della Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti.  Cosa ne pensa  e  quanto è lontana la Calabria da una rivoluzione culturale e quanto è forte la “connivenza” della società civile?

Era ora che anche questo fenomeno di ossequio, di soggezione che spesso si riscontra nell’ambito di manifestazioni religiose venisse alla luce e destasse scandalo, perché non si tratta certamente del primo episodio quello venuto fuori ad Oppido Mamertina, ma si tratta di un costume consolidato in alcuni paesini della Calabria. Finalmente dopo le parole del papa sono caduti gli alibi anche per i pastori della chiesa che in qualche maniera tolleravano determinate situazioni. Adesso  non esiste più  spazio per un’interpretazione morbida rispetto al concetto di antiteticità  dell’essere ‘ndranghetista o mafioso e contemporaneamente professarsi anche cattolici.  Non è un caso che il fenomeno della processione sia venuto fuori e sia balzato nei media adesso. Ciò può scoraggiare certi comportamenti che segnano il potere degli ‘ndranghetisti rispetto alla popolazione. La rivoluzione in Calabria sta facendo capolino  in una certa parte della popolazione ma non è ancora generalizzata.  Bisogna lavorare ancora e continuare non solo con la repressione ma con la prevenzione e l’elevazione della cultura generale.

Chi ha ereditato la tensione morale di Falcone e Borsellino?

Tutti i magistrati salvo qualche eccezione. Ma in generale è una domanda a cui nessuno ha  titolo per rispondere. I successi, i processi, in generale la lotta contro le mafie sono a testimoniare che l’eredità di Falcone e Borsellino non è andata certamente perduta. Certo, si può fare molto di più, per esserne maggiormente degni e onorarla ancora meglio.  Claudia Benassai

 

 

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