Diego Galdino:chi scrive d’amore è come un’anima.

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Lo scrittore – barista romano prosegue il suo viaggio nel genere romance con due nuove uscite Bosco Bianco e Una storia straordinaria. “Mi sento uno scrittore senza sesso, come l’anima”.

E’ definito il Nicholas Sparks italiano. I suoi libri sono tradotti e pubblicati con successo in molti Paesi europei e in Sudamerica. Il suo primo romanzo, Il primo caffè del mattino (2013) è stato definito un caso letterario. Seguono altri 6 libri tutti pubblicati con la casa editrice del Gruppo Mondadori, che gli consentono di aggiudicarsi il posto tra gli scrittori più amati del genere romance.

Eppure, ogni mattina, lo scrittore Diego Galdino è dietro al bancone del bar di famiglia nella sua amata Roma, il “Lino bar”, a preparare caffè.

Lo abbiamo intervistato per parlare di Bosco Bianco, il suo nuovo romanzo auto-pubblicato. A San Valentino uscirà invece Una storia straordinaria edito dal Gruppo Fanucci.

Quando e come nasce “Bosco Bianco”?

“Bosco Bianco” nasce tanti anni fa, in un momento particolare della mia vita perché avevo appena divorziato e avevo paura di non poter più vivere le mie figlie quotidianamente come avevo sempre fatto fino ad allora. Vivevo, inoltre, nei loro confronti, questo senso di colpa per averle private di una famiglia normale. Tutte queste emozioni e paure le ho proiettate sul protagonista di questa storia, come se fosse una seduta terapeutica dallo psicologo, cercando di esternare quello che non riuscivo a fare uscire nella vita reale. Questo libro è stato il mio “Bosco Bianco”, dal potere rigenerante.

Cosa lo differenzia dai libri precedenti?

Il fatto che sia auto-pubblicato lo differenzia moltissimo dai precedenti. E’ un po’ quasi un figlio bastardo, una sorta di Jon Snow del Trono di Spade. Un libro che non ha il supporto di una casa editrice come gli altri, non ha né librerie, né vetrine e quindi sicuramente deve lottare per farsi scoprire.

Come mai hai deciso di auto-pubblicarti?

Con il romanzo antecedente a questo ho chiuso i miei rapporti editoriali con il gruppo Mondadori e per pubblicare questo libro, con una casa editrice di pari livello, avrei dovuto aspettare la Primavera 2020.

Ho pensato che questa storia meritasse di essere letta il prima possibile perché è una storia cui tengo molto. Ho scommesso sul libro e sui tanti lettori che mi hanno sempre seguito. Sembra un po’ una follia ma tenevo molto al fatto che non dovesse aspettare. Inoltre stavo già scrivendo un altro libro che uscirà a San Valentino.

Puoi anticiparci qualcosa?

Il titolo è Una storia straordinaria, sarà pubblicato con la “Leggereditore” del Gruppo Editoriale Fanucci, una casa editrice storica di Roma. E’ una storia completamente diversa da quelle che ho scritto finora. L’uscita è fissata per il giorno di San Valentino, che per uno scrittore di romanzi d’amore è abbastanza importante. Non posso anticipare altro.

Cosa è cambiato nel tuo modo di intendere la scrittura dal tuo primo romanzo a oggi?

La percezione di me stesso. Prima mi consideravo un barista-scrittore, adesso mi considero un po’ uno scrittore-barista.  Non tanto grazie al mondo italiano, quanto a quello straniero. Io faccio sempre un esempio: quando vado a fare una presentazione all’estero vengono a prendermi con l’autista, l’accompagnatore, c’è l’editore in persona addirittura all’aeroporto, qui in Italia per partecipare a una manifestazione ho dovuto addirittura pagare l’ingresso. La percezione comunque è di essere riuscito a fare qualcosa di bello partendo da dietro un bancone.

Un bancone che non sembri avere intenzione di abbandonare

No, perché è casa mia. Ho imparato a camminare dove ancora faccio i caffè. Dormivo con la culla dietro la cassa, accanto a questo bancone… e poi diciamo che mi piace dare l’idea, a tutte le persone che mi leggono sparse nel mondo, che hanno un posto dove trovarmi sempre.

E’ un’immagine che rompe con quella dello scrittore lontano e inaccessibile.

Diciamo che ho un po’ sublimato la frase di Salinger quando dice “vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Loro possono venire da me ed io gli preparo pure il caffè. Ci sono persone che sono venute al bar e si sono emozionate fino alle lacrime per esser entrati a far parte di una storia che hanno tanto amato, quando ad esempio presentavo loro alcuni dei personaggi del libro.

E’ dalla vita del bar che continui a prendere ispirazione per le tue storie?

Il bar in realtà non mi aiuta nella scrittura delle mie storie. Preferisco lavorare di fantasia perché trovo più gratificante creare dal nulla una storia e renderla quasi ai limiti della realtà. Però i libri come Il primo Caffè del mattino, che la nemesi storica ha voluto che mi desse “la fama nazionale e internazionale” letteraria, è un libro che per me è stato quasi doveroso scrivere, perché come ho detto prima, ho passato quasi tutta la mia vita qui e quindi mi piaceva rendere giustizia a questo posto, rendendolo eterno attraverso un libro. Sembra che ci sia riuscito e adesso c’è anche una concreta possibilità che venga fatta la trasposizione cinematografica.

Al Festival di Romance italiano fra 170 autori eri l’unico uomo. Come te lo spieghi?

E’ noto che la sensibilità femminile riguardo all’argomento “sentimenti” sia molto più spiccata, o almeno è messa molto più in evidenza senza paura. Un uomo che si commuove davanti a un film viene preso in giro perché dimostra debolezza. In generale comunque in Italia le scrittrici sono più numerose degli scrittori. Quando mi capita di trovarmi in queste situazioni però non sto mai a pensare al fatto di essere l’unico uomo. Mi sento semplicemente uno scrittore di romanzi d’amore senza sesso, come l’anima.  Scrivo perché lo sento.

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