Chiuso per pizzo ma Invitalia vuole indietro 57mila euro in 30 giorni

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Nel 2011 Daniele Ventura denunciò il pizzo. Costretto a chiudere il locale non ha potuto ripagare il debito contratto con Invitalia che chiede ora la restituzione di 57mila euro entro 30 giorni.

“La mafia non si vendica subito”. Questa l’ultima minaccia ricevuta dal palermitano Daniele Ventura che avevamo riportato nell’ articolo dello scorso 28 Dicembre. Ebbene le conseguenze della sua opposizione al pizzo Daniele continua a pagarle, senza neppure la necessità che la mafia si adoperi in alcun modo . 

Il 2019 per Daniele si è aperto, infatti, con un’ingiunzione di pagamento da parte di Invitalia – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, S.p.A. partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia –  tramite la quale si chiede la corresponsione di oltre 57 mila euro da effettuarsi entro 30 giorni dalla notifica dell’atto.

La somma richiesta fa riferimento al debito contratto con la suddetta Agenzia da Daniele in occasione dell’apertura del New Paradise, locale nel quartiere Borgo Vecchio di Palermo, che fu costretto a chiudere dopo un solo anno di attività a seguito della sua denuncia contro gli strozzini.

Daniele, che abbiamo raggiunto nuovamente al telefono si dice scoraggiato: “continuo a pagare le denunce”.

Daniele, sono passati 7 anni dalla chiusura del locale. In questo lasso di tempo non sei riuscito a ripagare almeno parte del debito?

Dopo la denuncia avvenuta poco dopo l’apertura, nessuno entrava più nel mio locale e una volta chiusi i battenti non ho certo trovato le porte aperte quando andavo alla ricerca di un lavoro. Sono rimasti i debiti. Mi sono arrangiato con qualche lavoretto saltuario. Da soli tre mesi lavoro nella concessionaria di Gianluca Maria Calì, altro imprenditore che ha sfidato il racket.  Guadagno 800 euro al mese. È impensabile restituire 57mila euro in trenta giorni.

In questi 7 anni quali sono stati i rapporti con Invitalia? Come hai gestito la cosa?

Da Invitalia continuavano a mandare i normali bollettini di pagamento e qualche avviso di pagamento di arretrati. Io  li ho contattati, ho inviato tutta la documentazione  attestante la mia situazione dalla denuncia in poi.  Ma questo è il risultato. Debito iniziale più interessi.

Non hai mai ricevuto una proposta di mediazione?

No, mai. Ripeto, il punto è che da soli tre mesi guadagno 800 euro al mese. Dove li trovo 57 mila euro?

Se non dovessi estinguere il debito  nei tempi indicati, cosa accadrà?

Procederanno ad un recupero coatto, come indicato nell’ingiunzione di pagamento. Presumo che mi bloccheranno il conto corrente, quegli 800 euro che guadagno mensilmente e sequestreranno la macchina di poco valore che ho. Si prenderanno quel poco che sono riuscito a ricostruire in questi anni. Continuo a pagare le denunce fatte. Non dovrebbe essere così.

Un messaggio negativo per chi potrebbe trovarsi a dover e voler denunciare.

Assolutamente negativo. Purtroppo questi problemi li hanno in tanti ed è assurdo che sia così. Considerato che periodicamente vengono sequestrati milioni di euro alla mafia,  perché non venire incontro alle vittime di mafia, chiudendo i contenziosi? E’ a causa della mafia se da un giorno all’altro ti ritrovi a non avere più nulla.

La tua proposta sarebbe quindi quella di compensare i debiti con beni e capitali sequestrati alla mafia?  

Si. Ovviamente ci sono casi e casi e sono consapevole che qualcuno potrebbe approfittarsene. Ma in una situazione di caso accertato e dimostrabile, sì. Evitare come nel mio caso di dover spendere soldi che non ho in una causa civile per ottenere un risarcimento danni, marifarsi direttamente su capitali e beni di quegli estorsori, nel mio caso ad esempio, riconosciuti colpevoli e arrestati. Sarebbe un ottimo modo per dare serenità a chi ha denunciato e a chi potrebbe trovarsi in futuro nella stessa situazione. Al momento il segnale che si da all’esterno è molto negativo, non importa chi sei, cosa hai fatto o casa hai subito, si guardano solo le carte.

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