Cina: cento nani impiegati in un parco a tema. Le associazioni insorgono

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Ballano e cantano davanti a folle di spettatori paganti. Si guadagna anche il doppio rispetto a un lavoro normale. Per il finanziatore del parco è un’opportunità di emancipazione, ma per chi si occupa dei diritti dei disabili “è stigma”

 ROMA – Trasformarsi in fenomeni da baraccone per raggiungere l’agognata emancipazione economica. Questa controversa storia arriva dalla Cina, dove oltre cento nani si esibiscono ogni giorno in spettacolini e parodie rivolti a folle di turisti e curiosi, in un parco a tema chiamato il Regno della piccola gente. La vicenda, che nel paese ha riscosso l’approvazione di tanti ma anche aspre critiche da parte delle associazioni per i diritti delle persone disabili, è stata resa nota dall’agenzia Reuters. Nel parco, nato nel luglio scorso nei pressi della città di Kunming (provincia dello Yunnan), gli spettatori possono assistere per la somma, non certo bassa in Cina, di 80 yuan (11,72 dollari) a una serie di scenette, danze e acrobazie. Tra i balli anche una parodia del Lago dei cigni in cui donne e uomini indossano tutti il tutù rosa. Gli spettacoli si svolgono su una piccola collina artificiale, che sorge all’interno di un borgo in stile fantasy, formato da piccole case storte. Ma il parco a tema prevede anche la presenza di un re, un esercito e un ministro degli Esteri.

Per l’esattezza nel parco vivono in pianta stabile 108 nani di età tra i 18 e i 48 anni, provenienti da tutte le parti della Cina. Unico requisito per ottenere un impiego: essere autosufficienti e, soprattutto, non più alti di un metro e trenta. I 108 vivono tutti in un dormitorio comune, che vuole somigliare a una caverna. L’ideatore e finanziatore del parco è Chen Ming, un brillante uomo di affari cinese, che ha fatto fortuna con l’elettronica e gli investimenti immobiliari. “Sono molto soddisfatto”, ha detto alla Reuters l’imprenditore, che ha sempre sostenuto di voler operare per il bene della società. “Ora è necessario che la gente, soprattutto gli americani e gli europei, comprendano il senso del nostro progetto. Alcuni non lo capiscono, pensano che vogliamo sfruttare i nani”. Al contrario, ha spiegato Chen Ming, “il nostro intento è offrire loro un modo per vivere, dandogli un valore e la possibilità di avere un lavoro e un’esistenza libera”. Per il momento il piccolo regno non ha ancora portato i profitti sperati, ma l’imprenditore ha molti progetti per il futuro. Infatti, secondo quanto confidato alla Reuters, starebbe già cercando finanziamenti per altri 700 milioni di yuan da aggiungere ai 100 già investiti.

“La prima volta mi sentivo un po’ imbarazzato”, dice Chen Ruan, raccontando la sua esperienza come ballerino all’interno della parodia del Lago dei cigni. “Non avevo mai indossato un abito così prima di allora. Ma una volta fatta l’abitudine, tutto diventa molto naturale”. Nonostante i passi avanti nell’affermazione dei diritti umani per le persone disabili, anche a seguito delle Paralimpiadi di Pechino del 2008, in Cina rimangono comunque forti discriminazioni per gli 83 milioni di persone che – secondo le stime fornite dalla Reuters – hanno una disabilità. Le iscrizioni a scuola e all’università sono in netto aumento, ma permane la difficoltà di trovare un impiego. Per Li Caixia, dopo la scuola superiore, è stato pressoché impossibile trovare un’occupazione pagata decentemente. “Non appena i datori di lavoro ci vedono – ha raccontato – pensano che sicuramente non vorrebbero una persona piccola come noi. Devono pagare lo stesso stipendio, e dunque preferiscono trovare qualcuno più normale”. Questa difficoltà ha indotto Li Caixia ad accettare l’impiego al parco dove è possibile guadagnare anche 2mila yuan al mese, il doppio di quanto si potrebbe ottenere in qualsiasi altro luogo. “Inoltre – ha spiegato – qui il personale non viene discriminato come accade fuori”.

Tuttavia, questa opportunità di indipendenza economica e realizzazione professionale non piace a tutti. E soprattutto non piace alle associazioni per i diritti dei disabili, convinte che un’iniziativa come questa non abbia altra conseguenza che aumentare lo stigma nei confronti delle persone disabili. La risposta all’imprenditore Chen Ming arriva direttamente da Xie Yan, direttore del One Plus On Cultural Exchange Center di Pechino, una organizzazione non governativa che si batte per l’eguaglianza e le pari opportunità dei cittadini disabili: “Dobbiamo andare a dirgli come rispettare i diritti delle persone con disabilità e come aiutarle a sviluppare la propria vita, senza approfittare della curiosità della gente per il ottenere il successo commerciale

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