Continua il balletto dell’assegnazione scorte

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Servizio scorte, revoca per il testimone Vincenzo Conticello. Battaglia vinta per il Capitano Ultimo.

Ennesimo caso di revoca della scorta per un testimone di giustizia, il palermitano Vincenzo Conticello che nel 2006 denunciò cinque mafiosi per estorsione, di cui tre a piede libero. Battaglia vinta invece per il Capitano Ultimo: il tar del Lazio gli restituisce la scorta.

Sono ore di fermento sulla questione “misure di sicurezza personale” in un Paese che per citare il presidente della Camera Roberto Fico “ha nel suo ventre tre fra le più grandi organizzazioni criminali internazionali: mafia, camorra, ‘ndrangheta.” Nelle ultime 24 ore due casi hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica. Il primo è stata la revoca della scorta per Vincenzo Conticello, testimone di Giustizia e vittima di Mafia per l’estorsione di cosa nostra alla storica Antica Focacceria San Francesco.

“Venerdì mattina 14 Dicembre- scrive Conticello – il comandante del nucleo scorte di Roma mi ha comunicato verbalmente che a partire dallo scorso 8 dicembre (ben 6 giorni prima) mi é stata revocata la scorta  per “cessato pericolo”. Ho richiesto se avesse un documento da notificarmi in modo da sapere chi ringraziare per questa  grande vittoria sulla mafia e per la responsabile scelta. Mi ha detto di non aver alcun documento da notificarmi.”

E’ scattata subito la provocazione dell’imprenditore testimone di giustizia: “Invito  tutti a piazza San Francesco a  Palermo il prossimo 27 dicembre  per festeggiare la  fine, la sconfitta, la morte della mafia.”

Nel comunicato diffuso tramite la sua pagina facebook, Conticello lamenta in particolar modo la mancata risposta da parte dello Stato.

 “Quando decisi di denunciare i mafiosi della Cosca del quartiere kalsa di Palermo- scrive –  lo Stato (oltre a rispondere immediatamente alle mie chiamate ) mi chiese  di compilare e firmare decine di carte. Fino a mettere in pieno rischio di morte la vita dei miei familiari e mia il giorno in cui riconobbi alla sbarra 3 dei 5 mafiosi che intendevano uccidermi se non mi fossi piegato alle loro volontà”. Oggi invece per l’imprenditore che afferma di aver “più volte scritto e telefonato al Ministro Salvini e al vice Ministro dell’Interno Gaetti, ai Questori ed ai Prefetti  per richiedere un incontro”,  nessuna risposta.

“Adesso che 3 su 5 dei mafiosi arrestati sono a piede libero –  specifica –  hanno deciso di  togliermi la tutela, già per altro ridotta a un quarto livello, dicendo che è cessato il pericolo per la mia vita  e quella della mia famiglia. Ma se non ci sono più pericoli – conclude sarcastico – allora LA MAFIA È STATA SCONFITTA”

Parole e rabbia che riportano alla mente quelle del capitano Ultimo, quando lo scorso settembre gli fu revocata la scorta. Una decisione giustificata dal fatto che, come si legge in un atto camera del 04/09/2018, “si rileva la mancanza di particolari segnali di concreto pericolo”. Come a dire  il capitano che arrestato Totò Riina non è più in pericolo da settembre 2018.

Sempre ieri però  il tar del Lazio, in camera di Consiglio, ha deciso la restituzione della scorta al Colonnello Sergio De Caprio, accogliendone il ricorso contro il Ministero dell’Interno per la revoca della misura di protezione, disposta il 3 settembre scorso. Poche ore dopo un’auto è stata data alle fiamme nel quartiere Prenestino di Roma,  proprio davanti all’ingresso della casa famiglia gestita dai Volontari di Capitano Ultimo.

«Siamo più forti noi. Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma mafia, camorra e `ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido paese, ce la metteremo tutta», commentava Salvini da Sorbolo (Parma) 24 ore prima di questi due accadimenti.

Nelle more che questo sradicamento avvenga però, l’unica guerra in atto sembra essere quella contro chi la mafia l’ha guardata negli occhi e ha deciso di combatterla, in un modo o in un altro, esponendosi in prima persona, mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri cari, al servizio dello Stato. 

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