Continuons le combat!

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“Ce n’est qu’ un début, continuons le combact!” – Non è che l’inizio,la lotta continua! – urlavano quarantacinque anni fa 50mila studenti tra le strade di Parigi risalendo le Champs Elysees.
Sono trascorsi tanti anni da quelle giornate, si sono ridotti gli spazi democratici, abbiamo assistito in questi anni alla costruzione di istituzioni sovranazionali che hanno verticalizzato la società privandola sempre più del potere decisionale ed altro. Qualsiasi raffronto a giorni nostri ci sembra sicuramente azzardato, ma una cosa è rimasta immutata: coloro che pagheranno il conto!
A pagarne la crisi sono sempre gli stessi, altro che monotonia del posto fisso come blaterava Monti o giovani troppo “choosy” nell’approccio al lavoro come dice la Fornero. Queste affermazioni ci dimostrano che i “tecnici” non hanno nessuna contezza del mondo che li circonda. I giovani ricorrono a qualsiasi espediente pur di sbarcare il lunario, pagarsi gli studi o mantenere la famiglia, e molto spesso in un ambiente pesantissimo: sottopagati, in nero e ricattati, ma si resiste perché non ci sono alternative. Ci hanno condannato a una condizione di perenne precarietà e si permettono di usare il refrain della violenza nelle piazze, quando la vera violenza è di Governo.
Siamo di fronte ad una colossale spoliazione: svendita dei Beni Comuni, compressioni di diritti e salari, meno soldi alle scuole pubbliche e regalie a quelle private, sperpero di denaro pubblico per finanziamenti alle Banche, alle missioni di Guerra, alle cosiddette Grandi opere e declassamento delle Istituzioni parlamentari a maggiordomi della Troika.
Lo sciopero europeo del 14 novembre contro l’Europa della dittatura della Finanza ci sembra l’innesco per un nuovo autunno di lotte e traccia le coordinate per una risposta radicale e unitaria.
Messina, Torino, Roma, Padova e altre 80 piazze in Italia; e ancora Madrid, Atene, Lisbona, Parigi, milioni di lavoratori e studenti uniti nella convinzione che non si può più subire.
Il manovratore non và disturbato il rigore è necessario.
Un dogma che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze perché tante saranno le forze dispiegate per mantenere questo sistema, e tanti e duri saranno i dispositivi di controllo, la Polizia nelle piazze in questi giorni lo ha dimostrato.
Per dirla con le parole di Benjamin, una violenza, che ‘conserva il diritto’ […] violenza, che si manifesta, ma si obnubila, si nasconde nel diritto che ha posto: assume la forma stessa del ‘diritto’.
Noi andremo avanti così, questa carica di contestazione va raccolta, alimentata, ma deve essere trasformata in proposte politiche che mettano in discussione innanzitutto i Trattati europei.
Se nelle Istituzioni certa politica ha certificato una vera e propria resa all’incidere di questa crisi, nelle piazze europee ci si avvia alla resa dei conti contro chi questa crisi l’ha generata.
“NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO” è stato l’imperativo che ha accompagnato anche il nutrito corteo di Messina, organizzato dalla “Rete Aggregativa Studentesca – Lotta Organizzata”, al quale come “Cantiere dell’Alternativa per Messina Bene Comune” abbiamo aderito convintamente. Oltre 5mila tra studenti delle scuole superiori, lavoratori delle conoscenza e attivisti dei movimenti sociali, hanno sfilato lungo le strade della nostra città, sino a Palazzo Zanca, cuore del Dissesto Finanziario e della gestione sconsiderata di soldi pubblici. Momenti di tensione qui con i vigili urbani del Comune quando due nostri compagni della Rete Noponte (Claudio e Marco) hanno srotolato, dopo essere entrati pacificamente in Municipio, uno striscione con su scritto “la crisi la paghino i ricchi”, dalla balconata del Salone delle Bandiere, al primo piano. Sono stati infatti strattonati, gli è stato strappato lo striscione e sono stati bruscamente accompagnati a pian terreno per essere identificati. Ai nostri compagni vogliamo esprimere la più totale solidarietà!
Successivamente molti studenti, trovandosi la strada sbarrata dai cancelli chiusi, hanno appeso i propri striscioni sui cancelli stessi. Questi ragazzi, i ragazzi e le ragazze di ieri mattina, ci fanno ben sperare per il futuro di questa città.
L’autunno caldo dunque è iniziato: noi ci batteremo per un’altra Europa e un’altra Messina, a cominciare dalla necessità di risolvere i gravi problemi finanziari del nostro Comune, violentato da anni di mala amministrazione, ruberie e incapacità della classe politica che l’ha governato.
Non è che l’inizio!

Antonio Currò (precario) e Francesco Mucciardi (disoccupato)
“Cantiere dell’Alternativa per Messina Bene Comune”

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2 Commenti

  1. ovviamente sono con voi, compagni! per me, che sono precaria storica e co.co.pro. sottopagata; per i miei figli a cui voglio a tutti i costi garantire un futuro decoroso; per i miei studenti, che meritano di poter esprimere le proprie capacità nello studio e nel lavoro; per la mia città, spolpata viva da un branco di corrotti e corruttori; per il mio paese, che merita un futuro!

  2. Non esiste un altra Europa: l’UE è un blocco imperialista costituito per gli interessi del grande capitale monopolistico. Un unione monetaria e militare, legata all’imperialismo atlantico, che rientra nell’omologazione al mercato unico ed alla spartizione del mercato, delle risorse naturali, delle rotte commerciali ecc… All’interno dell’UE, vi sono altresi contraddizioni tra le borghesie dei vari paesi, dove domina l’egemonia tedesca e neo-carolingia. La lotta di classe, per la sovranità popolare e nazionale, per il socialismo è la strada per sconfiggere il sistema dei monopoli bancari, finanziari ed industriali. Non un altra Europa, ma fuori dall’UE e dalla NATO, disarticolando secondo la teoria degli “anelli deboli” queste strutture reazionarie, con un fronte internazionale delle forze operaie, popolari, di classe, comuniste rivoluzionarie. Il futuro non è il capitalismo!

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