“Controvento”

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di  Raffaela Danzica

Molti mi chiedono perché mi definisco “Donnacontrovento”. Perchè sono controvento! Perché ad ogni mia fatica corrisponde un altrui comodo, perchè ad ogni mia onestà corrispondono una o più disonestà altrui. Perchè la mia vita è fatta di conti che non quadrano, bilanci in perdita, treni persi, attese alle stazioni, chilometri a piedi, col vento, con la pioggia, col freddo o il solleone. File agli sportelli, lunghe file agli sportelli! e poi attese, attese, attese…attese inutili! attese disattese! Un giorno, per resistere, mi sono data una regola: non prendere nulla in modo personale! In fondo non sono certo al centro del mondo! Il mondo va avanti anche senza di me. Ma poi mi sono detta anche: io vado avanti, imperterrita, per la mia strada! Quasi a dire che potevo andare avanti anche senza il mondo! Il mondo ed io ognuno per la sua strada! Ma questo, probabilmente, non è bastato. Si, non è bastato, perchè non poteva bastare. Perchè all’addestramento alla forza personale, a prescindere dal contributo altrui, si contrappone un altro incitamento: quello all’empatia! Come possiamo pensare che la percezione interna del  nostro valore, positivo o negativo che sia, non resti agganciata agli altri? Qualunque cosa gli altri pensano o dicano di noi, può non riguardarci, certo! Ma quello che gli altri fanno, in relazione a noi, ci interessa e come! Non avrebbe più senso chiedersi : “Per chi suona la campana?” e poi rispondersi che suona sempre anche per noi.

Le letterature sarebbero svuotate di tutto il senso etico e ogni evento della vita sarebbe sterile di significati. Ognuno deve dare conto agli altri e gli altri devono dare conto ad ognuno! Io devo dare conto al mondo, dunque! E mi aspetto che il mondo dia conto a me! E’ per questo che da quasi vent’anni, vedo film blu ogni sei mesi. Julie, la protagonista, è combattuta tra il bisogno del ritiro in sé stessa e quello di entrare in relazione con gli altri. Mi ci ritrovo molto in lei ed ammiro l’epilogo, davanti al quale, puntualmente, mi sono concessa di piangere. La risposta finale di abnegazione è risposta d’Amore, certo! Ma è risposta difficile. Io mi ripromettevo di apprenderla andando controvento… Col tempo ho pianto di meno davanti al film e davanti al mondo…sempre un pò di meno, fino a non piangere più.

Le corse non sono finite, certo!( ed il fiato è pure più corto). Nè sono finite le file, le attese disattese, i chilometri a piedi sotto il vento, sotto la pioggia e il solleone…I conti continuano a non quadrare e i treni continuo a perderli. Eppure continuo a camminare, ad andare avanti per la mia strada, controvento… e dico “mia”, ma alla fine solo mia non è , poichè è anche degli altri, visto che ad ogni mia richiesta o semplice constatazione di fatto mi sento dire : non sei l’unica! sapessi io!…e si fa la gara a chi sta messo peggio! Ahahahah!!! altro che piangere, ora come ora mi viene quasi da ridere!Ad ogni mia sacrosanta domanda di ascolto, ingenua e scontata la risposta: “ma lei si rende conto, con questa crisi?!”

La crisi è diventata la giustifica alle malefatte, alle manchevolezze e ai disservizi antecedenti alla crisi! Anzi, sono stati proprio quelli a causare la crisi stessa. Che farsa! In un Paese del “Si salvi chi può” possono sempre e soltanto gli stessi e sempre e soltanto gli stessi restano fregati. Il pollo di Trilussa viene diviso sempre nelle stesse porzioni! Il bello è che si fingono vittime anche i carnefici. E vuoi vedere che le vittime finiscono per sentirsi carnefici?! Ah! ma per forza! Se per un’empatica solidarietà ci si scambia di ruolo, ovvio che può succedere! In tutta questa confusione e mimetizzazione sociale il passo da una fu(i)nzione all’altra è breve. Mi chiedo, sempre ridendo, ( perché altro non c’è da fare) se è possibile essere in una condizione di disagio, dunque condizione in cui il welfare dovrebbe farsi sentire, e, tuttavia, rimanendo invisibilmente nel disagio, paradossalmente dare il proprio contributo nell’erogazione di un servizio sociale?! Insomma come dire che un medico ammalato di cancro dia il suo contributo in sala operatoria, pur essendo egli stesso malato! E non solo! ma che venga anche sottopagato! Evviva lo stato sociale! Per chi ne ha uno! Evviva l’Italia! Che va tutta controvento!

Eppure non ci vuole molto, io credo, per cambiare un po’ le cose. Ho detto un pò, ovvio! Cambiare tutto non si può, non al momento. Eppure, piano piano si potrebbe incominciare. Basterebbe rispondere alle domande con delle affermazioni, anche minime. Alle richieste, non più: ” ma lei si rende conto, con questa crisi?…” Ma piuttosto: “Vediamo cosa si può fare, nonostante questa crisi”. Perché è così che io risponderei al mondo, ed infatti così rispondo, pur andando controvento(…)

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