Cutrò. L’ antimafia che non protegge

Cosa accade quando entri nel mirino della mafia, la denunci in Sicilia, però siamo in Italia?

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Proverò a spiegarvi cosa accade, in parte, perché a raccontare tutto fa
male anche a me. Innanzi tutto, vi starete domandando il perché di
questa lettera; stamattina è passato un ragazzo, pensavo venisse a
trovarci per un caffè, invece era il “postino” della Riscossione
Sicilia: entro 5 giorni da oggi pretendono circa 39.000 €, cioè parte di
un debito, accumulato dai miei debiti con gli organismi dello Stato,
mentre la mafia mi danneggiava e mi attaccava l’azienda, ora passati in
mano loro per la riscossione coatta.

Non è la prima volta, penserete, che vi racconto storie del genere, e
invece si; sono passati vent’anni dal lontano 1999 quando denunciai il
primo attentato, si siamo sempre lì, il cane che si morde la coda. Poco
tempo fa le banche, ora Riscossione Sicilia, una “sentenza” annunciata
già da tempo ai piani alti.

Denunci la mafia, lo Stato ti “protegge”, cerca di assisterti ma una
volta mancano le norme, un’altra l’uomo delle istituzione che tratta una
pratica o dimentica di evaderla, un’altra non saprei, perché come in
tutto c’è il bene ed il male, e non possiamo negarlo, fin quando poi ti
dicono: Tutto a posto, alzati e cammina!

Giusto nei giorni scorsi si è appreso che l’imprenditore Rocco Greco,
imprenditore che ha denunciato la mafia ed estraneo agli ambienti della
malavita, ha perso tutto per ritardi della burocrazia e purtroppo si è
tolto la vita, vedendosi tradito dallo Stato.

Secondo me, è più difficile accettare quando si sbaglia, ed “alcuni” non
potranno mai ammettere di aver sbagliato, loro o chi per loro, che
risolvere le questioni.

Io sono stanco, volevo continuare a fare l’imprenditore e non mi è stato
permesso, vivo di stipendio oggi, come pago questi debiti accumulati con
lo Stato per i danneggiamenti subìti dalla mafia e per le varie perdite
delle commesse subite durante le mie denunce?

Si fa presto a parlare senza analizzare bene i fatti; io ho denunciato
ed ho continuato ad assistere e portare alla denuncia imprenditori,
nonostante ne abbia viste parecchie di problematiche e/o ritorsioni
personali solo perché davo voce ai problemi della gente comune e
qualcuno mi definiva come rompiscatole.

Io mi rivolgo alla politica sana, perché a volte può capitare di trovare
politici insani o un funzionario politicizzato sempre da quella
marginale politica insana.

Politici sani e che sanno di cosa parlo come, permettetemi l’ordine
casuale:
• Piera Aiello – Onorevole della Repubblica, componente della
Commissione Antimafia e Testimone di Giustizia;
• Claudio Fava – Familiare vittima di mafia, Deputato della Regione
Sicilia e Presidente della Commissione Antimafia Siciliana;
• Nello Musumeci – Presidente della Regione Siciliana e sempre in prima
linea contro la mafia;
• Luigi Gaetti – Presidente della Commissione Centrale e precedentemente
componente della Commissione Antimafia Nazionale, durante l’analisi
delle problematiche sui Testimoni di Giustizia;
• Nicola Morra – Presidente della Commissione Antimafia;
• Matteo Salvini – Ministro dell’Interno;
• Giuseppe Conte – Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il perché di queste figure è intuitivo, si contraddistinguono assieme ad
altri per l’interesse comune di sconfiggere la mafia, ma nel mio caso
già ha vinto perché ho perso l’azienda e i debiti sono rimasti nel vivo,
ha vinto perché la mia famiglia è rimasta senza protezione, ha vinto
perché lo Stato non è più interessato alla mia di protezione, ma
intervenite affinché non vengano aggredite casa e stipendio, poiché la
mia famiglia ne ha già passate tante e non resisterei a questa
mortificazione, SOLO PERCHE’, IO FIGLIO DELLO STATO, SEGUENDO LA MIA
COSCIENZA HO CREDUTO NELLO STATO, HO FATTO IL MIO DOVERE MORALE, HO
FATTO TANTO ED OGGI MI RITROVO A QUESTO PUNTO.

Non voglio tirare la giacca, però chi può intervenga e salvi la mia
famiglia da questa trincea dove OLTRE ad essere bersagliati dalla mafia,
lo siamo anche da parte, di una parte, delle Istituzioni.

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