FAMOSO (PER UN PUGNO DI LIKE): la ricerca di un proprio ‘post’ nel mondo

0
155
- Pubblicità-

Dal sé al tutto. Dal particolare all’universale. Una riflessione personale sul quesito più ancestrale, semplice e contorto al tempo stesso: Chi sono io?

Questo si sono chiesti i fratelli Naccari, Lelio e Dario, sul palco del Teatro dei 3 Mestieri di Messina, con  “Famoso (Per un pugno di like)”, penultimo appuntamento della rassegna “Qui è estate”, andato in scena giovedì 24 agosto.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Lelio Naccari, affronta il tema dell’identità, dell’esistenza, con un’analisi che da semplice si fa complessa, intelligente e profonda, pur mantenendo una genuinità che da scontata diviene funzionale a una ricezione immediata e diretta.

Con una leggerezza utile a smorzare l’intensità delle osservazioni, i due protagonisti riescono a far ridere e riflettere, dando origine a una riflessione che da personale diviene sociologica. Si parla di esistenza, o meglio, della spasmodica ricerca di una conferma della propria esistenza. E’ qui che subentra il SOCIALE, inteso in ogni sua possibile accezione: il riconoscimento da parte degli altri, il sentirsi parte di una società. Ma anche, e soprattutto, essere ‘social’, riconosciuti e seguiti sul web. Ed è qui, o meglio, da qui, che si snoda tutto. Che si scopre come poter finalmente rispondere all’ancestrale domanda.

Al diavolo Descartes con il suo ‘penso dunque sono’. Al diavolo lo spicciolo individualismo. Esisto perché sono riconosciuto. In altre parole, FAMOSO. Famoso in un’era in cui il grado di celebrità si calcola a suon di like e condivisioni, ed ecco che l’osservazione sociologica/psicoanalitica/personale/universale si trasforma in quella velata, ma non troppo, critica condita con la giusta dose di irriverenza, di sarcasmo ed intelligenza.

Il metateatro la fa da padrone in una rappresentazione che vede alternarsi parole e musica. L’attore Lelio e il musicista Dario sono due fra tanti che si interrogano come tanti. Come tutti. Potrebbero essere, e forse lo sono, due del pubblico che, chiedendosi ‘chi sono questi dello spettacolo?’ si trovano a chiedersi ‘…e noi chi siamo?’.

Appunto, chi sono Lelio e Dario?

Siete entrambi artisti, in un periodo in cui l’artista deve necessariamente confrontarsi con la realtà del  web. La popolarità si nutre di condivisioni che perdono il senso etimologico della parola ‘condivisione’. Quanto c’è di autobiografico in questo spettacolo?

 

LELIO NACCARI: Di autobiografico c’è tutto e niente, ci sono le emozioni personali, per fortuna, che hanno innescato la creazione di  un panorama possibile. Di personale ci sono i nostri corpi, che hanno questa forma ben precisa, con dentro ciò che ci affascina o ci perplime, importante come quello di chiunque altro, e i cervelli da cui sono nate le suggestioni.  Ma se nello spettacolo parliamo di un “noi” o di un “me” è solo uno fra i tanti possibili. Nella volontà e libertà di metterli in azione, e in scena, c’è forse più significato che nelle parole e nelle note stesse. Ma un po’ di bellezza di contorno ci vuole, o almeno è bello provarci.

 

DARIO NACCARI: É chiaro che anche noi viviamo l’influenza che il mondo del web ha sulla cultura in questo momento, ne siamo affascinati e disgustati allo stesso tempo, ma è un po’ come quando mangi il gelato pur sapendo che ti farà male; La realtà bisogna accoglierla, studiarla fino in fondo, e poi magari farsi un’idea propria.

Con questo spettacolo stiamo lavorando all’intelaiatura di queste idee, ed è per questo che non vorrei considerarlo definitivo, assoluto, ma quello che cercheremo sarà l’influenza che alcune parole, o situazioni, possono avere quando vengono trasportate nella realtà.

Entreremo in una stanza dove tutto questo si potrà dire liberamente, dopo esserci suggestionati a vicenda sarebbe bello scoprire quanto ancora può succedere.

E’ più una critica alla spasmodica ricerca di un proprio posto, o ‘post’, nel mondo dei ‘famosi’, o più una presa di coscienza di ciò che è necessario fare affinché ci si possa sentire parte di questo mondo?

 

LELIO: Sicuramente c’è più presa di coscienza, è più interessante andare a scavare che additare qualcosa o qualcuno, ti permette di superare qualcosa e procedere oltre, verso ulteriori prese di coscienza. Quello che fai, mentre lo fai ti cambia, ed è la base per qualcosa d’altro, di nuovo.

 

GS Trischitta

 

Famoso (Per un pugno di like)

Scene di Mamy Costa
Musica di Dario Naccari
Scritto e diretto da Lelio Naccari

- Pubblicità-
Articolo precedenteHorcynus fest. Opere teatrali di chiusura
Articolo successivoLa Sicilia di Rosalia
Nata nel 1987 a Messina, città verso la quale il senso di appartenenza e ammirazione è tale, da poter credere nel cambiamento. Laureata in Lettere moderne con una tesi in Letterature comparate su “Erzsébeth Bathory – La contessa sanguinaria come icona POP”.  Specializzata in metodi e linguaggi del giornalismo con una tesi in Etica dei media dal titolo “MADRE DEL DIVERSO – Pratica del materno e omosessualità”. Testarda come pochi, presuntuosa come troppi. Desiderosa di cambiare le cose, consapevole del fatto che, per farlo, il primo passo sia migliorare se stessi. Appassionata di De André, letteratura, arte, fotografia, vino rosso e tacchi alti … ma il momento in cui sento veramente i brividi sotto la pelle, è quando sono di fronte a un foglio bianco. 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui