Mito e tradizione in cortile: “U ciclopu, Giufà e Firrazzanu”

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Sold out per la prima serata di “U ciclopu, Giufà e Firrazzanu”. Andato in scena il 18 luglio, lo spettacolo si inserisce all’interno del Festival  il Cortile di Roberto Bonaventura e Giuseppe Giamboi, manifestazione che sta facendo rivivere in chiave teatrale uno spazio insolito e profondamente storico del centro di  Messina, il cortile Calapaj – d’Alcontres.

Lo stupore, la paura, l’arguzia di Ulisse “nuddu miscatu cu nenti”, la stupidità di Giufà e la scaltrezza di Ferrazzano, cammareri di serviziu du principi di Partanna,  portano sul palco eroi del mito mediterraneo e del popolo.  Un caleidoscopio fatto della natura dell’uomo ma anche della nostra Sicilia e dei suoi mari solcati dal mito del tempo. Apre lo spettacolo la preghiera du iudici iustu, omaggio a Messina, cammeo di uno spettacolo del 2005/2006 dal titolo Camurria che segna l’inizio della carriera di cuntista-narratore di Gaspare Balsamo;  in  quello spettacolo il protagonista è un bambino che cresce nella fascinazione dei cantastorie siciliani.

In un magma impetuoso di parole, tonni che sguazzano ormai braccati e destinati alla rete nella mattanza come i compagni di Ulisse che schivano la furia del Ciclope grazie all’astuzia del loro eroe. Cunti che si mescolano con litanie dai poteri  taumaturgici, radici familiari e genuina ironia popolare. Narrazione condotta con una sapiente articolazione vocale ed una ritmica impetuosa che riporta il passato in un eterno presente.

Quando lo contattiamo per l’intervista, il nostro attore  sta godendo delle acque meravigliose dello Stretto e guarda un luntro che solca il mare, poco prima un omaggio all’amica Maria Costa, cuntista indimenticabile, davanti alla sua casa nel Paradiso  di case basse

“U ciclopu, Giufà e Firrazzanu – ci racconta – “è uno spettacolo che mette in scena una densa drammaturgia mista, fortemente legata alle potenzialità ed alla potenza dell’oralità, che ha esigenze spettacolari ridotte e permette di improvvisare e di mettere insieme in un processo orizzontale il racconto del nono libro dell’Odissea, inserito dai nuovi cuntisti nel tessuto narrativo tradizionale, con lo straordinario e prolifico bacino della narrazione popolare siciliana”.  

Il segreto del successo dello spettacolo e del festival andrebbe ricercato per Balsamo nel buon lavoro generale  di regia,nello spostamento della rassegna dal forte al centro, e nell’attenta  selezione artistica.

Per il futuro, l’attore accenna ad un progetto legato a Stefano D’Arrigo ed al suo Horcynus Orca, con lo Stretto che ancora una volta fa nascere storie che presto  verranno condivise con il pubblico.    

 

Giuseppe Finocchio

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33 anni, fiero di essere nato in uno dei luoghi più belli al mondo, laurea in Conservazione dei Beni Culturali ind. Archeologico conseguita nel 2005 a Viterbo con il massimo dei voti, formazione affinata poi con tanti altri successivi step. “Ho sempre confidato nella gentilezza degli sconosciuti” dice molto di me questa frase tratta da un tram che si chiama desiderio, un’apertura verso l’altro e verso il mondo che porta con sé bellissime occasioni di conoscenza e qualche immancabile delusione; mi specchio spesso nel mio gatto: riservato, deciso, indipendente, sofisticato, con una certa passionalità primigenia. Scrivere è per me una linfa vitale, una valvola di sfogo spontanea, una esigenza comunicativa profonda. Lunatico, sognatore, divoratore di libri ma con i piedi ancorati alla realtà, l’archeologia e l’arte sono per formazione e per passione due mie compagne di viaggio, viaggiare è per me il motore di scoperta della realtà più accattivante. Versificare invernale edizione il Gabbiano ed il Mare Vetrato, edizione Pungitopo, sono due mie piccole sillogi poetiche che condensano in versi il mio vissuto ed il mio sentire.

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