Da Barbara Balzerani ad anonimo interlocutore.

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Ti ringrazio per l’attenzione che hai messo nella tua riflessione e, soprattutto, per aver approcciato a me come una “comunista combattente”. Da parte di chi, come te, è stato un comunista di partito è cosa rara un’onesta e libertà di pensiero come la tua. Ma questa tua propensione non ti è bastata per salvarti dalla tentazione di dover demolire l’”avversario” per poterlo riavvicinare. Naturalmente mi ricordo del tuo intervento ad Aiello e avevo anche pensato che forse, una volta tanto, ci fossimo capiti. Mi sbagliavo.

Provo a risponderti iniziando dal punto centrale del tuo ragionamento da cui, secondo me, discende il tuo errore di fondo che ti porta a cominciare a demolire il ponte subito dopo averlo costruito.

“Colgo poi la contraddizione di tutto il suo ragionamento, quando da un lato richiede di aprire un confronto da pari, sull’esperienza storica delle BR, “a quel punto, noi saremmo i più feroci critici di quella esperienza”,

sostiene, dall’altro lato però, almeno io, non ho mai colto, una posizione di vera autocritica di quella

esperienza.” Così scrivi. Dove vedi la contraddizione? Hai riportato fedelmente le mie parole e il mio pensiero.

Si, saremmo i più feroci critici della nostra esperienza se non altro perché la conosciamo bene e perché da

“sconfitti” per eccellenza siamo stati costretti a lunghi anni di riflessione. E forse siamo stati gli unici a farla. Tu me ne dai conferma. Ma lo saremmo, critici, in un confronto alla pari, in cui ognuno dei diversi  protagonisti delle scelte politiche in quegli anni fosse disposto a prendersi le sue di responsabilità, a dare atto dei suoi errori. E questo sia per una non vocazione all’autoflagellazione e sia per una comprensione del contesto degli avvenimenti.

Ma questo è evidente che non è maturo e forse non lo sarà mai, visto tutto quello che è successo in questi ultimi trent’anni in cui ognuno continua a proclamare di aver avuto ragione e non dà conto dello stato attuale del nostro paese. Nelle tue pagine non c’è una sola parola che induca a pensare che tu, voi, abbiate commesso qualche errore. Non un dubbio che la tua, la vostra politica, fosse in parte responsabile del vuoto che si era aperto e che è stato riempito da maldestri come me, come noi. Solo negazione, mistificazioni, falsificazioni, condanne o lezioni benevole, come nel tuo caso, ma come può permettersi solo chi pensa di non aver sbagliato sostanzialmente nulla.

Eravamo tanti, nella diversità di scelte, te ne sei accorto? Tutti ignoranti, con dubbi adolescenziali irrisolti e

psicologicamente, anzi psicanaliticamente fragili come me? E’ questo modo di approcciare al confronto che, nel momento stesso in cui lo dichiara, non fa che negarlo, che impedisce lo stare alla pari in uno scambio libero. La tua parte politica ha ammesso la parola degli ex comunisti in armi solo dopo un atto di abiura. Questa è la sostanza della legge sulla dissociazione. Mettere come presupposto i nostri errori politici e i nostri orrori morali impone una strada obbligata alla riflessione in cui si sa già tutto all’inizio, il resto è pura forma. Tu dici che vuoi riconciliarti con una generazione “che ha certamente sbagliato” e non accetti che ci sia critica nei confronti degli errori della tua generazione. No, nessun dubbio da parte tua. Voi avete studiato e non avete improvvisato nulla.

L’analisi di Salerno era giusta e la dimostrazione è nella deriva dei paesi a socialismo reale che hanno fatto la rivoluzione e le conseguenti dittature mentre in Italia si costruiva la democrazia. Nessun dubbio. E noi figli degeneri non abbiamo apprezzato. Continuo a pensare che in genere, almeno così si dice, le cose si fanno almeno in due, che gli avvenimenti siano il risultato di più spinte diverse e che affermare che il giusto sia tutto da una parte sia fornire un’interpretazione del reale a propria esclusivo beneficio.

Certo, appena ho preso coscienza della mia condizione sociale, sono diventata una ragazzina arrabbiata. Ma

affermare come tu fai che la mia rabbia non sia stata riscattata perché neanche gli studi mi hanno nsegnato la “pazienza” dei Cafoni descritti da Silone, ti impedisce di capire cosa sia successo in questo paese dal ’68 in poi e la rottura generazionale che ha dato il via a uno dei movimenti più importanti del dopoguerra. Studenti, operai, donne, movimenti per le libertà civili. Se fosse stato per voi che avete tanto analizzato e studiato in questo paese non ci sarebbe stato neanche il divorzio o l’aborto (tanto per non turbare la coscienza delle masse cattoliche) e forse direste ancora che la bomba madre di tutte le stragi l’hanno messa gli anarchici per inceppare il processo democratico. Ti viene mai il dubbio che se in questo paese non ci fossero stati tanti figliastri psicologicamente fragili forse la tua democrazia avrebbe potuto soffrire qualche affronto più cruento?

Non ho mai pensato né affermato che la mia scelta armata sia stata maggioritaria ma che sia stata “una strada di militanza politica personale che, non aveva giustificazioni” ti induce a una analisi tutta esistenziale di un fenomeno politico che è durato una quindicina di anni e ha coinvolto migliaia di militanti. Più tutti i consenzienti che ci hanno dato una mano perché potessimo esistere sia materialmente che politicamente. Non stavamo in montagna, né in qualche sierra. Stavamo in città, magari a casa di qualche cafone senza coscienza. Non sto dicendo di aver avuto ragione, in tutta evidenza ho avuto torto, visti i risultati. Ma che tu non riesca a scendere a patti dopo tanti anni col fatto che qualche ragione dovesse pur esserci della nostra presenza nello scenario politico di questo paese, non ti sembra una grave carenza dal tuo punto di vista di analisi storica?

E’ vero, stento a mettermi in relazione con la società di oggi. Tu ci riesci? Era tutto questo orrore che pensavi di lasciare in eredità alle giovani generazioni? Era per fare una guerra nei Balcani, per inaugurare i cpt, per istituzionalizzare il precariato col pacchetto Treu, per ossessionarci col pericolo della microcriminalità e la cultura securitaria, per patteggiare sui conflitti di interessi, per, per, per, che avete tanto penato per andare al governo? Ti sei chiesto perché la lega nord prende voti operai e i giovani emarginati votano a destra? Perché la politica a sinistra la fanno i Santoro e i Travaglio, per alcuni addirittura i Di Pietro, e non chi sarebbe abilitato a farla che se sta lì, ammutolito e in crisi perenne di identità, piagnucolando che “bisogna tornare nei territori”. Chi ve lo impedisce. Tornateci, per favore, e forse tanta serenità d’animo vi passerebbe.

Si, mia madre è stata una grande donna ma ti devo disilludere. S’è beccata il peggio (due guerre, l’emigrazione, la fabbrica prima del 69,..). Certo che aveva una chiave per leggere il mondo. Era quella della rassegnazione allo stato presente delle cose. Dignitosa, certo, mai merce di scambio, ma senza speranza. Almeno con lei avete fallito, non ci credeva nel vostro riscatto delle masse, teneva duro a livello personale perché era fatta così. Ma quando il vento ha cominciato a cambiare, ha svolto il suo ruolo di madre nel mettermi in guardia, ha sofferto per le mie scelte e ne è morta prematuramente, ma fino all’ultimo ha continuato a guardarmi dritto negli occhi e ha cercato di capire dov’era la sua parte di riscatto nelle scelte dell’ultima sua figlia.

Perché se dico che non so se la Dc abbia tramato per la morte del suo presidente dimostro tutta la vuotezza di analisi e di respiro strategico delle BR? Tu sei sicuro sia andata così? E che faceva intanto il grande partito

comunista? Voleva anche lui la morte del suo principale alleato? Non credi sia stata un po’ più complessa la

matassa e l’intreccio di interessi politici? Tanto rigore secondo te è frutto di un’idea del grande complotto o di una cronica incapacità di gestione dei conflitti da parte di forze politiche abituate a considerare oscuro, sconosciuto, estraneo alla realtà del paese tutto ciò che non rientra nei loro piani e che non riescono a governare?. Il tuo ex partito è stato un maestro di questa miope logica politica paranoica: tutto ciò che era diverso era frutto di provocazioni, di mezzi fascisti, di agenti prezzolati. La difesa delle istituzioni, prima di tutto. Come se fossimo nello stato dei soviet e non nel quarantennale democristiano.

“Consegnare Moro, vivo allo stato, avrebbe determinato la distruzione politica della DC, ciò lo avrebbero

compreso finanche i bambini, loro no, la loro era furia cieca, era azione militare senza pensiero alle spalle,

nessuna rivoluzione avrebbe potuto prevalere in quelle condizioni di approssimazione strategica, politica e

culturale. E difatti non prevalse”. Buffa questa tua affermazione e per almeno due considerazioni. La prima è la valenza che dai a quella nostra azione. Dunque in ballo c’era la possibilità di distruggere la Dc. Dunque avevamo ragione che si poteva fare per quella strada. La seconda è la tua certezza di “come sarebbe stato se”. Se fosse vero il tuo ragionamento, perché il grande Pci non ha spinto in direzione di una mediazione politica e s’è invece arroccato nella intransigenza più rigida? Non era anche suo interesse indebolire la Dc? Perché parli di nostra  furia cieca? Noi qualcosa l’abbiamo fatto per evitare quel epilogo, non si può dire lo stesso delle forze istituzionali.

Sono parecchi a pensarla così, persino qualcuno che era molto legato al nostro prigioniero.

E’ vero. L’iniziativa di Aiello si è svolta in un clima di grande civiltà. E io ve/te ne sono grata. Però un cruccio mi era rimasto dopo quella serata, cruccio che tu mi confermi, e cioè che anche in situazioni tanto favorevoli non c’è parità di condizioni perché in questione c’è l’analisi critica di solo una parte in causa, la mia. Tu auspichi la prosecuzione di questo confronto. Da tempo noi, quelli non pentiti o dissociati, andiamo dicendo che restituire quel pezzo di storia alla società e, soprattutto alle nuove generazioni, è un dovere per chi l’ha agita. Purché non ci sia qualcuno che si senta esentato dal dover renderne conto. A modo mio ci sto provando. Scrivo racconti che non sono “la storia” ma la mia storia, come io l’ho vissuta. Anche perché raccontare storie, credo sia l’unico modo di fare la storia. E, volutamente, lo faccio col linguaggio delle emozioni perché penso sia l’unico in grado di comunicare, anche con chi ha fatto altro o neanche c’era. E in questo tragitto ho fatto l’incontro con chi mi ringrazia perché ho dato voce anche a loro e alla loro esigenza di dare senso al mistero dell’avventura che chiamiamo vita. O anche perché, ti sembrerà assurdo, riesco a dare loro forza e speranza. Io, per te la psicolabile.

Sono assolutamente convinta della tua sincerità quando affermi che “per la libertà dell’uno e degli altri, io,

ancora sarei disposto a morire” e ti fa onore, specie in un paese a dominante cultura forcaiola. Per questo ti

auguro di trovare interlocutori più ferrati e con minori fragilità psicologiche, vecchie e nuove, delle mie.

Con affetto risentito Barbara Balzerani

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