Dalla vigna al sexy shop per disabili

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Questa è la storia di Mirtha Barbetti che affetta da Atrofia Muscolare Spinale sin dalla nascita è riuscita con caparbietà e tenacia a dimostrare che essere disabili non vuol dire avere il sesso degli angeli. Nata in provincia di Gorizia da una famiglia di contadini Vignaioli ha subito dovuto affrontare la realtà della vita, che come sappiamo non è facile per nessuno. E’ lei stessa che si racconta in una lettera aperta “Ho ottenuto la licenza di terza media in un momento molto difficile della mia vita. Avevo perso due mesi prima il mio punto di riferimento mio nonno Miro. Dopo la sua morte tutta la famiglia ha dovuto rimboccarsi le maniche per portare avanti l’azienda. Eravamo tutte donne. I miei genitori erano separati. Io mi occupavo di piccole cose in ufficio, delle fatture e rispondevo al telefono. Nel 2005 la mia badante mi ha presentato un uomo in chat e nel 2007 mi trasferisco a Sestri Levante per amore”.

 

Ci ha incuriosito e intrigato la storia Mirtha, come si possa passare dalla Vigna al sexy shop Automatico ( una serie di distributori automatici che al posto delle merendine vendono materiale e gadget porno, permettendo in tal modo al gestore di non stare fisicamente al negozio) è un qualcosa di così “improponibile” per la nostra società ancora ferma alla pietra su questi temi che non potevamo non andare a sentire direttamente l’interessata.

 

Una volta che sono andata a Sestri Levante, ci dice Mirtha, ho cercato lavoro tramite degli enti preposti, assistenti sociali e tramite l’ufficio di collocamento. Ho atteso per tre anni e non è arrivato niente ed allora ho pensato di inventarmi qualcosa e tramite la rete ho trovato per prima una saponeria automatica, anche perché volevo un lavoro che non mi costringesse a stare in negozio. E’ chiaro che la saponeria era un mercato inflazionato con tanti supermercati e negozi vari in giro, quindi girando ancora in rete sono riuscita a trovare il sexy shop automatico. Dopo aver verificato che in zona non ve n’erano, i primi erano a Genova e a 40 km, ho deciso di aprire questo negozio di distributori automatici di materiale porno, film vibratori eccetera…

Io sono donna impegnata sentimentalmente e quindi l’ho fatto solo per lavoro, proprio perché dopo aver fatto un’indagine di mercato aveva notato che in zona non c’era niente e poi il sesso è un mercato che tira, tirava allora e tirerà in futuro.

Che mi dice del rapporto tra sexy shop e disabilità ?

Molte delle cose che si vendono in un sexy shop sono d’aiuto ai disabili, tanto è vero che io ho venduto molta oggettistica proprio a questa categoria. Faccio un esempio per essere più chiara, vendere delle palline vaginali alle donne, soprattutto disabili, aiuta a mantenere la muscolatura della vagina e anche della vescica e quindi aiuta a non avere perdite urinarie.

 

Come si è trovata con il perbenismo e il moralismo che di solito circonda questi argomenti ?

In questa cittadina vi è molto falso moralismo, però quegli stessi moralisti che prima mi hanno criticato per l’apertura sexy shop si sono poi ricreduti e mi hanno apprezzato. Oggi il sexy shop è sospeso in attesa di un progetto più grande che ancora non voglio rilevare.

 

Nonostante la sospensione Mirtha non si è fermata e con la badante che vive con lei da 12 anni ha aperto un negozio di biancheria intima, capi di lingeria per donne che ovviamente è frequentato anche da donne disabili. 

 

“Approfitto proprio di FB, dove metto delle foto di biancheria intima perché spesso mi trovo a parlare con donne disabili che hanno paura d’indossare questi capi, perché hanno paura di rendersi ridicole e pensano di non essere abbastanza forti. Ecco io cerco di sfatare anche questo tabù .

 

Mettere un capo intimo su un corpo che non può rispettare i canoni della c.d. “bellezza” stante la sua deformità come si concilia secondo lei?

Si concilia perché sono donne ed hanno comunque la loro femminilità. Il problema nasce perché le donne disabili fondamentalmente sono insicure ed è anche normale. Io la mia insicurezza l’ho superata quando ho incominciato ad avere i miei primi uomini ed è allora che ho capito che non era come pensavo. Il consiglio che posso dare alle donne disabili è quello di non temere di essere giudicate, come in effetti tutte le donne temono, anche se le donne disabili lo temono in maniera più marcata, ma di buttarsi (nella vita) in ogni caso.

 

Pietro Giunta   

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