DALLE PERIFERIE PER RACCONTARE I CONFLITTI

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Nove film in concorso, tre anteprime assolute per l’Italia, dieci paesi coinvolti, ospiti d’eccellenza e una nuova giuria allargata e delocalizzata. E ancora musica e intrattenimento, quello vero, quello che forma e smuove. Il tutto, nell’impareggiabile corona dell’isola più verde delle Eolie. Questo, e molto altro, è il Salina Doc Fest 2015.

Dal 16 al 20 settembre, il festival del documentario animerà le piazze di Salina per una nona edizione che ruoterà attorno a una tematica racchiusa in un titolo dalle mille interpretazioni: ‘Conflitti e periferie’.

Non solo un festival. Un riflettore che punta la sua luce su un anno difficile, apertosi con la strage di Charlie Hebdo e quotidianamente descritto da una sola parola: immigrazione. Il viaggio di chi fugge dalle periferie del mondo, per abbandonare i conflitti. Conflitti, scontri, paure. Quelli esterni, fatti di bombe, armi, accordi diplomatici. I conflitti da cui si scappa su un gommone, con la disperata speranza di toccare una terra diversa dalla propria. Ma i conflitti sono anche quelli interiori, che si muovono nel silenzio, ma che urlano da dentro. I conflitti con cui convivono i giovani di oggi, per gli sbagli dei giovani di ieri. E poi le periferie. Quelle del mondo, dei Paesi, delle città. Quelli che la regista Giovanna Taviani, direttrice dell’evento, definisce ‘i bordi del mondo’, dai quali si scappa, si fugge rischiando tutto, abbandonando tutto. Ed è qui che il festival del documentario narrativo risponde pienamente alla sua ragion d’essere: illustrare il mondo attuale, o meglio, raccontarlo. Il documentario abbandona così parzialmente il proprio ruolo di mero documento di denuncia, per farsi anche racconto e diventare ciò che Giovanna Taviani definisce ‘documentario di innamoramento’: “ciò che conta è l’immedesimazione. – afferma la regista – Con il documentario noi viviamo le storie, ci immedesimiamo, ci innamoriamo e soffriamo con loro. Torniamo a raccontare la realtà, e tramite la realtà raccontiamo anche delle storie, a volte delle favole”. Partire dalla realtà dunque, ma senza la freddezza di immagini senz’anima. Raccontare una verità anche tramite storie di finzione, favole, ma sempre legate indissolubilmente a una verità sotto gli occhi di tutti, che è giusto sia mostrata, e vissuta. “Il festival è sempre stato a fianco della realtà del nostro Paese e di ciò che vi è attorno, – continua Giovanna Taviani – e lo è dal punto di vista della nostra isola. Un’isola ‘periferica’, appunto. Un cannocchiale rovesciato che guarda al Mediterraneo, diventato la tomba più grande del mondo”. I nove film in concorso possono così definirsi uno sguardo attento e partecipato alle molteplici realtà del nostro presente e passato, accomunate dall’essere mosse dal conflitto. Un viaggio ai bordi del mondo, da Auschwitz alla Siria, per permettere allo spettatore di vivere le medesime emozioni, di immedesimarsi, di innamorarsi. Coinvolgere, quindi, ma anche spingere alla riflessione personale, con l’obiettivo di “creare senso comune, – continua la Taviani – creare memoria per promuovere l’accoglienza. Non è un festival da tappeto rosso, ma un mezzo nato con una speranza: la formazione. Da genere di nicchia il documentario può trasformarsi in genere di massa. Basta ricostruire un senso comune”.

Il tema della periferia non animerà solo il ‘Concorso Internazionale DOC’ che premierà uno dei nove film selezionati per il Salina DOC Fest. Di un’altra periferia, quella composta dalle isole, si sono occupati anche i giovani videomakers che parteciperanno alla seconda edizione del ‘Malvasia Contest 2.0’. Aperto agli isolani italiani, il contest nasce affinché l’insularità venga raccontata e presentata come un privilegio, e non come un’avversità o una condizione limitante. Il titolo del contest racchiude perfettamente lo scopo del progetto: “Isolani sì, Isolati no! – Raccontare il Mediterraneo”.

La lista degli eventi e dei concorsi non si ferma. Il Festival, insieme a numerose personalità di eccellenza dal mondo del giornalismo, della letteratura, del cinema e della musica, ospiterà anche Nanni Moretti. Al regista sarà dedicata la serata inaugurale del Festival, con la proiezione di “Mia madre” (Italia Francia 2015). Il “Premio Ravesi – Dal testo allo schermo” sarà invece consegnato all’attore e scrittore Ascanio Celestini, che regalerà all’isola la lettura di un monologo inedito dal titolo ‘Conflitti e periferie’, scritto in occasione del festival. E ancora premi, proiezioni e musica live, offerti e vissuti con la stessa voglia e lo stesso obiettivo: coinvolgere e creare senso comune.

Un’isola che si fa mondo, quindi. Che unisce ‘i bordi’ per creare accoglienza. Una realtà che ne accomuna tante altre, le racconta e le rende fruibili, percepibili e concretamente ‘vere’. Un evento nato nove anni fa con lo scopo di “promuovere l’isola di Salina con iniziative in grado di contribuire alla destagionalizzazione del turismo”, come afferma Giuseppe Siracusano, presidente dell’ ‘Associazione Salina Isola Verde’, ha non solo soddisfatto pienamente le aspettative iniziali, ma si è anche fatto portavoce di messaggi che, in quasi un decennio, hanno sempre raccontato il mondo. Da un ‘bordo’ all’altro.

Gaia Stella Trischitta

A chiusura della conferenza stampa di presentazione svoltasi a Messina, la direttrice Giovanna Taviani ha voluto dedicare il festival alla memoria di Omayma Bengalloum, mediatrice culturale di 34 anni, brutalmente uccisa dal marito la notte del 3 settembre 2015, a Messina. Era rientrata a casa tardi per lo sbarco di 833 migranti.

In allegato il programma del festival.

programma.pdf

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