DDL 2994 e il dissenso degli insegnanti

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L’assemblea dei docenti e del personale ATA  dell’I. I. S. “G. Minutoli” di Messina, riunitasi in data 4 giugno 2015, sull’onda della mobilitazione in corso, culminata con la vastissima adesione, su base nazionale, allo sciopero del 5 maggio scorso, esprime il suo profondo dissenso rispetto al DDL n. 2994 (“Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”), presentato dal Governo e in corso di approvazione in Parlamento, respingendo la concezione della Scuola Pubblica che esso prospetta, discordante in più punti con il dettato costituzionale

Tale presa di posizione ci sembra imprescindibile e doverosa, in un momento in cui il diritto allo studio, la libertà d’insegnamento e la dignità professionale dei docenti vengono gravemente minate dall’impianto complessivo di una riforma che mira a riorganizzare in senso verticistico e antidemocratico l’istituzione scolastica, mettendo a repentaglio, tra l’altro, il requisito della collegialità delle decisioni: alto è il rischio, d’altra parte, di impoverire e contaminare un’istituzione sociale, quale è la scuola, che rimane uno dei pochi ambiti pubblici immuni da logiche clientelari e corruttive e che ancora si distingue come luogo di confronto democratico.

Le motivazioni di dissenso sono molteplici e possono essere così riassunte:

  • Rifiutiamo l’instaurazione di un modello di scuola aziendalistico: una scuola non più cooperativa e collegiale, ma competitiva, priva di garanzie professionali in tema di mobilità, tutele (legge 104, maternità…) e titolarità della sede di servizio.
  • Rigettiamo, in particolare, l’impianto degli artt. 9 e 10 del DDL. Attribuire al dirigente scolastico il potere di chiamata diretta dei docenti dagli ambiti territoriali, sorta di albo di professionisti costretti a mettere “sul mercato” le proprie competenze, per proporle al miglior offerente, comprometterebbe l’applicazione dell’art. 33 della Costituzione della Repubblica Italiana, secondo il quale “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. L’autonomia didattica e metodologica del docente, infatti, non potrebbe essere più assicurata, perché vincolata al potere discrezionale del dirigente scolastico, che avrà facoltà di scegliere un docente rispetto a un altro, di premiarlo o meno, in base a criteri puramente soggettivi. D’altra parte c’è il rischio elevatissimo che possano ingenerarsi favoritismi e meccanismi clientelari, poiché si conferisce al DS il potere di scegliere i docenti dell’organico funzionale senza stabilire criteri certi e predefiniti, addirittura assegnandogli la possibilità di utilizzarli in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, in evidente contrasto con l’art. 97 della Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Riteniamo inaccettabili le deleghe in bianco che il Governo chiede al Parlamento per “provvedere al riordino, alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione”  (art. 21 del DDL). Il Governo si propone di riformare unilateralmente diversi aspetti della legislazione scolastica in vigore (ad es. statuto giuridico del personale scolastico; formazione iniziale ed accesso alla professione;  allievi con disabilità e BES; scuola dell’infanzia; modalità di valutazione e svolgimento esami…). Tali deleghe, oltre a limitare pericolosamente le prerogative del Parlamento,  consentirebbero al governo di regolare il rapporto di lavoro dei docenti e del personale Ata tramite dei semplici decreti legislativi, che potranno riguardare orari di lavoro, permessi, assenze  e persino le retribuzioni. Cancellando di fatto la contrattazione collettiva, verranno imposte condizioni peggiorative del rapporto di lavoro, senza che nessuno possa evitarlo, perché il governo avrà facoltà di agire in totale assenza di contraddittorio e senza un confronto con le parti sociali ed i rappresentanti dei lavoratori. Una prassi che verrà presumibilmente estesa a tutto il settore del pubblico impiego, e che comporterà la cancellazione delle tutele contrattuali.
  • Segnaliamo come l’istituzione dell’organico dell’autonomia sia accompagnato da misure di mobilità che risultano ingestibili, dannose e inaccettabili. Nulla si dice sulle modalità con cui si individueranno i perdenti posto, nulla si dice su come verrà effettuata la mobilità tra ambiti territoriali e nulla si dice neanche su come verranno trattate alcune categorie di personale che godono di tutele di legge (legge 104, maternità). Inammissibile, inoltre, che non si citi mai la contrattazione sulla mobilità come strumento di regolazione.
  • Consideriamo grave e preoccupante il fatto che  il DDL introduca norme ambigue, arbitrarie e non oggettive in relazione  alla valutazione dei docenti, un’esigenza che noi stessi consideriamo ormai ineludibile, ma che dovrebbe essere regolata da procedure affidabili e di comprovata validità e delegata a figure terze, a personale adeguatamente qualificato, non ad un Comitato di valutazione composto da docenti, genitori ed alunni individuati dal Consiglio d’istituto: altissimo sarebbe il rischio di essere sottoposti a valutazioni approssimative o addirittura viziate da conflitti d’interesse.
  • Dissentiamo da un progetto che mira non a rafforzare l’autonomia scolastica, ma a deformarla sul piano didattico. Il nuovo assetto, anche con le modifiche finora apportate, sposta gli equilibri decisionali dal Collegio docenti al Dirigente e al Consiglio di Istituto. Il Collegio perderà, pertanto, la sua centralità e, perdendo centralità il Collegio, perderà centralità la didattica.
  • Esprimiamo la nostra preoccupazione per  l’apertura  a sponsorizzazioni private, che non possono né devono supplire agli annosi tagli della spesa statale per la scuola pubblica, già tra le più basse d’Europa: i finanziamenti da parte di soggetti privati, d’altra parte, innescherebbero il rischio di ingerenze, clientelismi e connivenze, acuendo le già profonde disparità tra scuole ubicate in territori ricchi e produttivi e scuole situate in contesti economicamente depressi.
  • Riteniamo inaccettabile che il DDL preveda 50 ore annuali di formazione obbligatoria, aggiuntive all’orario di servizio e non retribuite, in assenza della ridefinizione del CCNL (bloccato dal 2007!): ne risulterebbero, presumibilmente, favorite le solite lobbies degli enti di formazione esterni, ed il Collegio dei Docenti non avrebbe la possibilità di esprimersi in materia.
  • Manifestiamo indignazione per come la formulazione attuale del sistema dell’organico funzionale dell’autonomia metta a repentaglio i diritti dei lavoratori precari che non rientreranno nel piano straordinario di assunzioni (PAS, TFA, III fascia, GAE, idonei concorso 2012): docenti, in molti casi, con pluriennali esperienze di insegnamento e molteplici percorsi di formazione, che verrebbero di fatto tagliati fuori dalla scuola pubblica.
  • Lamentiamo la mancanza di un piano di stabilizzazione per il personale ATA: per questa categoria,  il DDL non prevede nulla, a parte i tagli. Il personale Ata risulta essere il “grande assente” in  questa riforma, nonostante la peculiare importanza che i vari professionisti della categoria ricoprono nella scuola e nonostante si preveda che essi vengano sovraccaricati di compiti e funzioni, a causa della costituzione di nuove reti, che attribuirà alle scuole ulteriori competenze. Sembra che lo scopo ultimo di questo governo sia la graduale cancellazione del personale ausiliario, tecnico e amministrativo, che avrà come effetto il riversamento delle loro mansioni sul lavoro dei docenti.
  • Consideriamo inammissibile l’incremento dei finanziamenti agli istituti privati, che sottraggono risorse alla scuola statale, a fronte della riduzione progressiva degli stanziamenti per la scuola pubblica attuata nel corso di questi ultimi anni (F.I. tagliato del 50% e poi del 30%). Frequentare le scuole private è una libera scelta del cittadino, che deve avvenire, così come l’art. 33 della Costituzione sancisce, senza oneri per lo Stato.
  • Evidenziamo, d’altra parte, come non sia previsto alcun aumento dei fondi per il Diritto allo studio, costituzionalmente garantito (articoli  3, 33 e 34 della Costituzione), nonostante il tasso di dispersione scolastica sfiori il 17% e sia in vertiginoso aumento il numero di famiglie che versano in pesanti difficoltà economiche.
  • Chiediamo che il governo stralci dal DDL il provvedimento di assunzione dei 100.000 precari, affinché venga regolato da apposito decreto d’urgenza, per sganciare di fatto le assunzioni dall’iter parlamentare sulla riforma, che richiederebbe tempi di dibattimento meno contingentati e modalità di dibattito più condivise, dati  il peso e l’importanza di scelte che mettono in gioco il futuro dell’istruzione pubblica nel nostro Paese.
  • Rileviamo, infine, come l’azione del governo manifesti un evidente disinteresse rispetto alla vastità ed al radicamento del dissenso verso il DDL, non prendendo in dovuta considerazione, anzi sminuendo e minimizzando, le innumerevoli iniziative di protesta, spontanee o organizzate su base sindacale, che attraversano ormai da mesi l’opinione pubblica, e senza tenere in alcun conto, peraltro, le molteplici critiche e proposte elaborate e presentate da migliaia di docenti, operatori scolastici, pedagogisti ed esperti di diritto nella piattaforma on line “Buona scuola”

Alla luce di questi elementi, l’assemblea si propone di aderire alle azioni di mobilitazione e protesta che si vanno profilando,  sia quelle di iniziativa sindacale,  sia  quelle che emergono su base spontanea (assemblee e momenti di approfondimento e confronto con studenti e famiglie,  manifestazioni locali e nazionali, flash mob, incontri coi parlamentari e coi cittadini, blocco delle attività aggiuntive, sciopero degli scrutini): iniziative  finalizzate a tenere desta l’attenzione su una riforma cruciale per il futuro del nostro Paese, ma anche volte ad esercitare pressioni sul Parlamento, ed in particolare sul Senato, per indurre il governo a differenziare gli interventi legislativi, a confrontarsi con le OOSS rappresentative e infine a mettere mano al rinnovo del CCNL, che è e deve rimanere l’unico strumento di regolazione del rapporto di lavoro.

 

I docenti e il personale ATA  dell’I. I. S. “G. Minutoli” di Messina

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