Democrazia per principianti

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Lezione 1^: Le regole

Anche i bambini lo sanno, per evitare bisticci bisogna mettersi d’accordo prima di giocare. Se il nascondiglio dietro il furgone del panettiere è valido, se bisogna contare molto lentamente o meno, e fino a quanto bisogna contare, bisogna identificare la “tana” e si deve fare una conta per chi comincia. Una conta che sia regolare. Che sia leale. Poi cresci. Ti dicono che a scuola devi entrare ad un certo orario e che non devi fare più di un certo numero di assenze, che quando prendi l’autobus devi sempre pagare il biglietto. Continui a crescere. Ora sai perfettamente che al semaforo rosso non si passa, che l’immondizia si butta dopo le 6 e che le tasse universitarie vanno pagate entro una certa data. Ora sai benissimo come si vota. Sai che sei libero di votare chi ti pare, ma che non puoi votare più di un partito per volta. Sai soprattutto che per votare devi presentare il tuo documento di identità e la tua tessera elettorale. Devono essere sicuri della tua identità, per evitare imbrogli. Queste sono le regole. Lo sai. Un qualsiasi gruppo di individui sono legati da norme che regolamentino i rapporti fra di essi. Lo Stato stesso si identifica come un apparato di leggi volte a garantire e regolare le libertà e le restrizioni, i diritti ed i doveri di ogni singolo cittadino. Una regola rappresenta la fase conclusiva, il risultato di un accordo fra più parti. Se vi trovaste a gareggiare in una corsa campestre nella quale è stato stabilito precedentemente il tracciato, non vi sognereste mai di scavalcare la siepe e tagliare il traguardo con disinvoltura, con gli altri concorrenti a debita distanza, in maniera palesemente scorretta. Se non per una questione di coscienza, almeno per non avere a che fare con le recriminazioni degli avversari, o per non sostenere gli insulti e gli sguardi di biasimo degli spettatori. Un po’ di vergogna la provereste, ci scommetto! D’altro canto, se foste voi gli organizzatori della competizione, vi sognereste mai di ordinare a corsa già partita l’abbattimento della stessa siepe per recuperare e portarvi in vantaggio rispetto agli altri concorrenti? Ne dubito. Ovviamente, essendo voi l’organizzatore dell’evento sportivo, gran parte degli spettatori è dalla vostra parte. Inoltre non siete solo l’organizzatore, ma anche uno dei favoriti ed il probabile vincitore. Questo cambierebbe qualcosa? In un ipotesi di questo genere vi sentireste meno scorretti cambiando le regole a competizione già iniziata? Non credo proprio. In ogni caso sapreste che comunque non siete soli, avete degli avversari a cui rendere conto, degli spettatori, e un arbitro che vi controlla! Fin qua è tutto chiaro. Ora vi invito a fare un grande sforzo di fantasia, a prendere il cannocchiale dell’immaginazione e guardarci attraverso. Lo vedete? È una piccola comunità molto avanzata, retta da un regime democratico, dove si sceglie il capo della comunità per alzata di mano. Ci sono due individui, uno è capo della comunità da molti anni, l’altro è un uomo abbastanza conosciuto, ma non ha mai ricoperto cariche di importanza pari a quella. Entrambi sono accomunati da un forte legame con la cultura romana. Il primo avendo un padre molto devoto al saluto “latino”(per così dire), e il secondo per relazioni onomastiche con alcune divinità Palatine. L’individuo A gode dell’appoggio della stragrande maggioranza degli abitanti della comunità, e risulta nettamente in vantaggio  rispetto a B. Tuttavia c’è un inghippo. Esiste una regola che impone ai due di presentarsi di fronte agli anziani del villaggio prima della votazione, e di giurare di esercitare il proprio ruolo sempre nel bene della comunità. Malauguratamente il giorno fissato per l’incontro A ha altro da fare, e decide di mandare al suo posto un messo, il quale dovrebbe giurare al posto suo. Ciò è impossibile secondo le regole del villaggio, e gli anziani sono costretti a decidere che durante le votazioni nessuno potrà alzare la mano a favore di A, il quale, venendo a mancare ai suoi doveri, dovrebbe esclusivamente scusarsi con i propri votanti ed attenersi alle norme prescritte. Tuttavia A risulta ancora formalmente il capo della comunità, e questo gli garantisce di poter decidere ancora sulle regole che scandiscono la vita nella stessa comunità. Così, di fronte alla scelta se mantenersi all’interno dello stato di diritto su cui si regolamenta la comunità o forzare in maniera autoritaria le regole del confronto A opta per la seconda. Ma non si limita a reintegrarsi nella competizione. Accusa l’autorità (gli anziani), li attacca inequivocabilmente e urla, sbraita, si dimena, si scaglia contro gli impicci burocratici,  e si proclama difensore della sostanza a dispetto dell’inutile forma, della legge. E chi dovrebbe controllare? Chi dovrebbe difendere la bontà della regola? Gli anziani? Vi chiederete. E gli anziani che fanno? Gli faranno un culo così! E invece no. Niente. Gli danno ragione e si fanno da parte, e lui ormai ha capito che può fare quello che vuole, e che nessuno oserà mai opporsi. Non ha solo il potere in mano, ha qualcosa di più. Ha la consapevolezza del potere, che è molto più pericolosa. Lo so che non è bella sta storia, e che qualcuno storcerà il naso a sentirla. I punti-chiave sono chiari. Il problema non è modificare una regola o reinterpretarla, il problema è la prepotenza. Quello che non va è l’idea che di fronte ai propri errori sia la regola ad inchinarsi, a sottomettersi ad un interesse, la concezione che  ogni norma ed ogni principio si debbano inchinare al concetto alquanto vago del consenso (elemento peraltro sempre rivendicato dalle famose dittature del XX secolo). La faccenda è importante, e si legge sui libri di storia. Uno Stato un cui la forma si piega alla sostanza, la regola all’azione, il diritto al fine politico, si identifica necessariamente con uno Stato di polizia. La corsa verso il dispotismo (nella lontana comunità) è cominciata. Ma attenzione, le belle idee si diffondono presto, e già qui siamo all’avanguardia nel nuovo campo! Adesso anche voi potete saltare la siepe, farla abbattere, esplodere. Spettatori distratti e avversari addormentati non vi disturberanno. L’arbitro poi, figuriamoci.

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