Dietro l’angolo: paure e aspettative nell’odierna societa’ tardo clientelare

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Foto di: http://www.alvarophoto.com/
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Una nuova fobia si aggira tra i giovani italiani: la paura della società, della vita, immensi in un posto che non ci appartiene, in cui ci sentiamo degli estranei e dalla quale veniamo emarginati ed estraniati quando decidiamo di non conformarci. Ma anche paura della socializzazione, del mostrare all’altro come siamo realmente, i nostri sentimenti, le nostre aspirazioni, in una sola parola il nostro essere, la nostra anima. Preferiamo invece apparire come la proiezione che gli altri hanno di noi, delle maschere o, peggio ancora, come delle marionette i cui fili son tenuti da non meglio precisati burattinai. In un continuo teatrino che è il palcoscenico della vita. Nel modello di società attuale la collettività si atomizza, implode, l’Io viene isolato o decide scientemente di auto isolarsi. Vengono a crearsi dei piccoli mondi-io paralleli incapaci di integrarsi tra loro, privi di comunicazione autentica, d’incontro.

Nietzsche scriveva: “Un mondo di fantasmi è quello in cui viviamo, un mondo stravolto, capovolto, vuoto e, tuttavia sognato come pieno e dritto”.  Un mondo sognato pieno e dritto ma sempre stato storto, vuoto e, aggiungo, triste. La tristezza di non vivere e di non scegliere. Imprigionati in maglie sociali troppo strette, che soffocano ogni lotta e ogni spiraglio di cambiamento. Quest’ultimo ci viene calato dall’alto, senza dare all’individuo l’opportunità di scegliere. Un cambiamento che in pratica prevede il mantenimento dello status quo o il peggioramento della condizione umana di vita a favore di chi detiene il potere e governa. La libertà poi, questa sconosciuta, non esiste. La cerchiamo in ogni dove senza successo perché chi è schiavo dentro mai riuscirà a scovarla. Vi è solo una flebile parvenza. Per arrivare ad una liberazione autentica dell’individuo, oltre all’acquisizione indispensabile di una solida coscienza critica, c’è bisogno di avanguardie culturali in grado di scardinare i vecchi ma attuali retaggi e di costruire su nuove basi e con la più ampia partecipazione possibile un nuovo tipo di cultura e di società.

Si vive dando tutto per scontato, non ci si aspetta più di svoltare l’angolo e di sorprendersi o meglio ancora di trovare la felicità eterna. Abbiamo scoperto che la felicità dura un battito di cuore, una folata di vento, una canzone. Abbiamo capito che non bisogna aspettarsi niente da nessuno se non sei figlio di, amico di, parente di. Non tutti però hanno la forza di continuare nella propria battaglia personale e la abbandonano. Decidono, facendo un breve calcolo sui costi ed i benefici, che è meglio abbassarsi al compromesso, al così è sempre stato e sempre sarà, al farsi accettare e divorare dal più forte e potente. Anni di studio, sacrifici, vessazioni. Tutto inutile. La rassegnazione dilaga e sovrasta tutto. Giovani depressi, incapaci di esprimere una propria ragione esistenziale, nati stanchi, disillusi.

Un paese che nega un presente e un futuro ai propri figli non è un paese vivibile. Si sopravvive al più. Giovani laureati intrappolati nel girone dei dannati dei call center; giovani che pur di far qualcosa rimangono parcheggiati in università fino a data da destinarsi; ma anche giovani che lottano, che s’impegnano, preparati ma che vedono puntualmente passare davanti persone meno preparate ma raccomandate. Se non si è raccomandati non si è nessuno oggigiorno e non si va da nessuna parte. Chi rifiuta i meccanismi di questo tipo di società tardo clientelare viene tagliato inesorabilmente fuori. L’omologazione è forzata.

Ci sono giovani, però, che credendo molto nelle loro possibilità e capacità, non mollano, non si sottomettono e svoltano angoli inesplorati, temerari, audaci. Resistono. Osano tanto nel lavoro, quanto nella vita privata. Non hanno paura di mostrarsi all’altro disarmati e in maniera autentica. Amano. Loro sono la speranza, loro saranno il cambiamento.

Chantal Castiglione

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