Un caffè a Milano

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Vivo a Milano da un anno e mezzo e la amo. È una città piena di vita, ricca di opportunità, una città che offre tante occasioni a chi si rimbocca le maniche e lavora sodo.

Eppure è anche una città in cui la povertà si riesce quasi a toccare con mano. Il numero di persone che vive per strada mi ha sempre turbato, specialmente di inverno, quando io riesco a sentire freddo a casa sotto le coperte e vedo persone in strada senza neanche un cappello in testa.

Come si può restare indifferenti a tutto questo?

Stamattina, una mattina come tante, mentre andavo a lavoro un uomo mi ha fermato:

– Scusi può offrirmi un caffè?
I suoi occhi mi hanno colpita da subito, era chiaramente un senza tetto, una di quelle persone che, pur non avendo niente, è ricca di dignità. 
– Certo. 
– Ma davvero me lo offre?
– Certo che glielo offro, c’è un bar proprio qui accanto.

Così lo invito a entrare e chiedo due caffè, lui però mi corregge e precisa: 
– Uno da portare via per favore.
Lì per lì rimango un po’ stupita e gli chiedo come mai non volesse prendere il caffè al bar.

– Signorina, mi deve scusare ma mi vergogno, questo è un bar di lusso, e io sono ridotto così…

Non ho il coraggio di rispondere, ma preciso alla cameriera di farli entrambi da portare via. Lui, intanto, mi aspetta fuori.

Prendo il caffè e lo zucchero, esco e lo trovo seduto su una panchina che mi aspetta, così gli porgo il caffè e ci mettiamo a parlare:

– Grazie signorina, la gente ormai non si ferma più, ha il cuore arido. 
– Non deve ringraziarmi, posso però dirle che lei non ha niente di cui vergognarsi, è un bar come tanti e lei non ha fatto male a nessuno. 
– Signorina io non sono sempre stato un barbone… Avevo un lavoro, ma il mio titolare è morto e il figlio ha venduto l’azienda, da due anni vivo così, ma mi vergogno.

Abbiamo chiacchierato un po’, gli ho chiesto se potevo portargli qualcosa da mangiare, se aveva bisogno di qualche altra cosa, non ha accettato nulla. Infine, poco prima di andare, mi presento, non ci avevo ancora pensato.

– Io comunque sono Eleonora. 
Mi porge la mano, contento e si presenta: 
– Salvatore Gargiulo, piacere di conoscerla.

L’accento un po’ mi aveva lasciato titubante, ma il cognome non ha dato spazio a dubbi.

– Gargiulo… Scusi ma lei di dov’è?
– Signorina io sono di Messina, di Ganzirri.

Il mio cuore è diventato piccolo piccolo.

– Sa che sono anche io di Messina? Conosco bene Ganzirri!

E così abbiamo continuato a parlare di Messina, di Torre Faro, della piazzetta, della chiesa sul mare. Infine ci siamo salutati:

– Sa, io questa strada la faccio tutte le mattina, quando vuole mi piacerebbe offrirle di nuovo un caffè.
– Signorina, non si preoccupi, sono sicuro che ci incontreremo presto a Messina.

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