DROGHE DA STUPRO E NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE

L’Aula Magna della Corte di Appello di Messina la location che, giovedì 18 dicembre, ha ospitato il convegno in occasione della presentazione del libro “Droghe da stupro e nuove sostanze psicoattive”, della criminologa Monica Capizzano. A moderare l’incontro, patrocinato dalla polizia di Stato, l’avvocato Alessandro Billé. In rappresentanza dell’ordine degli avvocati di Messina, il presidente Francesco Celona e il vicepresidente Vincenzo Ciraolo.

Un evento lontano dalle tante sterili presentazioni, un’occasione per discutere e informare su un argomento pericolosamente poco conosciuto. Primo manuale in Europa a trattare le droghe da stupro, il testo della Capizzano si presenta come un lavoro composito, che parte dalle competenze dell’autrice nel campo della criminologia, per toccare l’argomento sotto l’aspetto scientifico, legale e sociale. Non solo un manuale tecnico, ma un lavoro che sottolinea l’importanza vitale della divulgazione di una problematica esistente da decenni, e ancora inspiegabilmente poco conosciuta.

Inizialmente individuate e studiate negli anni ’70 negli Stati Uniti d’America, le droghe da stupro sono definite anche DFSA: Drugs Facilitated Sexual Assault (droghe che facilitano l’assalto sessuale). La definizione chiarisce senza possibilità di fraintendimenti quale sia l’azione di queste sostanze: facilitare l’assalto sessuale, in altre parole, lo stupro. “Parliamo dell’acido gamma idrossibutirrato (GHB) – spiega la Capizzano – una sostanza che interviene sul sistema nervoso centrale deprimendolo, mantenendo così la vittima in uno stato di coscienza inconsapevole”. Agisce in poco tempo, arrivando all’apice dell’effetto in 20-30 minuti, e dura 8 ore. Periodo di tempo in cui la persona alla quale di somministra la sostanza non perde i sensi, ma ogni capacità di intendere e di volere. Una sorta di morto vivente che,  oltre a non avere la consapevolezza di cosa stia accadendo intorno a sé, è completamente anestetizzato dalla vita in giù. Agendo sul sistema nervoso centrale, la sostanza va inoltre ad influire sulla memoria anterograda: la vittima non ricorda nulla di quanto accaduto nelle 8 ore successive all’assunzione della droga. Ad aumentare la pericolosità di queste sostanze che risultano inodore, insapore e incolore, è il fatto che esse siano prodotte all’interno del nostro organismo, sia nel sistema nervoso che nell’intestino. Ciò implica un velocissimo processo di smaltimento tramite le urine, il sangue e le feci, che porta a una totale eliminazione dopo 96 ore. L’unico esame che può al momento rilevare la presenza del GHB è quello del capello, che risulta efficace anche dopo un mese dall’evento. Ciò che rende il tutto ancora più tragico è il fatto che le vittime, nella maggior parte dei casi, non sanno e non sapranno mai di aver subito violenza, proprio perché le 8 ore seguenti alla somministrazione saranno solo un buco nella memoria. Un buco che, per reazione del sistema nervoso, potrà essere sporadicamente riempito in maniera inconsapevole attraverso incubi, flash, episodi di depressione e spossatezza, testimonianze di un inconscio terribilmente provato. Molti i casi di depressione post trauma, che trovano spesso conclusione nel suicidio. Ciò che provoca la depressione e il totale annullamento del sé è la consapevolezza, nel caso in cui si scopra di aver subito violenza, di essere stati privati della possibilità di reagire. La privazione della reazione, della possibilità di dire quel “no” seppur inutile, rappresenta un letale attacco al proprio ‘io.’

Come a voler infierire su un elenco già troppo lungo di caratteristiche inquietanti, si aggiunge la facile reperibilità della droga da stupro che, effettivamente, è un farmaco. Parliamo dell’ Alcover, impiegato come coadiuvante nelle terapie per il controllo della sindrome di astinenza da alcol etilico. E non solo. La sostanza viene anche utilizzata nel trattamento dei disturbi del sonno, e ancora dai bodybuilder come aiuto per sintetizzare la massa grassa. “La sua reperibilità è uno dei fattori più pericolosi, soprattutto considerando l’ormai eccezionale potere di internet nel campo degli acquisti online – sottolinea la Capizzano – è proprio per questo che la divulgazione dell’argomento acquista più importanza di qualsiasi intervento: riconoscere quelli che possono essere i sintomi dell’assunzione potrebbe costituire un importante campanello d’allarme. Una ragazza che si sveglia una mattina con la maglietta al contrario, con i postumi di una sbornia pur non avendo bevuto, se ben informata, può recarsi subito al primo pronto soccorso. Conoscere l’esistenza di queste sostanze può favorire una maggiore consapevolezza nei giovani, e non solo, permettendo loro di agire con maggiore attenzione” continua la criminologa, sottolineando come questo tipo di sostanze psicoattive non vengano impiegate solo per compiere violenze fisiche. “Inibendo il sistema nervoso, le droghe da stupro possono essere utilizzate per compiere rapine, far firmare contratti, in quanto capaci di ‘stuprare la mente’, non solo il corpo”.

Una piaga talmente infida e pericolosamente invisibile che il parlarne e diffonderne la conoscenza diventa un dovere. Nonostante i primi studi siano stati effettuati negli anni ’70, solo dal 2009 in Italia si comincerà a parlare di droghe da stupro, con dei risultati agghiaccianti da parte del DPA (Dipartimento Politiche Antidroga) le cui ricerche hanno individuato la circolazione di 500 nuove sostanze psicoattive. “L’informazione, a questo punto, acquista un’importanza fondamentale – continua la criminologa – soprattutto all’interno delle scuole, dato che le vittime più facili sono gli adolescenti. Gli episodi più sconvolgenti vedono protagonisti i minorenni, il cui stupro diviene occasione per la produzione di video. Ciò comporta conseguenze terribili, considerando il fatto che la droga fa apparire la vittima come consenziente, rendendo il video inutilizzabile in caso di denuncia, o addirittura strumento a favore della difesa. E’ indispensabile far capire che tutti possono diventare vittima, e in ogni luogo, non solo nelle discoteche. Ma la cosa che è necessario sottolineare è che tutti possono essere gli stupratori. Nella maggior parte dei casi sono persone che si conoscono: amici, conoscenti, persone a noi vicine”.

Risulta di conseguenza necessaria un’azione propositiva e non solo informativa: un’insieme di possibili soluzioni che possano contenere il problema o, quantomeno, affrontarlo con consapevolezza. Continua la Capizzano: “sappiamo che l’Italia arriva sempre in ritardo quando si parla di legalità, basti pensare che il femminicidio ancora non viene considerato un’aggravante. Per ciò che riguarda i crimini legati alle droghe da stupro, risulta indispensabile operare con strumenti sociali, prima di aspettare che la legge si muova in tal senso. Nell’attesa che la legislatura muova i primi passi, è bene muoversi con azioni propositive: un’opera divulgativa negli ospedali per far conoscere ai medici le dinamiche e gli effetti di queste sostanze ancora sconosciute, interventi mirati nelle scuole, nei pronto soccorso, e ovunque una corretta informazione possa contenere il problema”.

Grande partecipazione e coinvolgimento da parte della rappresentanza dell’ ordine degli avvocati che, nella persona del presidente Celona, ha sottolineato come anche l’avvocatura possa dare un apporto importante tramite interventi che non si limitino al post reato, ma che contribuiscano con proposte e idee a una collaborazione interdisciplinare che possa preparare la legislatura a questo nuovo tipo di reato che, come abbiamo visto, tanto nuovo non è.

Sempre la stessa arma di difesa: l’informazione. Per conoscere, per difendere sé e gli altri, per arginare e combattere. Per rivendicare il diritto di dire ‘no’, per poter dire di averci almeno provato.

Gaia Stella Trischitta

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