È proprio Lula quello che ha sbagliato?

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Credevate possibile che esistesse qualcosa che riuscisse a far convergere le idee politiche dei rappresentanti partitici italiani più della difesa dei loro stessi privilegi, delle loro immunità, dei loro indennizzi, dei loro rimborsi spesa, delle loro pensioni? Io proprio no. Eppure, per difendere il nome dell’Italia nel mondo, Bersani – non vedeva l’ora di farlo, suppongo – si è lanciato sulla questione Battisti a braccetto di Casini, con Fini e Berlusconi di nuovo compari, e tutte le forze politiche concordi nell’attacco alla linea politica brasiliana. E persino – ciò mi pare ancora difficile a crederlo – la mia modesta opinione si trova in accordo con la loro stavolta – seppure non insudicerei mai il mio braccio, mettendolo a contatto con quello di uno qualsiasi di questi grotteschi personaggi.  Luiz Inácio da Silva, oramai ex presidente brasiliano, ha commesso un errore stavolta.

Cesare Battisti è già in carcere nel 1972, all’età di 18 anni, per una rapina a Frascati; due anni dopo ancora una rapina con sequestro di persona, a Sabaudia, e un nuovo arresto. Ma è il 1977 l’anno della svolta: arrestato per una nuova rapina ad Udine, conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Ora Cesare ha un alibi ideologico per la sua già maturata violenza. Adesso le rapine si trasformano in “espropri proletari”, e ad esse si affiancano gli omicidi.

6 Giugno 1978, Udine, omicidio di Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria, accusato dai PAC di abuso di autorità e di tortura nei confronti dei carcerati. Battisti è condannato come esecutore materiale.

16 Febbraio 1979, Santa Maria di Sala (VE), viene ucciso dai PAC Lino Sabbadin, macellaio, colpevole dell’omicidio di un giovane durante una rapina all’interno della propria attività commerciale. Battisti è accusato di aver agito come “copertura armata” al compagno Diego Giacomin, responsabile materiale dell’omicidio.

16 Febbraio 1979, Milano, in contemporanea con l’assassinio di Sabbadin i PAC agiscono contro Pierluigi Torregiani, gioielliere, che pochi giorni prima si era reso responsabile dell’uccisione di un uomo nel tentativo di sventare una rapina ai suoi danni mentre si trovava in una pizzeria. Battisti è condannato dalla magistratura come co-ideatore e co-organizzatore dell’omicidio.

19 Aprile 1979, Milano, i PAC sono responsabili dell’omicidio di Andrea Campagna, agente della DIGOS del Raggruppamento guardie di P.S. Battisti è, secondo i giudici, e secondo la testimonianza di Pietro Mutti – collaboratore di giustizia ed ex PAC – l’esecutore materiale dell’uccisione dell’uomo.

Arresto nel 1979, carcerazione a Frosinone, ed evasione nel 1981. Fugge in Francia. Poi in Messico, dove lo raggiunge la condanna in contumacia all’ergastolo, relativamente agli omicidi ed alle azioni nell’ambito dell’attività dei PAC. Nuovamente in Francia, è accolto dall’inesatta espressione di “dottrina Mitterrand” – inaugurata dal 1984 ed abrogata nel 2002 – , attraverso la quale la Francia prendeva nettamente posizione contro la legislazione italiana anti-terrorismo degli anni 70’ e 80’, i regali ai Collaboratori di Giustizia, la condanna definitiva in contumacia – in esplicita violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani del 1954 – , le derive anti-liberali ed anti-garantiste che una legislazione d’emergenza spesso comporta, e un’applicazione di tale legislazione frequentemente tesa a trascurare le responsabilità materiali degli accusati su fatti precisi per perseguire il fine ideologico dei reati ed impastare un vasto amalgama poi da etichettare come “terrorismo”, nonché il forte sospetto – anche a causa delle testimonianze di numerosi arrestati durante le massicce operazioni anti-terrorismo, e poi rivelatisi estranei a movimenti di lotta armata – di atti di violenza e di tortura all’interno delle carceri italiane. Cesare Battisti gode così ingiustamente della tutela francese, che infatti esclude esplicitamente gli autori di un «terrorismo sanguinario, attivo, reale» – secondo le parole di Mitterrand – , che va ben oltre la lotta politica violenta di quegli anni. Fino al 1991, quando viene arrestato in seguito alla nuova richiesta di estradizione del Governo Italiano. Ma il 29 Maggio del 1991 è la Chambre de Accusation di Parigi ad opporsi all’estradizione, ritenuta contraria alla Convenzione Europea dei Diritti Umani, in quanto, non essendo stato presentato alcun nuovo documento d’accusa da parte dello Stato Italiano, il riesame della situazione giudiziaria di Battisti viola il principio secondo il quale non si può essere processati due volte per lo stesso reato. Così bisogna attendere il 10 Febbraio 2004 per un nuovo arresto, in virtù dei patti fra i nuovi Guardasigilli italiano e francese Roberto Castelli e Dominique Perben sull’estradizione dei rifugiati politici. Il ricorso di Battisti contro l’estradizione arriva alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dalla quale viene dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato. Nuova fuga, stavolta il Brasile, e nuovo arresto. Copacabana, 18 Marzo 2007. Quasi due anni di carcere, prima che, il 13 Gennaio 2009, lo Stato Brasiliano gli accordi lo status di rifugiato politico, motivato dal Ministro della Giustizia Tarso Genro con il timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche e i dubbi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti. È il Supremo Tribunal Federal a bloccare la scarcerazione dell’uomo, contestando la ricostruzione del Ministro. Ed è lo stesso massimo tribunale a considerare, Il 18 Novembre 2009, illegittimo lo status di rifugiato politico del detenuto, e ad esprimersi favorevole all’estradizione in Italia, lasciando però alla Presidenza della Repubblica del Brasile la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione. Il 31 Dicembre 2010 la scelta di Lula.

Lula ha fatto la sua scelta. L’ha fatta con coraggio, preservando il suo successore da una difficile situazione politica internazionale. Lula ha fatto una scelta sbagliata, a mio avviso, ha chiuso con uno sbaglio questi anni di grandi successi, di forti conquiste per lui, per il suo Paese, per il suo popolo. Può capitare però, in un mondo dalle ideologie bloccate, dagli estremismi duri a morire e dalla presunzione della parte giusta, dove chi è contro l’estradizione dipinge il Battisti come un martire della giustizia borghese ed organizza cortei e raccolte firme, e chi è a favore giudica con semplicismo e fuori da ogni contesto storico ogni fatto, da una posizione di arroganza del tutto simile a quella di chi sta dall’altra parte. Voi che firmate le petizioni, voi Giovanni Russo Spena, Daniel Pennac, Vauro Senesi, Paolo Cento, Valerio Evangelisti, Gabriel Garcia Marquez, voi che criticate l’impianto accusatorio e la condanna in contumacia, non chiediate che Battisti non paghi per i suoi presunti crimini, non chiediate che non venga giudicato. E voi che proteggete gli assassini più subdoli, voi che volete far tornare ad ogni costo gli anni di piombo in questo Paese, voi delle strategie dell’emergenza, voi non chiediate soltanto, ma offriate l’opportunità a chi sta dall’altra parte della barricata di giudicare il vostro operato corretto ed imparziale, liberale e rispettoso di tutti, leale.

E tu Cesare, che ti proclami innocente, non fuggire ancora come un ladro, come un colpevole. Non sei un terrorista, lo sai anche tu, la rivoluzione non si fa uccidendo un macellaio, un gioielliere, un poliziotto in visita alla sua fidanzata. Loro erano uomini, tu sei un bandito. La differenza fra un uomo che sbaglia e un bandito sta nella dignità del primo e nella paura del secondo. Non nasconderti. Se qualcuno più in gamba di te avesse fatto la rivoluzione forse saresti stato tu a giudicare un qualunque Cossiga, un qualsiasi giudice Calogero. Ma hai perso, e chi ha vinto ha il diritto di giudicarti. Torna come un uomo che ha sbagliato e paga. Non per il perdono, quello non lo avrai mai, ma per la tua dignità. E se non vuoi tornare per Frattini, non farlo. Ma torna per i familiari silenziosi che vogliono guardarti in faccia, torna per chi paga con coerenza i propri sbagli, torna per Renato Curcio e Valerio Fioravanti, torna per chi si rifiuta di chiedere gli sconti di pena, torna per Adriano Sofri, torna per l’amicizia fra Alberto Franceschini e Frate Mitra che lo ha fatto arrestare, torna per le vittime di Piazza Fontana, per quelle di Piazza della Loggia, per quelle della stazione di Bologna. Torna per te. Ora sei un bandito, diventa uomo.

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