Ecopass; la tassa salvabuche

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Messina annega fra i tir, che attraversano il centro della città giorno e notte.

Il sindaco Giuseppe Buzzanca, al suo secondo mandato da primo cittadino e con alle spalle un quinquennio da presidente della Provincia, nel 2011 se ne accorge e decide di fare qualcosa per migliorare la qualità dell’aria e la viabilità urbana. Istituisce un ticket, il cosiddetto “ecopass”, per disincentivare gli autotrasportatori a imbarcarsi dalla rada San Francesco e dirottarli verso Tremestieri, il nuovo approdo che fu inaugurato nell’aprile del 2006.

Il meccanismo è semplice: se ti imbarchi a Tremestieri non paghi, se invece perseveri nell’usare la centralissima rada San Francesco (appena due chilometri dallo svincolo Boccetta) paghi un ticket perché crei un disagio alla città. Peccato che la vita del porticciolo di Tremestieri non abbia mai avuto pace: nel 2010 la forte mareggiata che ha fatto cedere la diga protettiva dell’imbarco; poi, il 29 febbraio 2012, il guasto a uno degli automezzi che dovevano rimuovere 15mila metri cubi di sabbia che si erano accumulati, impedendo l’accesso delle navi traghetto; infine, solo per citare i casi più eclatanti, a novembre dello stesso anno un’altra mareggiata ne ha imposto la chiusura, riversando sulle strade della città decine di tir.

Ad ogni modo l’opera del sindaco di Messina, in carica per l’ultima volta dal 17 giugno 2008 al 31 agosto 2012, si presenta come lodevole e viene condensata in alcune ordinanze, emesse tutte in un intervallo di date compreso fra il 22 aprile e il 31 dicembre 2011, poi recepite in una delibera di Giunta del 29 giugno 2012. Quei documenti, però, non compaiono nell’albo pretorio del Comune di Messina e si possono ottenere solo per vie traverse. La delibera di Giunta del 29 giugno 2012 che formalizza l’istituzione dell’ecopass e che ne indica la destinazione, è letteralmente scomparsa dagli archivi pubblici dell’Ente. 

In quella delibera si legge che il ticket entra in vigore «con decorrenza 01/07/2012» e indica «la destinazione e la gestione completa delle somme, destinate all’amministrazione comunale di Messina e derivanti dall’applicazione del piano tariffario di accesso e transito, al Dipartimento mobilità urbana e viabilità». In più, sancisce che quegli introiti debbano essere finalizzati «esclusivamente a tutte le attività di competenza inerenti la pianificazione/gestione/monitoraggio della mobilità urbana e dell’inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, e per gli interventi relativi alla sicurezza stradale ed alla mobilità sostenibile». Il tutto per ottenere «la riduzione e razionalizzazione del traffico veicolare e per la connessa salvaguardia ambientale». Risultati che non sono mai stati raggiunti a Messina.

«Presto proporrò il tema in una interrogazione – annuncia il consigliere Nino Carreri – Il punto è che non si conosce né l’entità né l’utilizzo di questi fondi». Ribatte Buzzanca che «quei soldi sono stati usati per il 95% per la sistemazione delle strade cittadine, per il resto per il funzionamento della struttura commissariale, perché quando mi sono insediato commissario straordinario per l’emergenza traffico non ho trovato nulla in cassa». Buzzanca dà anche una stima del fondo: circa 3,5-4milioni di euro «usati per sistemare le strade del centro di Messina, come il viale Europa, corso Italia, via Garibaldi, via Consolare Pompea».

A sentirlo parlare sembra che abbia rimesso a nuovo tutte le strade della città. Ma basta fare un giro fra le buche, gli allagamenti alle prime piogge e l’asfalto rovinato per capire che quei soldi (nella migliore delle ipotesi) sono stati spesi in modo poco efficiente.

 

In allegato la delibera comunale in oggetto

Delibera.pdf

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