Elezioni Regionali in Sicilia. Sono Cuffaro e faccio il vino

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Poche ore e sapremo chi ha vinto le elezioni Regionali in Sicilia, anche se una cosa la possiamo già dire. Mai come questa volta, nelle liste presentate e nei partiti delle coalizioni sia a destra e che a sinistra, sono volati gli stracci in casa. Nel centrosinistra il ritorno dei rottamati, D’Alema e Bersani, ha portato alla costituzione della lista di Claudio Fava. Lista che, dai discorsi fatti, sembra essere nata più come muro di contenimento delle altre forze di sinistra e di Renzi, che come un pensiero politico capace di contrapporsi al ritorno dei rigurgiti della destra più intransigente, quella che in Sicilia ha sempre attecchito. Insomma, la solita e vecchia politica fatta contro un nemico e contro un qualcuno, allora era Berlusconi oggi si preferisce Renzi. Del resto, dopo l’esperienza Crocetta del PD come forza politica di Sinistra è rimasto ben poco. I maggiorenti hanno cambiato casacca o si sono defilati per non metterci la faccia. Sono rimasti quelli che potremmo definire attaccati alla “poltrona”, politici di lunga data che oltre ad avere il proprio pacchetto di voti da riconfermare, di progetti e visione politica “nisba”. E alcuni giovani e volenterosi amministratori che tentano di superare gli esami e da Sindaci di piccole realtà diventare Onorevoli della Regione Siciliana.

Basta vedere come ha concluso a Messina la campagna elettorale Fabrizio Micari, il candidato del centrosinistra alla Regione Sicilia. Intento a navigare in mezzo allo Stretto, disquisendo tra arancina alla palermitana o arancino alla catanese. Ben consapevole che se avesse organizzato un comizio forse non sarebbe riuscito a riempire neanche l’angusto spazio del bar della Caronte che, sia pure a pagamento, il clan politico avversario, i Genovese, avevano già pubblicamente dichiarato di mettere a disposizione per il suo attraversamento dello Stretto. Indicato dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il rettore dell’università di Palermo, si è ben presto trovato con il cerino in mano. Isolato e attaccato da destra, da sinistra e dai 5 stelle, ha dovuto ricevere lo schiaffo politico anche dal PD che lo aveva presentato ed ecco che né Renzi, né alcuno dei suoi ministri è sceso in Sicilia per supportarlo.

Pieni di foto, mangiate ben auguranti, sorrisi ed abbracci sono invece le immagini che ci vengono dal Centrodestra. Con orgoglio e con tutti i sondaggi positivi in tasca i maggiorenti del centrodestra, Berlusconi, Salvini e la Meloni, si sono affrettati a scendere in Sicilia per raccogliere i frutti di una vittoria annunciata. Ma diciamolo francamente, quello che preoccupa è la deriva a destra. Una destra rappresentata dal candidato alla Regione Nello Musumeci. Un passato che non lascia dubbi, dal Movimento Sociale Italiano alla Destra Nazionale, da Alleanza Siciliana a Fratelli d’Italia, sempre in prima fila a testimoniare un passato mai del tutto morto nelle nostre terre. Non vi è dubbio che il centrodestra avrebbe potuto presentare anche una figura più moderata, un rappresentante di quel centro moderato, cristiano, quasi ecclesiale, poco incline alle innovazioni e che avrebbe potuto meglio incontrare il consenso degli elettori tradizionali.

Convinto di questa impostazione politica è anche l’ex Presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro. Al quale in questi mesi di campagna elettorale molte forze politiche hanno tirato la giacca. Nell’immaginario collettivo Cuffaro, pur con una condanna a diversi anni interamente scontata in carcere e l’interdizione dai pubblici uffici che gli ha impedito di candidarsi, è rimasto un uomo politico potente. Tanto è vero che dietro insistenze di molti amici del passato si era, in un primo momento, pensato di candidare il fratello. Inspiegabili obiezioni d’impresentabilità hanno fermato il progetto politico, con un ripiegamento verso la nipote che ha dato esito negativo perché: “noi non avevamo nessun interesse a candidarla”.  Ci ha dichiarato lapidariamente Totò.

Certo che se sul cognome Cuffaro si dovesse porre come limite un giudizio d’impresentabilità, non si capisce cosa ci facciano nelle liste del centrodestra altrettanti presunti impresentabili che davanti a condanne e imputazioni varie non hanno fatto neanche un giorno di carcere, rispetto a Totò che il carcere l’ha fatto e anche molto duro. Forse anche per questo e prima di avere i risultati delle elezioni, abbiamo deciso d’intervistarlo.

E’ ancora grosso il macigno che pesa sul nome Cuffaro?

Tutto dipende dalla coscienza delle persone. C’è chi ritiene che il nome Cuffaro sia un macigno, c’è invece chi ritiene che sia un nome ricco di sentimenti e d’affetto. Le persone hanno anche questa possibilità di sciegliere che cosa farmi diventare. Ed io la loro scelta la rispetto.

Come vede queste elezioni?

Io sono sempre stato uno di centrodestra e lo continuerò ad essere. Ho già detto con molta franchezza che Musumeci era una candidatura che non rappresentava il centrodestra perché è un candidato troppo di destra, mi sono permesso di dirlo e continuo a pensare che sia così. Io avrei sperato e anche pensato a una candidatura di un moderato, di un centrista che avrebbe potuto meglio incontrare la fiducia e gli interessi dei Siciliani. Avevo fatto alcuni nomi (Roberto Lagalla, Giovanni La Via e Dore Misuraca), altri però hanno scelto Musumeci e questo oggi è il candidato. È chiaro che Musumeci vincerà perché le liste del centrodestra sono in assoluto le più forti e perché dall’altro lato, a sinistra, c’è una spaccatura sostanziale che mette fuori combattimento sia Micari che Fava. E mi auguro che ci sia il buonsenso di non votare Cancellieri (5 stelle) che fino ad oggi ha detto soltanto quello che non vuole fare e ancora nessuno gli ha sentito dire una cosa che vuole fare. A parte sproloqui ed insulti, non ho capito che vuole fare.  Per cui alla fine è chiaro che, anche se rimango convinto che poteva esserci una candidatura moderata più rappresentativa, e se dovessi dire per chi patteggio, anche se i miei amici sono sparsi in tutte le liste e votano per tutte le liste, il mio cuore continua a battere per il centrodestra.   

Tutti in un modo o in un altro, in queste elezioni regionali, hanno parlato di lei.

Come finanziatore… finanziatore la vedo male, io non ho neanche i soldi per pagarmi… diciamo allora lo sponsor morale… neanche, eventualmente elettorale. Oppure il rappresentante di tutti gli impresentabili e di tutte le cose brutte in politica. Non posso accettare neanche questo, perché hanno posto questo problema a mio fratello e mio fratello non si è candidato. Tra tutti gli impresentabili l’unico che non si è candidato è proprio mio fratello.

E il tentativo di sostituire suo fratello con sua nipote?

Mia nipote non c’è mai stata. Loro avrebbero voluto candidarla ma noi non avevamo nessun interesse a candidarla. E poi, mio fratello non ha mai avuto un avviso di garanzia in vita sua. Non l’hanno voluto candidare perché si chiamava Cuffaro, discorso chiuso. Ma non c’è mai stata l’ipotesi di mia nipote.

Rispetto al caso di sua nipote, cosa pensa del caso di Genovese che presenta il figlio ventenne per non perdere la sua influenza politica?

Io, non penso. Io credo che le scelte d’impegno politico appartengano a una responsabilità personale. Se Francantonio Genovese ha ritenuto, concordandolo con il figlio, che possa fare questa esperienza, diventa una loro scelta. Non sta a me dare giudizi di nessun tipo. Io li ho sempre subiti i giudizi, non mi sono mai permesso di darli nei confronti di nessuno.

Pensa che la Sicilia abbia ancora la possibilità di risollevarsi oppure siamo arrivati alla frutta?

“Io penso che il Presidente che vincerà ha davanti una partita molto difficile da giocare, ma prima di cominciare a giocare è necessario rincuorare la squadra dei giocatori. Voglio dire che il Presidente dovrà innanzitutto riaccendere la fiducia dei siciliani e soprattutto dare loro la possibilità di riorganizzare la speranza. Io vado in giro è trovo tanta sfiducia, una sfiducia generalizzata e tanta disperazione. Questa è una cosa brutta, perché se vi è sfiducia, disperazione e non vi è voglia di sperare, di rischiare e di rimettersi in gioco è difficile mettere in moto il meccanismo produttivo di questa terra. Quindi il Presidente dovrà innanzitutto avere questa capacità, chiunque sia quello che vince, di ridare fiducia e riaprire i canali della speranza dei Siciliani e poi ricominciare a lavorare. Io sono comunque un’ottimista e penso che la speranza sia una cosa buona e come tutte le cose buone, anche se sul finale, vince sempre.”

Se non fa più politica attiva come passa le sue giornate?

Io faccio l’agricoltore da quando sono uscito dal carcere e continuerò a fare l’agricoltore. Ieri ho presentato i miei vini ed oggi (giorno dei morti) sono venuto a far visita a mio padre al camposanto. Quel padre che non ho avuto la possibilità d’accompagnare al cimitero, raccoglierne l’ultimo respiro e parteciparne al funerale (Ndr. Durante la detenzione Cuffaro era sottoposto al regime del 41 bis D.P. e pertanto non poteva godere di alcun permesso). Domani andrò a raccogliere le olive per procedere alla molitura. Faccio l’agricoltore, mi diverte e mi appassiona. Del resto, penso che il vino possa essere il testimone di sentimenti e di passione. Spero di poter fare un buon vino in modo tale che la gente possa ricordarmi. Magari perché avrò fatto male il Presidente della Regione ma spero anche perché avrò saputo fare un buon vino.

@PG e @D.S

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