Ergastolo ostativo, Avvocatura dello Stato: non abolirlo

collaborazione faccia parte della finalità rieducativa della pena

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L’Avvocatura generale dello Stato, è intervenuta per conto della presidenza del Consiglio, nel corso dell’udienza pubblica alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario: “non toccare l’ergastolo ostativo, che prevede il divieto, per chi è condannato al carcere a vita per associazione mafiosa e non intraprende un percorso di collaborazione con la giustizia, di accedere a benefici penitenziari, quali i permessi premio”.

E’ la posizione espressa dall’Avvocatura questa mattina in udienza: “Non c’è spazio per demolire una norma che fino ad oggi ha funzionato – ha detto l’avvocato dello Stato Marco Corsini – e ha il fine di incentivare le collaborazioni, la cui necessità è stata dimostrata dalla storia, pensiamo al caso delle Brigate Rosse. La collaborazione va incentivata, mai indebolita e se passasse la tesi dei giudici rimettenti l’incentivo a collaborare di certo sarebbe diminuito”.

Anche l’avvocato dello Stato Maurizio Greco, che ha chiesto alla Corte di dichiarare “inammissibili e totalmente infondate” le questioni sollevate dalla Cassazione e dal tribunale di sorveglianza di Perugia, ha sottolineato con forza, guardando anche alle “vittime di reato”, che la “nostra legislazione è coerente e richiede la rottura tra soggetto e organizzazione: ti metti nelle mani dello Stato e lo Stato ti mette sotto protezione. E’ una normativa che risponde perfettamente al bilanciamento dei principi costituzionali”.

L’Avvocatura dello Stato, infatti, ritiene che “la collaborazione con la giustizia faccia parte della finalità rieducativa della pena” e, ricordando la recente bocciatura a Strasburgo sull’ergastolo ostativo, parla di “scarsa conoscenza della criminalità organizzata in Italia” e di “occasione” oggi “per ribadire la centralità della nostra Costituzione”.

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