Etiopia, la guerra fratricida

Etiopia, la guerra fratricida di un popolo multietnico

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Da giorno 4 novembre, il governo federale etiope ha iniziato un’incursione nella regione del Tigrè. Il tentativo di secessione è soltanto una giustificazione per mettere fine al contrasto tra l’etnia tigrina e il governo di Abis Abeba. Sono molte le fratture tra trini ed Etiopia che hanno portato al conflitto e che analizzeremo insieme

Il declino di Abiy Ahmed e del suo premio Nobel per la Pace:

Da Premio Nobel per la Pace ad “aprite il fuoco” contro i propri cittadini è stato un passaggio che è durato meno di due anni. Abiy Ahmed, premier etiope di etnia Oromo, insignito del Premio Nobel nel 2019 per aver realizzato la pace tra Etiopia ed Eritrea dopo 27 anni di conflitto, lo scorso 4 novembre ha avviato l’invasione militare della regione del Tigrè. Da dieci giorni, la vita dell’Etiopia è cambiata radicalmente, come era già avvenuto il 2 aprile 2018, giorno in cui è salito in carica Abiy Ahmed, dopo circa 27 anni di governi a prevalenza tigrina e ahmara

Abiy Ahmed Ali, Premier Etiope.

Per comprendere gli avvenimenti etiopi degli ultimi giorni bisogna necessariamente cambiare prospettiva: Le regioni etiopi sono di tipo federale, ovvero hanno maggiori competenze rispetto a quelle italiane. Inoltre, in ogni regione vi è un’etnia prevalente, che differisce dalle altre per lingua, religione e per tradizione.

 L’Etiopia è un Paese multietnico che, dopo svariati anni di instabilità politica e repressione della società civile, ha trovato nel suo attuale premier una sorta di liberatore-riformatore. Durante il primo anno di governo, Abiy Ahmed ha varato varie riforme: oltre a liberare centinaia di giornalisti e di intellettuali dalle carceri, ha riformato molti settori del Paese verso un modello progressista. I membri di etnia tigrina, che avevano ricoperto molti incarichi di prestigio nell’amministrazione federale, sono stati sostituiti. Si è avviato, così un processo di apertura delle Istituzioni. 

Il 2020: l’anno della svolta

Il 2020 doveva rappresentare l’anno decisivo per il governo etiope: doveva essere sia l’anno delle elezioni federali sia l’anno in cui sarebbe entrata delle nuove banconote per prevenire e reprimere il fenomeno della corruzione nel Paese. Ma l’arrivo della pandemia di Covid-19 ha frenato le volontà riformatrice dell’esecutivo. Le elezioni, che dovevano avvenire in agosto, sono state posticipate al 2021.L’entrata in vigore delle nuove banconote, invece, è avvenuto, creando anche malcontento nella popolazione che si è ritrovata a versare anche ingenti tassi per lo scambio.

Il 2020 è anche l’anno in cui Abiy Ahmed ha annunciato Prosperity, la coalizione di unità nazionale per le elezioni. La coalizione ha però riscontrato poco successo: il TPLF (Tigray People’s Liberation Front), il fronte tigrini di ispirazione marxista, ha deciso di non unirsi ad Abiy Ahmed. Il rifiuto ha innescato una reazione dura da parte del premier.

L’assassinio di Hundeessaa:

Haacaaluu Hundeessaa, avvenuto il 29 giugno. Hundeessaa non era soltanto un cantante, ma anche un attivista politico che aveva guidato le proteste del 2015 contro il governo e le istituzioni a guida delle minoranze Tigray ed Amhara. Il cantante assassinato non credeva nell’unità del Paese sotto un’unica bandiera ed un’unica nazionalità. La predicazione di Hundeessaa non era accettata soprattutto dal premier Abiy Ahmed che continua a seguire con ortodossia il preambolo della Costituzione Etiope “We, the Nations, Nationalities and Peoples of Ethiopia”. Ma in un Paese di cento milioni di abitanti è complesso cercare di creare un’unità nazionale cancellando qualsiasi differenza etnica

Foto delle proteste in Etiopia.

Qualche giorno prima del suo assassinio, il cantante oromo ha dichiarato che aveva rifiutato un tentativo di corruzione a parte del Premier per mettere a tacere la sua opposizione. In ogni caso, la morte di Haacaaluu Hundeessaa ha creato un clima di conflitto sociale: centinaia di manifestazioni sono avvenute nelle settimane successive. La repressione dei moti è costata ben 289 uccisioni di civili, 7000 arresti (FONTE: LIFE) e l’interruzione del collegamento ad internet in tutto il Paese per gran parte del mese di luglio. Vari esponenti oromo sono stati arrestati: di rilievo è stata la cattura di Jawar Mohammed, magnate dei media etiopi ed esponente del fronte oromo. Varie agenzie di stampa hanno anche dichiarato una possibile alleanza tra il TPLF e OLF (Oromo liberation Front) contro il premier Abiy. Sino al luglio 2018, l’OLF era dichiarata un’organizzazione terroristica e dunque costretta ad agire in segreto. Questa alleanza sembra, da differenti fonti, un pretesto per avviare quella repressione, oggi in corso, nei confronti dei tigrini

Le elezioni regionali nel Tigrè e il conflitto:

Sfortunatamente il 2020 non è ancora terminato. Nel settembre, la regione del Tigrè decide di indire le elezioni territoriali andando contro il posticipo deciso da Abis Abeba. Alle elezioni trionfa con il 98% dei voti totali il TPLF. Una sconfitta decisiva per governo federale e per l’attuazione del suo piano di unità nazionale.

In rosso la regione del Tigrè.

All’inizio di novembre la situazione diviene caotica. Il governo di Abis Abeba dichiara che la caserma dell’esercito federale sita a Mekelle è stata attaccata dalle milizie regionali tigrine. Il premier Abis Ahmed, nella notte del 4 novembre avvia l’offensiva nei confronti delle milizie regionali.

Non solo le forze di terra, ma anche l’aeronautica etiope partecipa all’attuale conflitto per ripristinare lo status quo nel Tigrè. Oltre ai raid aerei, la regione, oggigiorno, è senza elettricità. Le comunicazioni sono state interrotte. Internet, come era già avvenuto durante le proteste di giugno, è stato messo fuori uso. Le notizie del conflitto trafilano soltanto mediante i comunicati delle organizzazioni non governative (ONG) e delle agenzie dell’Onu sul territorio. Il premier Abiy, invece, pubblica gli aggiornamenti su twitter o con video anche in tigrino su facebook.

L’epurazione dell’etnia tigrina:

Documento governativo della sostituzione di un Generale etiope di etnia tigrina poiché ritenuto “non onesto”.

Le varie agenzie giornalistiche parlano di una tentata secessione. In realtà, si sta verificando una epurazione etnica del Paese. Tutti i funzionari tigrini dell’esercito e della polizia federale sono stati costretti a consegnare la divisa e sono stati condannati momentaneamente agli arresti domiciliari. Da una nota ufficiale del Ministero della Difesa Etiope si apprende che “tutti i tigrini non sono da ritenere onesti nei confronti del governo federale”. Così, centinaia di membri del corpo diplomatico e componenti delle delegazioni consolari sono stati licenziati. Il Ministero della Difesa Etiope (MoD) ha licenziato un generale tigrino, responsabile della sicurezza all’interno dell’Unione Africana (UA), un’organizzazione internazionale a carattere regionale per lo sviluppo, la cooperazione e per il commercio tra tutte le nazioni del Continente. In questa maniera, l’Unione Africana, con sede nella capitale di Abis Abeba, viene pregata di accettare un nuovo generale vicino al governo etiope.

Inoltre, i parlamentari del TPLF e gli esponenti politici del Tigrè sono stati licenziati dal Parlamento Etiope, così da non godere più dell’immunità parlamentare.

La via diplomatica:

La scorsa settimana Debretsion Gebremichael, esponente politico del TPLF ed ex presidente del Tigrè, ha chiesto all’UA di porsi come mediatrice tra le due fazioni. L’Unione Africana ha accettato subito questo ruolo, sebbene Abiy abbia deciso di rifiutare qualsiasi approccio diplomatico e pacifico con i tigrini. Anche l’appello del Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è passato in sordina.

Giorno 13 novembre il governo regionale del TPLF è stato sostituito da Dr. Mulu Nega, un accademico vicino al governo federale, che è stato nominato da parlamento etiope.

L’Eritrea e il soccorso all’Etiopia:

Debretsion Gebremichael, esponente dell’etnia tigrina.

Il conflitto non si pone soltanto come guerra civile tra il governo federale etiope e l’autonomia regionale del Tigrè. Debretsion Gebremichael ha accusato l’Eritrea di aver inviato militari ad assistere l’esercito federale. Tale accusa è molto importante. Come sopracitato, nel 2018, Eritrea ed Etiopia hanno firmato la pace che sancisce la fine delle ostilità risalenti al 1993, anno dell’indipendenza eritrea.

Tra il 1998 e il 2000, il conflitto tra le due nazioni si è materializzato: in questa circostanza il casus belli riguarda la contesa dei territori della regione del Tigrè e della città di Badme. La guerra è costata circa 120 mila vite tra civili e militari. La pace di Algeri nel 2000, sostenuta dall’UA e dagli Stati Uniti d’America, ha portato soltanto ad espandere il confine eritreo verso l’Etiopia, dunque nei territori del Tigrè. La guerra ha causato un forte contraccolpo economico per entrambe le nazioni. Il governo eritreo di Afewerky ha continuato la militarizzazione della popolazione con l’obbligo di leva militare a vita. Da molte testimonianze eritree si apprende che la stessa popolazione non si preparava in maniera costante per una guerra contro l’Etiopia, ma contro i tigrini etiopi. Bisogna, inoltre, dichiarare che l’etnia prevalente eritrea è quella tigrina. Dunque, si tratta di un conflitto etnico e non multietnico.

A destra Afewerky (ERITREA), a sinistra il Abiy Ahmed Ali (ETIOPIA)

La pace del 2018 ha rappresentato una forte distensione per i due Paesi e l’avvio per una collaborazione economica. L’attuale assedio delle truppe eritree nel Tigrè rappresenterebbe un modo per sancire una possibile alleanza tra Etiopia ed Eritrea, mediante la sconfitta e la repressione totale dell’etnia tigrina etiope.

La crisi umanitaria in corso:

Ogni conflitto militare è seguito da una crisi umanitaria. Decine di migliaia di sfollati della regione del Tigrè si sono diretti verso il Sudan. Le autorità sudanesi hanno anche dichiarato la presenza di militari in fuga dall’Etiopia. Altri sfollati hanno tentato di fuggire inutilmente verso l’Eritrea, non riuscendo a passare il confine e rischiando la vita.

Negli ultimi giorni, il Sudan ha chiuso la sua frontiera. Il motivo più probabile è rappresentato dal terrore per l’Etiopia. Difatti, con la costruzione della più grande diga idroelettrica dell’Africa, Grand ethiopian renaissance (Gerd), costruita dalla società italiana “Salini costruttori spa”, la portata del Nilo Azzurro potrebbe ridursi notevolmente, causando ingenti danni sia al Sudan che all’Egitto. La Gerd si presenta come la più grande opera economica per l’Etiopia, che diverrebbe il più grande esportatore di energia nel Continente Africano.  Durante il luglio 2020, tra i tre Stati si sono avviate delle trattative sulle modalità di riempimento del bacino idroelettrico. La notizia, poi smentita dal governo etiope, di un possibile riempimento celere nell’agosto 2020, ha causato quasi una crisi diplomatica tra Egitto ed Etiopia.

Costruzione della Diga Grand ethiopian renaissance (Gerd) sui Nilo Azzurro

Attualmente, la situazione del Tigrè si pone instabile. Come abbiamo analizzato, sono moltissimi i fattori che hanno portato a questa guerra civile. La recessione non è l’unico motivo ma si pone come una giustificazione del governo di Abiy Ahmed. La frattura tra l’etnia tigrina e la svolta unitaria di Abis Abeba sono in contrasto con la storia di questo grande e popoloso Paese. Una nazione che ancora oggi risente del periodo coloniale italiano e che si presenta come il futuro leader economico per l’Africa.

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