Fratoianni: Salvini vada a processo, il PD riveda le sue scelte

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Dopo il blitz sulla Sea Watch, il deputato Nicola Fratoianni scende in piazza con “Non siamo Pesci“: occorre tenere alta l’attenzione per costruire un’alternativa possibile. Salvini dimostri la sua innocenza al processo.

Ieri pomeriggio mentre piazza Montecitorio diventava teatro di una protesta pacifica che si alimentava al grido di “non siamo pesci” e “lasciateli scendere”, una delegazione del PD saliva a bordo della Sea Watch ancora ostaggio di un divieto di sbarco.  Ore intense che hanno mostrato un’Italia ancora una volta spaccata in due. Ne abbiamo discusso al telefono con Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra italiana e deputato eletto con Leu, che dopo il “blitz” sulla Sea Watch di domenica scorsa, ieri è sceso in piazza per ribadire il suo “fateli sbarcare!”

Ieri sera in piazza  Montecitorio quella parte di Italia che finora è rimasta inascoltata.

Sì, una piazza molto bella e grande, persino sorprendente visto i tempi che corrono. Sotto una pioggia battente tante persone per dire basta a una politica cinica, violenta, forte con i deboli e debole con i forti. È’ un bel segnale ristorante ma anche l’indicazione che qualcosa si muove e comincia a muoversi. Comincia a incrinarsi il velo della rassegnazione e dell’indifferenza.

Una piazza che ha cercato di dar voce anche alle 47 persone a bordo della Sea Watch con cui lei ha avuto la possibilità di parlare. A quelle persone è stato spiegato cosa sta accadendo?

Sì, gli è stato naturalmente spiegato dai volontari di Sea Watch qual è la situazione nella quale si trovano, ma come si può ben immaginare fanno tantissima fatica a capire le ragioni dietro i fatti. Sono stati salvati dalla Sea Watch, che dovemmo ringraziare invece che mettere sul banco degli imputati, e ora vedono la costa a pochi metri… dovrebbero semplicemente fare la cosa più normale del mondo, farli sbarcare e metterli in sicurezza, invece che lasciarli chiusi in uno spazio angusto e in una situazione difficile.

A bordo con lei i deputati Stefania Prestigiacomo (FI) e Riccardo Magi (+Europa). Tre parlamentari di tre partiti diversi. Ieri a bordo della Sea Watch la delegazione del PD. Può essere un segnale forte ma c’è anche un grosso rischio di strumentalizzazione ulteriore di queste persone e di una situazione grave di cui sono ancora una volta vittime.

Io sono contento che anche la delegazione del PD sia salita a bordo. Mi pare un segnale importante. Non ci tengo a rivendicare una primazia, quello che m’interessa è che agli atti seguano i fatti, a cominciare dalla messa in discussione radicale delle scelte politiche che in tema d’immigrazione quel partito politico ha fatto in un passato molto recente. Chi ha aperto la strada agli accordi con Libia, chi ha iniziato a mettere i bastoni fra le ruote e a prendere a bastonate le Ong che operano nel Mediterraneo Centrale, è stato innanzitutto il Partito Democratico col Ministro Minniti. Dunque si rivedano scelte che si sono rivelate per quello che erano e, solo allora, questa iniziativa avrà il senso pieno di una scelta giusta e soprattutto l’indicazione di un’inversione di rotta.

L’inaccessibilità sembra non essere riservata solo ai migranti.  Ieri il procuratore aggiunto di Siracusa Fabio Scavone, ha annunciato di aver aperto un fascicolo d’indagine per verificare se c’era per voi un’ordinanza di divieto di salire a bordo della Sea Watch e l’eventuale ipotesi di reato. C’è stato un divieto ufficiale?

Non c’era assolutamente alcuna ordinanza. L’ordinanza è stata pubblicata sul sito della Guardia Costiera solo nella mattinata di ieri. La verità è che quando abbiamo chiesto alla Guardia Costiera, di essere accompagnati da loro sulla nave mi è stato risposto che non era possibile e che io non potevo farlo. Cosa che semplicemente non corrispondeva alla realtà. E qui non c’entra la mia posizione di parlamentare della Repubblica, con le prerogative particolari garantite dal ruolo, ma il fatto che non esisteva nessuna ordinanza.

Invece il decreto sulla chiusura dei porti, esiste o non esiste?

No, semplicemente non esiste. Non c’è nessun atto, “porti chiusi” è solo un hashtag. L’hanno confermato rispondendo a svariate interrogazioni fatte da me in prima persona, non c’è nessun atto esplicito che consenta di chiudere i porti. Per farlo occorre un atto d’indirizzo specifico del governo che non è mai arrivato.

Se non c’è nessun atto, allora nessuno sta violando alcuna norma?

Assolutamente, mentre il governo ne vìola parecchie in questo momento.

Oltre alla questione dei salvataggi in mare ci sono quelle a terra esacerbate da situazioni delicate come la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto. 

Io credo che la vicenda di Castelnuovo di Porto racconti un altro aspetto di questa incredibile situazione ed è una vicenda che va guardata in modo attento, senza semplificare. Sono tra quei parlamentari e quelle persone che si battono da sempre, da molto prima che arrivasse il ministro Salvini, per la chiusura dei grandi centri, in questo caso dei grandi Cara, che spesso producono più contraddizioni che soluzioni sul terreno della corruzione, degli interessi e soprattutto sul terreno delle condizioni di vita di chi vi è “ospitato”. Il punto è come si produce questa chiusura. Che qualcuno spieghi a chi vive in quei luoghi, quale sarà la sua situazione, che abbia tempo di prepararsi a un distacco più che dal territorio nel quale il centro è inserito… la verità è che l’atteggiamento del governo è un atteggiamento spesso brutale che tratta le persone come numeri e pacchi e questo è del tutto inaccettabile. Per questo nelle piazze e in Parlamento occorre tenere alta l’attenzione per costruire quotidianamente la percezione di un’alternativa necessaria e possibile.

Il ministro Salvini ha chiesto al Senato di negare l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il caso Diciotti. Lo ritiene corretto?

Vedo intanto che Salvini ha cambiato idea molto repentinamente. Il 17 agosto scorso in prima pagina su “Libero” dichiarava in modo spavaldo e col suo atteggiamento da bullo, che avrebbe rinunciato all’immunità per andare serenamente al processo. Oggi chiede di negare l’autorizzazione. Si tratta della possibilità di dimostrare la sua innocenza, specialmente quando siamo di fronte a ipotesi di reato così gravi. Atti precisi che secondo l’accusa, hanno una dimensione molto importante … parliamo di sequestro di persona, di situazione aggravata dalla presenza di minori, dal fatto che sia stato definito e deciso a partire dal ruolo di pubblico ufficiale.  Credo che Salvini, che rivendica di aver svolto un ruolo nell’interesse pubblico, possa dimostrarlo nel corso di un processo nel quale tutte le sue prerogative di potersi difendere siano garantite, come vale per tutti.

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