Genova. Demolizione oggi, cancro domani

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Demolizione ponte Morandi allarme dell’Ona: rischio nube tossica di amianto

Con il via libera della Procura di Genova inizia ufficialmente la demolizione del ponte Morandi   ma nel piano di abbattimento si fa riferimento a 15 mila tonnellate di amianto nelle case sottostanti al viadotto. L’Ona : « È assolutamente necessario confinare gli abbattimenti, per evitare che la nube tossica invada la città»


Quindicimila tonnellate di puro veleno si nascondono nelle case da abbattere sotto i monconi del ponte Morandi.

Il rischio è che una nube tossica invada la città. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) che invita alla massima prudenza. Gli stessi tecnici, come riporta il quotidiano Repubblica,  nel piano di demolizione presentato alla Procura di Genova, quantificano una presenza di “15mila tonnellate di rifiuti verosimilmente classificati come speciali pericolosi” e sottolineando come “l’impatto ambientale sui quartieri circostanti sarebbe molto forte, nel caso si dovesse procedere all’abbattimento con esplosivo senza prima aver rimosso tutti materiali contenenti amianto”.

Ieri, 17 Dicembre, è arrivato infine il via libera per l’abbattimento “in permanenza del sequestro”, da parte della Procura Per capire quali sono i reali rischi legati alla procedura di smantellamento e se le procedure previste nel piano scongiurino il rischio di una nube tossico-nociva abbiamo raggiunto telefonicamente il Presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni.

Una vostra nota in merito alla demolizione del Ponte Morandi avvisa dell’alto rischio per la salute dei cittadini e dei lavoratori legati alla massiccia presenza di amianto nelle case della zona rossa da demolire. La nota descrive “una montagna di asbesto nascosto nelle case. Amianto friabile nelle coibentazioni delle tubazioni delle cantine, camini e serbatoi d’acqua rivestiti di eternit.  Da dove provengono questi dati?

I dati provengono dai vigili del fuoco e da varie notizie attinte dal territorio. Sono di base presuntiva perché fino agli anni ’90 tutti i caseggiati sono stati costruiti secondo la tecnica che prevedeva amianto e cemento amianto. Soltanto con la legge 257 del 1992 applicata a partire dall’aprile 1993 è stato imposto il divieto di utilizzo di materiale in amianto.

Quelle case e anche lo stesso ponte sono stati realizzati prima e perciò stesso c’è presenza di amianto.

Questi dati sono gli stessi che ritroviamo nel piano di demolizione che il sindaco-commissario Marco Bucci ha presentato.

Si parla di 15 mila tonnellate di amianto specificando che “prima di procedere alla demolizione dei caseggiati si procederà alla rimozione dei materiali pericolosi”.

Si, la commissione fa una giusta valutazione.

Il problema è che l’unica via è un confinamento dinamico, perché l’amianto è spesso frammisto al cemento. Bisogna chiudere e circoscrivere operando un grosso confinamento con grossi teloni. Successivamente si abbatte. Le macerie, confinate, vanno poi irrorate con liquidi aggregati per diminuire il rischio di aerodispersione delle fibre di amianto e solo dopo possono essere rimosse e smaltite in discarica.

E’ questa la metodologia che verrà applicata?

Non lo so, vedremo, e comunque non mancherà il nostro sguardo vigile

Quali sono i rischi legati a questa procedura di rimozione dell’amianto?

Se la fanno bene il rischio è zero. Se la fanno male il rischio è molto grosso.

Un mancato rispetto della procedura o addirittura l’utilizzo di esplosivi per l’abbattimento dei caseggiati sarebbe letale, come specificato nella nota che avete divulgato.

Siamo contrari all’uso dell’esplosivo. È assolutamente necessario confinare gli abbattimenti, per evitare che la nube tossica invada la città. Le fibre di amianto causerebbero mesoteliomi e cancro al polmone e altre patologie dell’amianto.

Il piano prevede il conferimento e lo smaltimento nella discarica per rifiuti speciali di “Barricalla”, a Collegno. Una sola discarica può farsi carico dello smaltimento di 15 mila tonnellate di amianto?

Ritengo di no. Sarebbe opportuno fare una discarica ad hoc per questo.

Già il 27 agosto un video dei vigili del fuoco testimoniava e  lamentava la presenza di amianto tra le macerie. C’è la possibilità di un’esposizione già avvenuta sulla popolazione e su chi si è occupato del post crollo?

In prima battuta noi come Ona non abbiamo detto niente  per rispetto delle vittime  perché ci sembra più grave la morte conclamata di tutte quelle persone. Adesso però c’è la necessità di tutelare la popolazione tutta e quindi bisogna applicare le giuste regole, motivo per cui abbiamo emesso il nostro comunicato.

 Sarà compito della nostra testata seguire attraverso gli organi preposti tutte le fasi delle demolizioni delle palazzine in questione, in modo da mantenere viva l’attenzione dei nostri lettori

Tavola Decreto N15
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