Genova: quando il Governo sfrutta i disastri per ammazzare l’ambiente.

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Onestà, onestà, onestà! Ecco cosa gridavano i supporters a cinquestelle durante Italia 5Stelle in scena al Circo Massimo durante gli scorsi giorni, ma cosa c’è di onesto nel mascherare una norma che avvelena l’ambiente all’interno di un Decreto Legge che nulla c’entra? Stiamo parlando della disposizione di aumento di 20 volte del limite massimo di idrocarburi scaricabili sul terreno, un piccolo paragrafo fuori contesto all’interno del Decreto Genova ma che segna un importante terremoto ambientale.

L’imputato è una parte dell’art.41 del suddetto Decreto, tale parte riguarda la disposizione di aumento del limite di scarico di idrocarburi di natura sia civile che industriale sui terreni agricoli, cosa vuol dire in parole spicce? Che il buon Ministro Toninelli ha disposto che sarà possibile scaricare materiale inquinante in misura 20 volte maggiore rispetto al passato, aumentando così l’inquinamento dei terreni e dei prodotti agricoli, con diretta ricaduta sulla salute umana, i materiali infatti sono estremamente cancerogeni ed ecco perché sono oggetto anche di diverse normative Europee (nella fattispecie si tratta degli idrocarburi pesanti C10 e C40)

E’ TUTTO VERO, purtroppo, ma le beffe non finiscono qui, infatti la normativa citata, al fine di sostenere la propria fondatezza, rimanda ad un normativa Comunitaria, la quale, per motivi del tutto diversi rispetto a quelli scopo del paragrafo imputato, pone dei limiti alla classificazione come cancerogeno di una sostanza ponendo come parametro la dimostrazione a patto che questa sia possibile della presenza di un determinato valore inferiore al 3% all’interno della sostanza in analisi, proprio la formula condizionale di tale limite è il problema in quanto se tale limitazione non risulta misurabile allora non sarà possibile, secondo l’art.41, verificare che i limiti già aumentati di 20 volte, siano effettivamente rispettati, in quanto si da per assunto che quella sostanza non sia cancerogena. 

Ma le beffe non terminano qui, infatti ad effettuare tali misurazioni non saranno enti terzi ma gli stessi diretti interessati, gli stessi scaricatori: i fanghisti. Vecchia storia quella dei fanghisti e dello scarico dei fanghi di depurazione (il fango da depurazione è la sostanza risultante dalla depurazione delle acque inquinate di natura industriale ed urbana) e del loro riutilizzo, essendo infatti un rifiuto a tutti gli effetti esso va smaltito e, il metodo più efficiente ed efficace è sempre risultato essere lo spargimento sul terreno (a cui, a determinate condizioni, giova pure a livello produttivo) a patto tuttavia che tale sostanza non contenga materiale definito cancerogeno, definizione che viene data da testi come quello Comunitario e sul Decreto Genova, se poi ci si aggiunge la criticità procedurale in termini di effettiva ed efficace valutazione nella necessaria analisi di impatto ambientale delle autorizzazioni all’utilizzo sui fanghi nei terreni agricoli, ecco che il quadro risulta un vero e proprio ingarbuglio all’Italiana. A chi serve dunque questa disposizione? Ai cittadini? Al verde? Agli Scaricatori? Il terreno viene, ancora una volta, martoriato ed inquinato per mezzo legge, mettendo a rischio la salute non solo della natura ma anche dell’uomo stesso, si mettono a rischio vegetazioni e vegetali, si mettono a rischio le nostre terre, la nostra agricoltura, il nostro futuro.

Come si può dunque passare da una posizione ecologista come quella portata avanti dal Movimento in questi anni ad un provvedimento che avvelena il nostro ambiente e la salute degli Italiani? Perché mai inserire una disposizione di questo tipo all’interno di un Decreto Emergenziale come quello su Genova, legalizzando così, tramite un sotterfugio, quasi come si aspettasse la prima occasione per inserirlo, l’avvelenamento delle nostre terre? Una mossa certamente curiosa quanto pericolosa quella del Governo, che con una mossa da vecchia scuola, fa passare quasi sottotraccia un provvedimento di tale rilevanza. Perché? La sentenza al giudizio del lettore.

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