Graviano,impossibile concepimento dei figli in carcere

Ex Commissario Vincenzo Santoriello ascoltato nel processo trattativa Stato mafia: impossibile concepimento dei figli dei Graviano in carcere

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Al processo di appello sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, è stato ascoltato Vincenzo Santoriello, all'epoca dei fatti (tra settembre e novembre 1996) responsabile del personale che vigilava sui detenuti al 41 bis della IX sezione carcere Ucciardone di Palermo.
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Al processo di appello sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia, è stato ascoltato Vincenzo Santoriello, all’epoca dei fatti (tra settembre e novembre 1996) responsabile del personale che vigilava sui detenuti al 41 bis della IX sezione carcere Ucciardone di Palermo.

“Impossibile che le donne dei Graviano siano entrate all’Ucciardone per concepire i figli… Impossibile, impossibile, Impossibile… noi ci concentravamo più sui detenuti non sui familiari”. Così l’ex Commissario del Corpo di Polizia Penitenziaria, Santoriello – che insieme a tutti gli agenti dell’epoca – sono stati sentiti a sommarie informazioni dai sostituti procuratori che sostengono l’accusa al processo che riprende lunedì. Alcuni di loro hanno detto di non ricordare se vi fossero i Graviano, altri di avere appreso della “doppia gravidanza” dalla stampa e di avere poi commentato tra loro con delle battute (“…sarà stato lo spirito santo”). Tutti hanno però ammesso di non essere mai stati sentiti su questo fatto da nessuno, magistrati o superiori (gerarchici o ministeriali).

Mentre il boss Giuseppe Graviano decide, come ieri – dopo anni di ostinato silenzio di rispondere ai magistrati di Reggio Calabria – nelle scorse udienza l’accusa ha depositato, alla Corte d’assise d’appello presieduta da Angelo Pellino, una poderosa attività integrativa di indagine che riguarda, tra le altre cose, proprio il misterioso doppio concepimento avvenuto mentre i due boss stragisti si trovavano ‘sepolti’ al 41 bis.

Giuseppe e Filippo Graviano, boss del quartiere Brancaccio, vicinissimi al corleonese Totò Riina, vengono arrestati nel 1994. Sono accusati di essere tra i mandanti delle stragi del ’92-’93 oltre che dell’omicidio di padre Pino Puglisi, il prete che proprio nella borgata di Brancaccio ucciso per la sua opera di evangelizzazione. Da subito al 41 bis, nel 1996 entrambe le donne restano in cinta.

Gli operatori – sentiti nei mesi scorsi – affermano ai pm che le “misure erano rigide: i colloqui con i familiari si svolgevano attraverso un vetro blindato, la lavanderia era in un’altra sezione… le lenzuola controllate una per una e i detenuti perquisiti prima e dopo”. L’ipotesi del concepimento in provetta – com il seme congelato prima del loro arresto – è una delle piste. Se così fosse non si comprende per quale ragione avessero, i Graviano, chiesto l’autorizzazione per il concepimento in provetta, comunque non autorizzato. Dalla corrispondenza però si evince particolare interesse da parte di Giuseppe e Filippo Graviano e dei familiari per le visite di un sacerdote: “Quando diceva messa i detenuti al 41 bis restavano ognuno nella sua cella – dice Santoriello – mi ricordo la fisionomia… piccolino, bassino…”. E il pg che avanza la domanda: “A passare una.. una fialetta ci vuole un secondo, mentre uno fa la benedizione. Questa è una ipotesi (seppur astratta, precisa il magistrato)”.

I detenuti restavano nelle loro celle ma ogni tanto il prete si avvicinava, guardato a vista dalle guardie: “… E, ah, sì, sì, sì, passare una fialetta non è che ci vuole tanto!”. In ogni caso quando le donne si presentavano la loro pancia cresceva, la valutazione era limitata alla “battuta”: “Ma comunque qualcuno mi diceva ‘quelle sono incinta… si faceva sempre la solita battuta poi da bar e dice ‘vabbè, è stato lo spirito santo'”.

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