Ho 24 anni. Studio, e provo a diventare una giornalista

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Sin da piccola ho sognato di fare inchieste, di essere una che questa terra poteva cambiarla. Non lo so perché, ma ho sempre pensato che in questa terra, fossero più gli onesti che i mafiosi.

I miei genitori lavorano, hanno sempre lavorato, così come i miei nonni che dal niente sono riusciti a metterci un tetto sopra la testa, a fare sacrifici per noi.

Mia nonna era figlia di contadini, entrambi analfabeti. Andava a scuola ogni giorno a piedi, per chilometri. Ed è diventata una professoressa in chimica, negli anni 60. Negli stessi anni, in Sicilia, nella nostra terra, Riina partecipava alla strage di viale Lazio per prendersi tutta Cosa Nostra. Negli stessi anni nascevi tu, caro Matteo Messina Denaro.

Ti scrivo questa lettera perché penso ancora che le parole possano tanto. Si, è vero: non ho grandi possibilità in questa terra, perché il lavoro è poco, perché di certo non si vive d’oro a fare il giornalista. Ma io continuo a crederci, dall’alto dei miei 24 anni.

Vedi? Abbiamo poco in comune, ma quel poco è significativo. Sono siciliana, come te, e in tutti gli anni di vita vissuta in cui ho sognato, amato, studiato e sperato tu sei stato latitante.

24 anni di latitanza sono la mia intera vita.

Vedi Matteo, come dicevo, le parole servono a qualcosa. Ma non perché io penso di poter redimere le persone come te, ma perché in una Sicilia in cui alcune persone hanno ancora il coraggio e l’ignoranza di dire che la mafia ci ha aiutato, ci sono quelli come me, ci sono i tanti giovani che, invece, continuano a lottare, nonostante siano spinti giù da tutto lo schifo che ci avete lasciato in eredità. Nonostante ci abbiate privato di un futuro.

Se volessi andare a studiare fuori da qui, come fanno tanti miei coetanei o i figli degli amici tuoi, oltre a lasciare ed abbandonare la mia terra e i miei cari, perché qui c’è solo tanta corruzione e inefficienza, dovrei fare i conti con gli stereotipi del ‘siciliano mafioso’ che grazie a quelli come te continuano a perseguitarci, anche se io, di mafioso, non ho un bel niente, anche se i miei genitori hanno sempre e solo lavorato.

Forse questa terra, è vero, è difficile ma la scelta c’è sempre stata, come l’aveva mia nonna l’avresti avuta anche tu e tutti quelli come te. Non siete stati costretti dai tempi e dalle difficoltà, siete solo dei mafiosi, nel cuore e nell’anima, dei criminali.

Si, probabilmente io, a differenza tua, alla mia età non posso permettermi una vacanza costosa, né un orologio d’oro, e persino prima di cambiare occhiali da vista devo aspettare di potermelo permettere, però vedi io posso camminare libera. Io posso camminare in pieno giorno a testa alta, anche se devo lottare per avere, quanto meno, uno straccio di lavoro per pagarmi la vita.

Io ci credo ancora: ci credo ancora, anche se la politica, ogni giorno, si dimentica di noi, ci credo ancora nonostante sia perfettamente cosciente del fatto che la tua latitanza è coperta da loro, e ci credo nonostante tutti i soldi che continui a rubare, tu e la gente come te. Io ci credo.

Ci credo perché non mi interessano i soldi, né la gente che continuate a corrompere o ad ammazzare.

Non ho paura di morire se significa aver vissuto una vita diversa dalla tua, Matteo.

So che tutti i soldi che avrò guadagnato nella mia vita saranno stati soldi onesti, per quanto pochi. So che io non ho rovinato una terra, che non ho ucciso e soprattutto che non ho bisogno di nascondermi.

Vedi, vi chiamate uomini d’onore. Ma quanto onore c’è nell’averci regalato tutto questo? Quanto onore c’è nel vivere nascosto alla stregua di un qualsiasi animale che teme i predatori?

Io ti ringrazio Matteo, perché mi hai insegnato per cosa lottare. Puoi rubare, ammazzare e continuare ad avvelenare questa terra… Ma non puoi togliere dalla Sicilia tutti i siciliani onesti, perché continueranno a nascerne.

Noi viviamo alla luce del sole e di quelli che, a differenza della gente come te, ha avuto il coraggio di scegliere, proprio come mia nonna

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