I migranti nel Tir a Messina, interviene il Circolo Arci

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Sabato 24 luglio, durante alcuni controlli della polizia stradale di Giardini Naxos, è stato bloccato un Tir sull’autostrada Catania-Messina con a bordo un centinaio di migranti senza titolo di soggiorno. Stipati dentro il tir, respiravano a fatica per il gran caldo e la mancanza di spazio. Durante l’operazione di polizia una ventina sono riusciti a fuggire. L’autista è stato arrestato.

Martedì 27 luglio si è proceduto al trasferimento in Egitto di una sessantina di migranti, molti dei quali palestinesi e quindi, come sottolinea il Circolo Arci “Thomas Sankara”, “stranamente trasferiti in un Paese terzo, a causa degli accordi diplomatici tra Italia ed Egitto, senza ulteriori verifiche”. A Messina sono rimasti una quindicina di minori, di cui l’Arci si sta occupando.

 

Il documento del Circolo Arci “Thomas Sankara” di Messina

Il tir fermato sull’autostrada A18 carico di vite umane Pagamento a consegna avvenuta. Questi erano i patti con i trafficanti egiziani: le famiglie dei giovani migranti, stipati come stoccafissi sul tir che gli avrebbe condotti a Roma e poi forse a Milano, avrebbero pagato subito dopo l’annuncio telefonico ai propri familiari: siamo arrivati in Italia e siamo liberi. “Per favore, telefonate ai miei genitori dite di non pagare” le richieste pressanti dei ragazzi trattenuti alla Caserma Calipari di Messina. I ragazzi, giovani i più, dentro uno stanzone e fuori i poliziotti.

Siamo entrati nella caserma con acqua, latte e biscotti e abbiamo cercato di dare ai ragazzi stanchi, assonnati, confusi, disperati, diffidenti informazioni sulla loro condizione giuridica e sul diritto d’asilo. Ai migranti egiziani e palestinesi e magrebini non era stata data alcuna informazione in lingua araba anche se quasi nessuno di loro conosceva una lingua straniera. Tutto questo perché il Ministero dell’Interno non ha rinnovato la convenzione con gli interpreti. In arabo, una nostra dirigente madrelingua ha spiegato che la loro è una condizione di irregolarità che non permette la possibilità di rimanere legalmente in Italia, il sistema dei controlli nell’area Schengen, l’iter per l’accesso alle protezioni internazionali ai richiedenti asilo. Abbiamo spiegato che al loro arrivo al Centro di detenzione di Sant’Anna, all’interno dell’ex base dell’aeronautica nel comune di Isola di Capo Rizzuto (Crotone ) potranno contattare gratuitamente il numero verde dell’Arci 800 905 570 realizzato per dare supporto giuridico ed informazioni sull’asilo.

Dalle risposte alle nostre domande è emerso che il loro viaggio è durato 6 giorni e 5 notti, dall’Egitto sino alle coste agrigentine dove li aspettava il tir insieme ai trafficanti egiziani. Potrò studiare oppure potrò andare a Milano a lavorare? Abbiamo riscontrato la presenza di un numero elevato di minori “non accompagnati”, tra cui un curdo già identificato dalla polizia , ed un ragazzino di appena dodici anni.

Si è deciso, solo per evitare ai migranti l’ulteriore reato di false generalità, reato la cui pena è stata inasprita dal pacchetto sicurezza, di tradurre le generalità dei migranti per favorirne una corretta identificazione. Abbiamo potuto verificare che la questura ha segnalato alla magistratura la presenza dei minori, che dovranno essere collocati in comunità per minori. Sembrerebbe, comunque, che quest’ultimi abbiano trascorso la notte in Caserma, su una sedia, insieme agli adulti in attesa di trasferimento a Crotone. Crotone il centro più grande d’Europa gestito dalle Misericordie e considerato il peggiore d’Europa. Una recente rivolta nel centro ha costretto il Ministero dell’Interno ad una chiusura provvisoria dello stesso ed il segretario del sindacato di polizia Coisp ha invitato il ministro a chiuderlo definendolo”un mostro” che non dovrebbe esistere in un Paese civile.

Ragazzi, giovani, vittime dello smuggling, ovvero del contrabbando di esseri umani, traffico diventato sempre più lucrativo a causa del divieto d’immigrazione che di fatto esiste in Italia, dove le possibilità di ingresso legale sono state quasi soppresse.

Inoltre, la vittima del traffico di esseri umani, che ha già pagato l’organizzazione criminale, giunto in Italia, viene incriminato del reato di “immigrazione clandestina” la cui pena consiste in una sanzione pecuniaria che va dalle cinquemila ai diecimila euro!!!

Infine, la politica criminale dei respingimenti indiscriminati adottata dal governo italiano, condannata persino dalle Nazioni Unite, produce e produrrà altre vittime, il moltiplicarsi degli annegamenti in mare, la deportazione in Libia con la conseguente violazione dei diritti umani.

A cura del Circolo Arci “Thomas Sankara” di Messina

 

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