I protagonisti e gli attivisti della seconda accoglienza

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Immigrazione, accoglienza, emergenza, sussidi, fondi. E di nuovo emergenza. Indiscusso protagonista delle vicende europee degli ultimi anni, lo status di crisi legato alla problematica immigratoria porta inevitabilmente a concentrare l’attenzione comune sugli eventi di maggior impatto. Si parla di sbarchi, di prima accoglienza. Ricorrenti espressioni quali ‘cimitero d’acqua’, ‘tragedia in mare’ e altre terribili immagini monopolizzano la comunicazione mediatica a discapito di un’informazione che possa considerarsi completa e chiara.

Cosa accade dopo lo sbarco? Cosa dopo la registrazione e l’assegnazione? Domande soffocate dietro un’ignoranza indotta dalla scarsa informazione. Risulta necessario chiarire, per quanto possibile, cosa realmente accada dopo lo sbarco. Specificare che siano in atto diverse procedure in base alla tipologia del soggetto: minorenne, maggiorenne, minore non accompagnato, donna, anziano, malato, richiedente asilo, rifugiato politico. Si sente parlare di ‘prima accoglienza’.

Ma cosa accade dopo? In cosa consiste la ‘seconda accoglienza’?

Per rispondere a quest’ultima domanda, è indispensabile parlare di uno dei tanti sistemi impegnati nell’assistenza all’immigrato dopo lo sbarco e l’assegnazione ai diversi centri di accoglienza. Nello specifico, di chi si occupa dei ‘richiedenti asilo’ e dei ‘rifugiati’. Si parla dello SPRAR:  Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Intanto chiariamo cosa si intenda per ‘richiedente asilo’ e per ‘rifugiato’.

Rifugiato: nell’articolo 1 della convenzione di Ginevra del 1951, è definito rifugiato chi, “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”. Per diretta conseguenza, dal punto di vista giuridico-amministrativo, viene riconosciuto lo status di rifugiato perché potenzialmente vittima di persecuzioni nel caso di un ritorno al paese di origine.

Richiedente asilo: per ‘richiedente asilo’ si intende il soggetto che richiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino al momento in cui le autorità competenti non accolgano o meno la richiesta, il richiedente asilo ha il diritto di soggiornare regolarmente nel paese di accoglienza, anche se privo di documenti e arrivato irregolarmente. In Italia, l’organo adibito al riconoscimento o meno della protezione internazionale è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Ma chi si occupa dei rifugiati o dei richiedenti asilo in attesa del responso da parte delle autorità competenti? Dove vivono? Come vivono? E’ a questo punto che entra in gioco quel sistema di enti locali definito SPRAR. La rete di enti locali che, nei limiti delle risorse disponibili, ha accesso al  Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo per la messa in pratica di progetti di accoglienza integrata. Oltre a prendersi cura dell’immigrato nel garantire servizi di prima necessità (vitto e alloggio), lo SPRAR offre servizi di informazione, accompagnamento e assistenza per offrire un eventuale inserimento socio-economico nel paese di accoglienza. Il tutto gode del supporto di figure professionali che garantiscono un’assistenza completa, dall’aspetto psicologico, a quello linguistico, burocratico e lavorativo. L’immigrato riceve un’assistenza completa nel complicato iter che vedrà risoluzione nell’accettazione o meno della richiesta di protezione. Nel periodo di attesa, il richiedente avrà dunque a disposizione un sistema di figure volte al suo eventuale inserimento nella società. Dall’istruzione fino allo sviluppo di competenze lavorative.

Le caratteristiche principali del Sistema di protezione sono:

[fonte: www.sprar.it]

Attori dei progetti territoriali dello SPRAR sono sia grandi che piccole città, i cui enti si impegnano volontariamente per garantire un sistema di accoglienza che possa garantire integrazione e non discriminazione. Il soggetto interessato viene messo in condizione di potersi LEGALMENTE inserire nel sistema socio-economico-culturale del paese di accoglienza. Sotto questo punto di vista, l’Italia conserva un primato che si concretizza nella presenza di progetti SPRAR di dimensioni medio-piccole, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa. La partecipazione di piccole realtà garantisce un maggiore impatto territoriale, un intervento molto radicato che coinvolge il Paese dall’interno. Ciò garantirebbe il rafforzamento e la diffusione di una cultura dell’accoglienza a partire dalle piccole comunità cittadine. Come dire che, in un immediato futuro, contando su un’informazione che possa essere il più trasparente e chiara possibile, sarà proprio da quelle piccole realtà che cambierà il modo di rapportarsi a un fenomeno che può non essere solo combattuto. Magari migliorato.

vedi anche:http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/component/k2/item/3633-come-funziona-uno-sprar-esempio-di-gioiosa-ionica.html

GS Trischitta

 

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