I supereroi e le donne invisibili delle strade.

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di Claudia Fucarino

La toponomastica femminile nelle nostre strade? Un’esperienza surreale, quasi fumettistica. Incontrare, infatti, donne reali, oltre le consuete Madonne, Sante, Martiri e donne mitologiche è una missione pressoché impossibile. A Palermo, per esempio, che è la quinta città più grande d’Italia, circa il 4,5% di toponimi stradali è legato a nomi di donna, contro il 49 % di toponimi maschili.

Certamente Palermo, rispetto alle percentuali italiane che “vantano” spesso numeri che vanno anche al di sotto dell’1%, può andare a testa alta, almeno fino a quando ci si sofferma a visionare gli stradari aggiornati con le ultime intitolazioni. Se poi invece si decide di andare oltre e di “scovare” personalmente le strade color rosa della città, anche solo per il gusto di leggere un grande nome o per scattare una bella fotografia ci si accorge, infatti, che più che di donne realmente esistite si tratta di donne irreali ed invisibili.
Di questo esiguo e raccapricciante 4,5% di toponimi femminili, circa il 60 % è riferito a nomi legati ad edicole votive, monumenti dedicati a religiose, Madonne, Sante e donne mitologiche. Si tratta spesso di grandi donne che hanno contribuito con le loro vicende a fare la storia ma a volte anche troppo distanti dall’attuale ideale di donna, che ritroviamo in quel rimanente 40 %. Quest’ultimo dato si riferisce, infatti, a quella fascia di donne – benefattrici, artiste, letterate, scienziate, studiose, donne comuni ma dalle grandi capacità – che avendo vissuto una realtà di sicuro più simile a quella di molte donne contemporanee ed elette, oggi, “regine delle strade”, possono svolgere la loro “reale missione sociale”, cioè quella di fornire alle odierne e future generazioni, troppo spesso comunicativamente bombardate da modelli errati, un edificante esempio di donna.

Donne grandi, realmente esistite nella vita ma oggi purtroppo rese invisibili nelle strade! Ci sono sulla carta ma spesso mancano però nella realtà. Circa lo 8% di questo 40 %, che si riferisce spesso a piccole trazzere o vicoletti periferici, non risulta neanche in “Google map”!
Il rimanente 32 % di toponimi femminili legati a donne della vita concreta è certamente più visibile rispetto al surreale 8 %, ma anche qui si pongono delle riserve. I toponimi più fortunati, ubicati al centro città, presentano spesso targhe errate, mutilate e cancellate. Molti di questi intitolano piccoli vicoli, all’interno di borgate, quasi del tutto individuabili ma soprattutto sconosciute perfino dagli stessi autoctoni! La maggior parte di essi è situata in zone particolarmente periferiche o a “bassissima densità popolativa”. Se si volesse, infatti, scovare le aree più sconosciute e imprevedibili della città, basterebbe solamente andare alla ricerca di alcuni toponimi femminili palermitani. Una vera caccia al tesoro, solo che, in tal caso, invece di guadagnare un tesoro si perde l’opportunità di trasmettere un messaggio, un buon esempio, un ideale di donna.
E allora ci si chiede: perché quando si parla di odonomastica femminile non si scelgono strade più centrali o comunque più transitate rispetto alle oramai consuete strade periferiche?
A Palermo, per esempio, sono tantissime le strade che, in maniera tutt’altro che originale, recano ancora toponimi costituiti da numeri e lettere (MT32, MT41). Sono strade spesso situate in popolosi quartieri cittadini, ricchi di scuole e di palestre. Ne acquisterebbe certamente il quartiere, la città ma soprattutto i nostri ragazzi!
Cambiare un toponimo stradale preferendo a questo un nome certamente di più ampio respiro culturale non è del resto difficile. Ce ne danno esempio i nostri avi che durante gli anni post-unitari non hanno esitato a cambiare i vecchi toponimi privilegiando nuovi e ridondanti nomi legati a supereroi rivoluzionari. E allora perché oggi non dare campo anche alle nostre eroine, rendendole finalmente visibili?

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