Il Comune di Messina ci deve 36 milioni di Euro.

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“Secondo i suoi calcoli la Messinambiente S.p.A., ci dichiara il commissario liquidatore della società Armando De Maria, vanta dei crediti pari a 36 milioni dal Comune di Messina e dall’ ATO3”. Detta in questi modi sembra uno dei soliti “moniti” che preannunciano e paventano il rischio che il servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti possa interrompersi e che, come una storia già nota, abbiamo già visto sia in occasione delle pur giuste proteste dei lavoratori che non vedevano pagato il loro stipendio e sia in occasione del mancato pagamento degli oneri dovuti per il trasporto in discarica- 

In realtà l’affermazione del commissario De Maria è perfettamente logica trattandosi di una S.P.A di cui il Comune è il maggiore se non l’unico azionista ed è per questo che in occasione della riunione dell’assemblea dei soci che dovrebbe sancire il definitivo scioglimento della Messinambiente abbiamo chiesto quali fossero le fasi successive di una vicenda che da anni affligge la città.  

Ed è proprio mentre l’Amministrazione Accorinti deve prendere la sua decisone e i revisori dei conti hanno già presentato le loro formali dimissioni dalla società, che abbiamo chiesto al Commissario De Maria: ma giuridicamente cosa succede in caso di scioglimento ?

“Non è detto che si sciolga perché domani, oggi per chi legge, si discuterà proprio di questo, se scioglierla, se riprenderla…e anche se si scioglie non è che si scioglie in questo modo… in assemblea. Intanto (la decisone) deve passare pure dal Consiglio Comunale perché è nata in Consiglio…( In altri termini quando si è costituita la S.p.A., un tipo di società che ha creato più danni che benefici, la decisione, la competenza e l’atto costitutivo è stato del Consiglio Comunale e quindi anche la fine delle società deve essere di sua competenza).

“ Quindi l’amministrazione può solo dare un atto d’indirizzo e poi il Consiglio delibera…ma in contemporanea, (ove si decidesse di affidare il servizio con modalità diverse ) si deve costituire un altra società perché non si può lasciare il servizio scoperto”

Per quella sciolta rimane il liquidatore a fare il debito e credito (lo stato passivo e attivo della Società) fino allo scioglimento e poi si portano i libri in Tribunale…e il fallimento ?…solo se interviene un creditore….ma se si deve costituire una nuova società dove passano tutti i beni come si fa con i creditori e con la massa passiva della Messinambiente ?…c’è la massa attiva…ma se i beni passano all’altra società ?

“Allora vediamo qual è il Bilancio della S.p.A. La Messinambiente sarebbe o in pari o addirittura in attivo, ovviamente con i ricavi della Società ( i famosi 44 milioni che i Messinesi pagano con la Tares) e non solo i crediti/debiti dell’ATO 3 (il famoso contezioso che vede in conflitto le due partecipate di cui il Comune è il maggiore se non l’unico azionista) nei cui confronti vi è un disallineamento del bilancio. La situazione debitoria è invece dovuta a sanzioni per circa 15/16 milioni…su cui abbiamo già fatto ricorso e che ci ha visti vittoriosi in prima commissione tributaria e a giorni siamo in attesa del giudizio in seconda commissione …”

Ma se la Messinambiente è in passivo per queste cifre ed altre e se si deve costituire una nuova società a cui passerebbero tutte le poste attive, i creditori come si pagano ?

“Ci sono i crediti…ma se passano alla nuova società ?… c’è il Comune di Messina. Messinambiente secondo i suoi calcoli vanta un credito di 36 Milioni dal Comune di Messina e dall’ ATO3. Quindi abbiamo un credito di circa 36 milioni e un passivo di circa 42 milioni…e se consideriamo che abbiamo fiducia di vincere in commissione tributaria il contenzioso con il fisco…e che quei soldi sono ancora nel bilancio e nel passivo…”.Quasi, quasi, siete in attivo. Sono stato costretto ad ammettere.

Questo dialogo, che sembra avere del surreale in realtà trova fondamento giuridico nella S.p.A. Abbiamo già cercato di spiegare (in un precedente pezzo a cui si rimanda http://www.ilcarrettinodelleidee.com/sito/media/k2/items/cache/d8b22359365bf39f810ae25d424dcb05_XL.jpg) quali erano le distorsioni a cui dava origine la circostanza che il socio unico di fatto della partecipata, a cui è affidato il servizio pubblico di raccolta rifiuti, fosse lo stesso Ente che richiede e paga il servizio. Ed il Commissario De Maria l’ha confermato chiaramente spiegando che se pure si decidesse per lo scioglimento e si costituisse un’altra realtà in cui confluissero tutti i beni e tutto l’attivo della Messinambiente S.p.A., gli eventuali crediti del socio-Comune di Messina servirebbero a pagare i debiti che la S.p.A ha nei confronti dei terzi, mentre i debiti che l’Ente Comune di Messina ha nei confronti della Messinambiente S.p.A. rappresentano quei crediti di cui il Socio-Comune si vanta e con i quali si pagheranno i terzi creditori delle S.p.A.

In definitiva un cane che si morde la coda che lascia con un unico dubbio, ma nel piano di riequilibrio che la Giunta Accorinti si accinge a presentare al Consiglio Comunale si è tenuto conto che oltre ai 44 milioni della Tares, nel passivo vanno inseriti anche i 36 milioni della Messinambiente S.p.a?

Evidentemente si ! Se una fonte autorevole che ha partecipato all’assemblea dei soci che avrebbe dovuto sancire lo scioglimento della Messinambiente S.p.A in risposta ad una precisa domanda ci ha mandato questo sms: “Tutto in alto mare si naviga in un mare periglioso, speriamo bene”.

Pietro Giunta   

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