Il demone al Comune di Messina

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La magia del nascondimento

Vi è una statua che rappresenta il male nella casa municipale di Messina. E si dirà di più, il demone è protetto da una potente magia di “nascondimento”. Si perdoni l’uso improprio del termine tecnico-alchemico, non siamo esperti di riti e satanassi, e si è usato il termine nascondimento per indicare quel potere, quella forza, quel mistero che per anni ha consentito che il demone rimanesse in bella vista nel posto più frequentato di Palazzo Zanca, il suo ufficio di Gabinetto, senza che nessuno lo notasse, lo additasse o semplicemente l’indicasse a chicchessia.

Il parto infernale.

Lui si nasconde bene, ma la statua in bronzo che lo rappresenta non può mentire. Tre quarti di una donna in piedi, con le gambe che sembrano essere state amputate entrambe a livello del femore. Le tracce di un parto cesareo di quelli antichi, un taglio in verticale rispetto ai più moderni tagli orizzontali che hanno riguardo anche per la madre e non solo per il nascituro. Ci vuole un attimo di riflessione per collegare le cose e comprendere che quella mostruosità rapace che ghermisce il seno di una donna in realtà è un demone che sta seviziando la propria nutrice.

Le tracce del Demone

Ma anche in questo caso la magia del nascondimento è forte e a prima vista sembra un semplice gatto che aggredisce una donna. Poi, a poco a poco, se ti soffermi e combatti la forza innaturale che la statua emana; una forza che ti sospinge e respinge lontano da essa, inducendoti ad andare oltre, incapace di dare un significato a ciò che vedi allora, solo allora, i particolari malefici emergono in tutta la loro disumanità. Un coda sproporzionata rispetto a quella dei gatti, le zampe anteriori che sono braccia demoniache con tanto di dita ad artiglio, un seno prossimo alla lacerazione, gli attributi che pendono in bella vista, l’articolazione innaturale della zampa del demone allontanata, con un estremo gesto di difesa, dalla mano ferrea della donna che tenta di difendere il fianco. E mentre l’altra mano affonda gli artigli nelle guancia esposta della propria madre, la testa e il resto del corpo sono già lanciati per dare il primo morso e iniziare il banchetto infernale.  

Neanche lo storico Nino Principato svela il mistero

Nessuno a Palazzo Zanca conosce chi ha realizzato la statua del demone, non vi è una targhetta identificativa né una traccia del suo autore. Persino il massimo esperto di Palazzo Zanca e dei suoi tesori, l’Arch. Nino Principato, non ha saputo dare spiegazioni su quell’obbrobrio che si trova, quasi nascosto in bella vista, accanto alla sala Giunta del Comune di Messina. “Molto probabilmente, qualche –artista- ha fatto una mostra e poi l’ha lasciata in dono al Comune” ci dichiara frettolosamente, “è troppo brutta perché mi ci soffermassi”.

Renato Accorinti e la scelta tra il Demone e il Duce

Ma forse più interessante diventa, dopo aver disvelato il demone, sapere chi l’ha posizionato nell’ufficio di gabinetto del Sindaco di Messina Renato Accorinti. E per questa via le dicerie, le maldicenze o semplicemente il gusto di raccontare una bella storia hanno prevalso. Tra le più eclatanti vi è quella che vede, anche in questo caso, la responsabilità di Renato Accorinti che tra un busto di Mussolini e il demone avrebbe preferito il demone.

Si racconta, nei corridoi di Palazzo Zanca, che entrambe le statue in bronzo fossero messe in un profondo e oscuro antro nel sotterraneo del palazzo, precisamente dove oggi si trovano gli uffici del pronto intervento. E che i lavoratori costretti ogni giorno ad avere davanti agli occhi quelle due statue abbiano fatto una scelta rivolta al passato fascista della città, provvedendo a coprire il demone con sacco nero della spazzatura. Uomini semplice, quelli del pronto intervento, che per religiosità naturale riconoscono il male quando lo vedono e non potendo contravvenire agli ordini di un probabile superiore, che magari aveva ricordi nostalgici che gli impedivano di eliminare il busto di Mussolini, hanno preferito coprire il male più evidente. Del resto, dopo aver sopportato vent’anni di fascismo, un semplice busto era poca cosa rispetto a un demone, a satana o ai presunti riti satanici di cui oggi tanto si parla in città. Ecco che, arrivato Renato Accorinti, raccontano i lavoratori del pronto intervento, subito dopo il suo insediamento e mentre girava in lungo e in largo i suoi nuovi “possedimenti” politici, davanti ai due busti abbia fatto la scelta di fare trasportare nell’Ufficio di Gabinetto la statua del demone rispetto al busto del duce fascista. Diventa leggenda tentare di determinare se al momento della scelta il demone fosse ancora nascosto dal sacco della spazzatura.

Un demone non può essere un bene culturale.

  Meno politicizzata e fantasiosa è la tesi che vuole che la statua del Demone facesse parte dei beni sconosciuti di palazzo Zanca e che dopo l’inaugurazione del Palazzo della Cultura, sito in Viale Boccetta, tutti quei beni fossero stati trasferiti lì all’epoca del Sindaco Giuseppe Buzzanca. Poi, quando l’allora capo di gabinetto dell’ex Sindaco, ai tempi del Commissario Croce, epurata dal suo ruolo divenne la responsabile del dipartimento cultura, non volle che il demone facesse parte dei beni culturali per antonomasia e lo rispedì all’ufficio di Gabinetto, dove ancor oggi si trova.

Le tracce di riti magici.

Vi è un ultimo rilievo che per le implicazioni che comporta lascia alquanto perplessi; la figura femminile attualmente ha pendente dalle labbra una bava di piume che non fa parte dell’insieme scultoreo. Una bava che denota che a tutt’oggi la statua è oggetto di vari scherzi, di riti o di semplice “interessamento”. Divertite, incredule, seriose e preoccupate sono state le reazioni a questo rilievo della bava, ciò non toglie, e i recenti fatti della Chiesa di Sant’Elena di Messina lo confermano, che Messina da questo punto di vista non ha niente da invidiare a Torino o a altre città più blasonate per il loro culto del male.

I duri a morire.

Per finire ed a proposito del culto del male, che nel nostro caso può essere anche un reato, il busto del duce, che ai tempi del Sindaco Buzzanca, famoso esponente di AN, era nell’ufficio comunale di un noto Architetto, oggi è ancora a disposizione dei nostalgici presso i locali del pronto intervento del Comune di Messina. Anche se un po’ impolverato.

@PG

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