IL GIOCO DELL’IMMIGRATO

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Foto di Paolo Galletta
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Facciamo un gioco. Chiudi gli occhi…

Ti chiami Samir e hai appena compiuto 18 anni. Hai tutta l’energia di un giovane ben piazzato ma, a differenza di quanto si possa immaginare, la tua vita da uomo è iniziata parecchi anni fa quando, invece di giocare con i soldatini, eri un soldatino in carne ed ossa. Sei esperto di ‘nascondino’, ma non perché hai passato l’infanzia a rincorrere gli amichetti nel cortile di casa urlando ‘tana!’. Da anni ti nascondi e corri per sfuggire alle bombe, agli assalti dei mitra, ai crolli. Anche la tua casa è crollata, come quella dei tuoi nonni.

Per il tuo compleanno, ricevi un regalo. Un bel viaggio all’estero! Non un viaggio per imparare una nuova lingua in un attraente paese europeo. Non un viaggio per festeggiare il diploma. Non pensi alle potenziali avventure amorose che la tua età merita da questa esperienza. E’ un viaggio per te ed il tuo fratellino di 12 anni, soldatino in erba anche lui. I tuoi genitori te lo hanno comunicato al tuo risveglio, quando la sveglia di un nuovo bombardamento ti ha fatto sobbalzare dal tuo letto di paglia e fango.

Così parti, con il tuo bagaglio di coraggio e malinconia, lasciando quel posto che, nonostante tutto, continui a chiamare casa. Ma forte di un sogno: un futuro che possa definirsi tale, soprattutto per quel piccolo uomo che ora ti sta accanto e ti segue con la più cieca fiducia ed ammirazione. Si aggrappa forte a te, altrimenti cadrebbe da quel furgone che trasporta altri 50 come te. Andate verso il mare.

Quel piccolo uomo sembra crescere sempre di più. Le sue gambe sono più lunghe, così come i suoi passi sulla sabbia rovente, ora che il furgone vi ha lasciati in mezzo al deserto. Acqua ce n’è sempre meno, ma in compenso ora siete solo 30: molti li avete lasciati per strada…

Il silenzio del deserto è rotto dai gorgoglii del tuo stomaco, ma sei forte, devi essere forte per tuo fratello, che non si lamenta perché deve dimostrarti che ce la fa.

Passano i giorni, ma il mare non si vede.
Passano i mesi. Solo sabbia.

Ora siete in 20, o poco meno. Ogni tanto a piedi, ogni tanto su un furgone. Passate da altri villaggi, dove chi vi accompagna si ferma per accogliere altri ‘passeggeri’. Le ragazze che sono con voi, partite bambine, sono più malconce degli altri. Una soprattutto, che qualche mese prima hai sentito urlare nella notte, ora cammina in maniera più goffa, con le gambe leggermente divaricate. Ti accorgi che porta un nuovo peso dentro di sè.

Un mattino finalmente vedi il mare. Proprio laggiù. Sbuca prepotente con il suo blu intenso fra il giallo della sabbia e il marrone di un villaggio. L’euforia è incontrollabile. Tuo fratello ti guarda e sorride con le sue labbra spaccate e un occhio chiuso. Non ti fanno neanche impressione i mitra che imbracciano i vostri ‘accompagnatori’. Ti guardi attorno, siete poco più di 30. Sarete comodi su quella barca, pensi.

Non partite subito. Aspettate altri 3 gruppi come voi. Non capisci cosa intende l’uomo che vi accompagna quando dice che durante il viaggio si starà sempre più comodi. Non ci fai caso. Sei troppo stanco. L’arrivare a destinazione ha fatto insorgere tutta la stanchezza accumulata da … non ti ricordi da quanto. Non sai quanti anni hai. Non sai quanti anni ha tuo fratello. Ma siete insieme. Questo conta.

Conti 15 lune, ma della terra nessuna traccia. Ironico che, dopo tanto tempo a desiderare di vedere l’acqua, ora non fai che sperare di vedere terra.

Cominci a capire la battuta dell’uomo prima dell’imbarco: siete più larghi sull’imbarcazione. Ad ogni risveglio c’è più spazio.

Hai sempre più difficoltà a restare sveglio. La pelle degli occhi e delle labbra tira come fosse fatta di carta. Nella bocca senti sabbia e i denti digrignano senza controllo. Non vuoi dormire: devi guardare tuo  fratello. E’ tanto alto quanto magro ormai, e il suo colore non ti piace. Ma manca poco e presto potrete cominciare a vivere davvero.

Con questi pensieri quasi credi di riuscire a sognare e, contro la tua volontà, ti addormenti. Non sai per quanto tempo, ma hai dormito sicuramente troppo. Ti sveglia l’acqua che ti arriva alle caviglie unita alle urla dei tuoi compagni di viaggio: Terra! Non fai caso al fatto che l’imbarcazione si sta riempiendo d’acqua: devi andare ad abbracciare tuo fratello!

Dov’è tuo fratello?

Puoi riaprire gli occhi.

G.S. Trischitta

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